Cassa dei farmacisti: sì alla privatizzazione

14/11/2000

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Martedì 14 Novembre 2000
norme e tributi
Lavoro e Tesoro hanno firmato il decreto
Cassa dei farmacisti:

sì alla privatizzazione

ROMA. L’Ente di previdenza dei farmacisti giunge al traguardo della privatizzazione. Sulla «Gazzetta Ufficiale» sta per essere pubblicato il decreto interministeriale
Lavoro-Tesoro che, approvando statuto e regolamento,
trasforma di fatto l’Enpaf in Fondazione di diritto
privato. Si conclude così, dopo più di quattro anni, il
percorso avviato con il decreto legislativo 509/94 che ha
portato alla trasformazione da enti di diritto pubblico a
enti di diritto privato tutte le altre Casse libero-professionali.

Per i farmacisti questo processo è stato ritardato dal contributo dello 0,15%, versato all’Enpaf, con natura di finanziamento pubblico.
Finché la nuova convenzione farmaceutica, recepita con Dpr 371/98, ha modificato le caratteristiche di questo
contributo che è correlato agli adempimenti
extra-professionali dei titolari di farmacia. Da allora il
versamento dello 0,15% non è più definito previdenziale ma convenzionale, che regola i rapporti tra farmacie pubbliche e private e Asl.

Lo spiega il presidente dell’Enpaf, Emilio
Croce: «Da un anno e mezzo — dice — quello 0,15%, che prima veniva accreditato all’Enpaf, è stato accantonato per essere distribuito agli aventi diritto. Il ministero delle Finanze ha chiarito che questo contributo, in conto esercizio, va tassato come ricavo. Non è più, dunque, un finanziamento pubblico.

Gli aventi diritto, in contopro-capite, sono i titolari di farmacie private.
Quelle pubbliche sono state già soddisfatte, visto che la quota di loro spettanza è destinato ad Assofarm, l’organismo sindacale delle aziende municipalizzate».

Ma quali saranno per gli iscritti (che attualmente sono circa 63mila che versano annualmente circa 300 miliardi) le conseguenze della privatizzazione? Gli effetti saranno soprattutto indiretti.

Come Fondazione di diritto privato l’Enpaf avrà
infatti piena autonomia gestionale e amministrativa. Una
prerogativa che potrà far valere in particolare sul proprio
patrimonio. Su quello mobiliare, per esempio, l’Ente,
finora vincolato a pronti contro termine e titoli di Stato,
potrà aprirsi al mercato e diversificare gli investimenti.
Mentre su quello immobiliare l’Enpaf, coinvolto nel
processo di dismissione che interessa anche gli altri enti
pubblici, conta di rispettare il programma straordinario e
di uscire, al contrario dal quello ordinario. «Siamo
disposti a vendere a prezzi di mercato — dice infatti Croce — ma non al di sotto, perché quel patrimonio è stato acquisito solo grazie ai contributi degli iscritti e deve
servire a garantire le prestazioni». Prestazioni che, in
base al preventivo 2001 che sarà approvato a dicembre,
l’anno prossimo saranno circa 25mila per una spesa
complessiva sostenuta dall’ente pari a 260 miliardi.