Caso Biagi, la Cgil pretende chiarezza. “Questo clima creato ad arte contro i lavoratori”

01/07/2002




29.06.2002
Caso Biagi, la Cgil pretende chiarezza. "Questo clima creato ad arte contro i lavoratori"
di Felicia Masocco


«Chiediamo l’accertamento della verità a ogni livello, anche istituzionale». La Cgil e il suo segretario non ci stanno e si preparano a presentare un esposto-denuncia alla Procura di Bologna perché si faccia luce su quello che si delinea come «un inquietante disegno politico». Il fango viene gettato a palate sul maggiore sindacato italiano e sul suo leader accusato di aver criminalizzato e addirittura minacciato Marco Biagi, il giuslavorista consulente del ministero del Lavoro morto per mano di assassini ancora in libertà il 19 marzo scorso, una manciata di giorni prima della grandissima manifestazione romana della Cgil. «È da tempo che si cerca di costruire uno schema nel quale a questa organizzazione si tenta di attribuire responsabilità che tramutano lo scontro sociale in altro. L’intento evidente è quello di impedire che il conflitto sociale, la dialettica, la diversità di opinioni stiano in campo con il rispetto che serve».
Parole durissime quelle di Sergio Cofferati, scuro in volto e teso davanti ai giornalisti in una sala affollata come mai, mette in fila una serie di perché. Le lettere e le e-mail pubblicate dai giornali che lo chiamano pesantemente in causa sono l’ultimo atto di una «inaudita, sistematica campagna di calunnie contro di noi», attacca. Favorita da fughe di notizie e da atti politici. «Denunceremo falsità e calunnie di affermazioni recenti di esponenti del governo e singoli commentatori». I fatti vanno ricostruiti, tanti interrogativi reclamano una risposta. Quelle lettere sono realmente attribuibili a Marco Biagi? Chi è la «persona assolutamente attendibile» che gli avrebbe riferito delle minacce di Cofferati contro di lui? Da dove provengono questi testi? Perché sono stati in parte alterati? Come mai la Procura bolognese ne ha soltanto tre su quattro e uno risulta diverso da quello reso pubblico dai giornali e a differenza di questo non contiene riferimenti al segretario della Cgil? Come mai queste lettere vengono fatte circolare soltanto oggi, e come si spiega l’accostamento per tempi e contenuti tra le dichiarazioni dei ministri Maroni e Alemanno e la pubblicazione dei testi? Perché non sono stati consegnati prima agli inquirenti?
Questioni ineludibili, sarà un pool di giuristi coordinati dal professor Guido Calvi (senatore Ds) a portarle davanti ai magistrati. Insiste Cofferati su un punto: «Qualcuno si è preoccupato di spaventare il professor Biagi, di procurargli grandi timori attribuendo al segretario della Cgil intenzioni ostili nei suoi confronti, intenzioni mai nemmeno immaginate da chi vi parla». Stando ai testi pubblicati era il 2 luglio 2001 quando Biagi scriveva al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi riferendo di «minacce» da parte di Cofferati «riferite da persona assolutamente attendibile». Un anno fa meno due giorni, il governo di centrodestra si era appena insediato, «non aveva neanche varato la legge dei cento giorni, il suo primo atto». Non c’era scontro sociale allora, il Libro bianco sul lavoro poi redatto da Biagi era soltanto un’idea. Un «larghissimo anticipo sui fatti» quindi – sullo scontro sociale che gli accusatori della Cgil associano alla violenza terroristica -. «Davvero inquietante» per Cofferati, il quale date alla mano, non ha dubbi: «l’aggressione» subita dalla Cgil con la pubblicazione delle lettere attribuite a Biagi è «un’iniziativa che viene da lontano, parte da un periodo in cui gli argomenti in discussione erano marginali rispetto a quelli di adesso».
Il libro Bianco venne presentato il 3 ottobre 2001, lo stesso giorno a Marco Biagi vennero tolte le protezioni che aveva e la scorta invocata accoratamente da una persona spaventata com’è noto non venne concessa. Ora è «gravissimo», è «vergognoso» tuona il leader della Cgil «che in questi giorni, in queste ore su questo argomento si voglia far cadere il silenzio. È inaccettabile che venga derubricato dalla polemica, volutamente occultato. Il tema delle scorte non viene neanche commentato dal governo, è una vergogna» ripete. Tornano e ritornano invece le accuse alla Cgil la quale a sua volta rilancia: il governo aveva impedito la commissione d’inchiesta sulle scorte. Non era stato forse il ministro Scajola a dire di non essere a conoscenza del fatto che al professor Biagi era stata tolta la protezione? Ora l’esecutivo torni a rispondere in Parlamento, reclama il sindacato di Corso d’Italia e Cofferati, «da cittadino» si aspetta che a prendere l’iniziativa siano «tutti i sinceri democratici» dai quali sono arrivati moltissimi attestati di solidarietà (tra gli altri i partiti del centrosinistra al gran completo, ndr) «e come noi sono preoccupati di quello che sta succedendo alla democrazia».

«È tutta la Cgil il vero problema» di chi muove queste aggressioni. Anche di questo Sergio Cofferati è convinto. Lascerà la confederazione tra nove giorni, ma non vede un nesso tra il suo percorso personale e quanto sta accadendo e che è iniziato un anno fa, ricorda citando la data della lettera a Stefano Parisi. «L’obiettivo è quindi la Cgil, non la mia persona, la Cgil e la sua funzione, il ruolo che ricopre la maggiore organizzazione sindacale italiana». Emerge con chiarezza ad avviso del leader «la responsabilità politica» e «attiene a comportamenti di alcuni responsabili del governo che hanno in più riprese cercato di accreditare la tesi che il conflitto sociale crei le condizioni per la violenza e chi dissente dalle loro posizioni ne sia oggettivamente responsabile». Il conflitto è ancora in atto, in questi giorni la Cgil sciopera per i diritti, da sola, in tutta Italia. «Con pacatezza e determinazione», ha fatto notare la prossima guida della confederazione, Guglielmo Epifani. «In democrazia l’uso del conflitto responsabile è permesso», dice. La Cgil andrà avanti.