Cassazione Favorevole Alla Colf

22/12/2010

L’immigrata che aiuta in casa ha diritto al contratto subordinato

«Lo scambio di prestazioni di lavoro domestico rese da una straniera estranea alla famiglia, contro vitto, alloggio e retribuzione pecuniaria sia pur modesta, dà luogo a rapporto di lavoro subordinato, ove non risultino tutti gli elementi di un rapporto cosiddetto alla pari». Lo sottolinea la Cassazione che ribadisce come uno straniero che lavori in casa ha diritto sempre a un contratto di lavoro subordinato a meno che non si tratti di «un ragazzo alla pari». Il caso riguarda un’immigrata che ha lavorato dal ’93 al ’98 per una coppia di coniugi romani: in cambio del lavoro domestico riceveva 400 mila lire al mese oltre vitto e alloggio. Licenziata nel ’98, ha fatto causa ai coniugi per vedersi riconosciuto il rapporto di lavoro subordinato e le dovute retribuzioni non versate.
I coniugi avevano sostenuto davanti ai giudici di aver accolto la donna per «ragioni umanitarie » e di darle ospitalità e un po’ di soldi in cambio di «aiuto in casa». Sia il Tribunale di Roma che la Corte d’appello avevano riconosciuto le «ragioni umanitarie» negando quindi il riconoscimento delle retribuzioni alla lavoratrice. La decisione è stata ribaltata però dalla Cassazione.