Cassa integrazione, crescita senza soste

25/07/2005
    domenica 24 luglio 2005

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        Cassa integrazione, crescita senza soste

          Nella prima metà del 2005 interessati 934 siti produttivi. Tessile, chimico e meccanico i settori più colpiti

            di Giampiero Rossi / Milano

              CRISI. C’è qualcosa che continua a crescere, in Italia: la cassa integrazione. Anche nel secondo semestre del 2005, sulla base di dati elaborati dal Dipartimento settori produttivi della Cgil, il ricorso agli ammortizzatori sociali da parte delle aziende italiane ha
              mantenuto il suo costante, allarmante ritmo di crescita. Sono 934, in totale, i siti produttivi che vi hanno fatto ricorso tra gennaio e giugno. E se la tendenza generale resta sostanzialmente invariata nella sua gravità, nella prima metà di quest’anno è affiorata una preoccupante accentuazione del ricorso alla cassa integrazione nell’industria manifatturiera, che ha registrato una crescita dell’11,09 per cento dei decreti di cassa integrazione straordinaria concessi per aziende o siti produttivi.

                In particolare il settore chimico-farmaceutico segna un più 15,25 per cento, il tessile calzaturiero un più 13,68, l’editoria e la grafica un più 12,70, l’industria meccanica un più 11,95. Solo l’industria alimentare registra gli stessi dati dello scorso anno, mentre per l’edilizia vi è un leggerissimo raffreddamento, con l’1,85 per cento in meno.

                  «Già così la dinamica complessiva è fonte di grande preoccupazione – sottolineano alla Cgil – ma esaminando la casistica delle richieste la preoccupazione non può che crescere ancora». I ricorsi alla «cassa» per crisi sono infatti passati dal 31,70 al 39,80 per cento, compensando cosi il leggero calo delle richieste per fallimento che sono passate dal 28,53 al 21,68 per cento. E molte delle crisi di oggi possono tramutarsi, domani, in fallimento.

                    Dal punto di vista geografico è il Nord a pagare il prezzo più alto in questa prima metà 2005, con 479 aziende che hanno bussato al ministero per chiedere l’applicazione degli ammortizzatori sociali. L’anno scorso erano state 449. Il Centro e il Sud, invece, registrano una pur lieve flessione nel numero dei decreti (rispettivamente 174 e 281). Ma la Cgil avverte: «Non si scambi il calo dei ricorsi alla cig del Sud come un segnale positivo. Anzi. Significa che probabilmente è stato raggiunto il tetto massimo.
                    Continua invece la crescita nel Nord industriale. Qui continuano ad aumentare le difficoltà, come stiamo osservando dai primi dati di aggiornamento delle situazioni di crisi».

                      Qualche esempio? Il bollettino dello sgretolamento dell’apparato produttivo e dell’occupazione si alimenta mensilmente della abbondante casa integrazione distribuita dalla Fiat ai propri dipendenti in tutta la penisola, ma anche dalle decisioni di gruppi multinazionali, che da Ibm a StMicroelectronics hanno scelto di dismettere attività (e lavoratori) italiani. Segnali brutti, che vanno ad assommarsi alla miriade di crisi di aziende piccole e medio piccole che difficilmente fanno notizia.

                        «Purtroppo la tendenza da noi osservata nei semestri precedenti – aggiungono in Cgil – ci ha fatto notare che a un incremento delle richieste di cassa per crisi segue un incremento di quelle per fallimento o amministrazione controllata». Se questo verrà confermato dal prossimo rilevamento si alzerà il livello drammatico della crisi manifatturiera italiana. «È evidente che la recessione economica ha origine nel declino industriale, ma è diabolico che di fronte all’aggravarsi di tutti gli indicatori si continui in una propaganda che minimizza il problema, e da più parti la si asseconda pure».