Caso Workopp, quale futuro per l’agenzia di Legacoop?

25/09/2014   (Corriere.it)

Una agenzia del lavoro in difficoltà, 70 dipendenti che dalla scorsa primavera ricevono lo stipendio a singhiozzo (o non lo ricevono più) e un presidente che sta cercando la quadra con i rappresentanti sindacali dopo aver ereditato una società in crisi.
E’ il breve riassunto della vicenda Workopp, una agenzia per la ricerca e la selezione di personale aderente a Legacoop. Insomma, una azienda che ha come scopo quello di ricollocare persone disoccupate o in cerca di occupazione e che, paradossalmente, non ha i mezzi per far andare avanti la propria attività.
A segnalare la situazione è un comunicato Filcam-Cgil pubblicato a inizio settembre e in cui si legge: «Da mesi non percepiscono lo stipendio, ma con grande senso di responsabilità i 70 dipendenti dellagenzia per il lavoro Workopp continuano a fare il loro dovere. Una situazione preoccupante, cha ha portato la Filcams Cgil ad inviare una lettera di diffida alla società, chiedendo un immediato intervento, da parte dell’assemblea dei soci, per individuare le risorse necessarie al pagamento degli arretrati, dando la precedenza a coloro che da più tempo non percepiscono lo stipendio, e che allo stesso tempo sia discusso e concordato un piano di rientro per tutte le retribuzioni arretrare».
Come si è arrivati a questo punto? «Purtroppo la Workopp ha dovuto affrontare un periodo di difficoltà dovuto all’uscita di scena di alcuni soci investitori e dal mancato incasso di crediti che l’azienda vanta anche nei confronti della pubblica amministrazione» spiega il presidente di Workopp, Cataldo Vulcano.
«La reazione dei dipendenti è comprensibile ma abbiamo saldato ora gli stipendi di marzo e a giorni è previsto un incontro con i sindacati (ndr venerdì 26 settembre) per iniziare a trovare soluzioni il più possibile condivise». Vulcano, infatti, è subentrato alla guida dell’azienda a giugno 2014 sostituendo Stefano Zanaboni.
A preoccupare Sandro Pagaria, funzionario nazionale Filcam-Cgil che sta seguendo i dipendenti Workopp, sono le voci di messa in liquidazione della società. «Gli incontri con la società fino a oggi non hanno portato a soluzioni concrete e sembrerebbe spiega che nell’ultima assemblea dei soci si sia parlato addirittura di una liquidazione parziale o totale dell’impresa, cosa che però ancora non ci è stata comunicata ufficialmente».
Comunicazione che ora arriva da Cataldo. «La liquidazione è stata deliberata nell’ultima assemblea», spiega al telefono, «decisione a cui si è arrivati, lo ripeto, a causa della situazione di difficoltà in cui si sono trovati alcuni dei principali investitori e soci della Workopp».
Cataldo spiega che tra questi investitori o supporter finanziari usciti di scena figurerebbero il gruppo Cofies, la compagnia finanziaria per l’economia sociale che si occupa dello sviluppo di cooperative e imprese attive nel campo delle risorse umane, e il Consorzio Cooperativo Finanziario dell’Emilia-Romagna (CCFS).
«Questi partner hanno effettuato in passato investimenti importanti nella Workopp, per aprire le sedi, promuovere le attività sul territorio», continua Vulcano. Investimenti a cui non sarebbero corrisposti però congrui ritorni. E non per colpa del mercato che, conferma il presidente, richiede attività di supporto come quelle della Workopp che lavora su commissione, per conto di aziende private ed enti pubblici, realizzando corsi di formazione ed effettuando attività di consulenza per la ricollocazione sul mercato di chi cerca occupazione.
«Ecco, una serie di attività su commissione che dovevano partire di fatto non sono mai decollate», continua Cataldo. Ma gli enti pubblici, ad esempio le Regioni, hanno pagato la Workopp per i servizi e i progetti svolti? « In molti casi sì, ma quei soldi non sono bastati per mandare avanti le attività».
C’è qualcosa in questa logica imprenditoriale che non torna, se il destino di una società cooperativa dipende da quello dei finanziatori. E allora sorge la domanda: se il mercato funziona, chi ha messo in difficoltà la Workopp?