Casini sta con i sindacati. Contro la Devolution

05/10/2004


            martedì 5 ottobre 2004

            Casini sta con i sindacati. Contro la Devolution
            Epifani, Pezzotta, Angeletti: anche il presidente della Camera ha le nostre preoccupazioni. D’Alema: una porcheria, il referendum la boccerà

            Luana Benini


            ROMA Avevano scritto una lettera ai due presidenti delle Camere la scorsa settimana chiedendo di essere ricevuti. Tema: le riforme costituzionali. Il primo a rispondere è stato il presidente della Camera, Pierferdinando Casini. Ieri pomeriggio, l’incontro. Mentre il centrodestra procede a ranghi compatti verso l’approvazione del testo che modifica 43 articoli della Costituzione. E sembra ormai interrotto ogni canale di dialogo con l’opposizione. Al presidente Casini che più di una volta si è fatto alfiere di quel dialogo i segretari dei tre sindacati confederali Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti hanno manifestato tutte le loro preoccupazioni per la riscrittura della Carta fondamentale della Repubblica «tirata per i capelli», a colpi di maggioranza, e foriera di sperequazioni e squilibri per il Paese. Alla fine i tre leader hanno potuto affermare che «il presidente della Camera condivide» le loro preoccupazioni. Un colloquio che si è svolto nello studio del presidente, in un clima di cordialità e di reciproco ascolto. «Abbiamo spiegato al presidente quali sono le nostre critiche profonde al progetto di riforma costituzionale – racconta Epifani – Assegnare alle regioni poteri in materia di scuola, sanità e polizia significa rendere meno forte l’esercizio di diritti che devono essere uguali per tutti i cittadini italiani». Soprattutto «in una fase come questa, di spiccata competizione internazionale e di crescita dell’insicurezza tra i cittadini» nella quale ci sarebbe bisogno, secondo Epifani, «di dare più certezze, di avere istituzioni più salde». Con questa legge, invece, «si fa esattamente il contrario: si rendono le istituzioni più fragili, con meno responsabilità e certezza per tutti». Una riforma, inoltre, che si muove «in una logica di maggioranza». «Ci sono materie strategiche come i trasporti, la sanità, la scuola – dice Angeletti – che devono comportare una scelta politica di carattere nazionale. Abbiamo potuto constatare che queste preoccupazioni Casini le condivide, anzi ci ha invitato a manifestarle alle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione». Anche secondo Pezzotta «la riforma costituzionale introduce aspetti contraddittori in una fase in cui il Paese sta già perdendo elementi di coesione, sia sociale che territoriale»: «Ci sarebbe bisogno di forti autonomie non di devoluzioni. Fare 21 mercati del lavoro, 21 polizie regionali, 21 sanità ci sembra un disegno sbagliato». Non solo. Il campanello di allarme suona anche per quella parte della riforma che dovrà essere affrontata nei prossimi giorni e che riguarda il rafforzamento dei poteri del premier: «Questa norma indebolisce in parte il ruolo del Parlamento e in parte inibisce il rapporto con le parti sociali, già grandi assenti in questa riforma». In definitiva, «una modifica costituzionale fatta a maggioranza, non troverebbe il nostro consenso». Lo dice chiaro e tondo Pezzotta, lo sguardo già proiettato verso il referendum.

            Quella dei tre sindacati è una manifestazione formale di dissenso. Qualcosa da lasciare agli atti. Mentre il centrosinistra compatto ha già imboccato una strada obbligata. Come dovrebbe comportarsi il centrosinistra, se andasse al governo, nei confronti delle riforme costituzionali approvate dal centrodestra? A domanda ieri Massimo D’Alema ha risposto in modo tranchant: «Non dovrebbe fare nulla. Perchè se le riforme dovessero essere approvate in Parlamento, il referendum popolare boccerà questa porcheria». Proprio così: «porcheria».


            Al di là della valutazione di merito, Casini ha sempre guardato con preoccupazione la corsa leghista alla devolution e il metodo seguito dalla Cdl nella elaborazione di un testo che appare confuso e contraddittorio. Anche lui, ha fatto capire ai sindacati, conta sulla possibilità di aggiustamenti in itinere. Anche se il clima non è propizio. E questo spiega anche il suo sfogo ieri, in aula. A Pierluigi Castagnetti, dl, che contestava un emendamento relativo al numero di deputati eletti nella circoscrizione estero, appellandosi al presidente della Camera affinché fosse accantonato, Casini ha risposto: «Come lei sa, per lunga tradizione, i presidenti della Camera non partecipano neanche al voto…In realtà abbiamo una moral suasion, perlopiù inascoltata. Io più di così non posso fare, ho chiesto al governo di rispondere. Non vedo come assicurare un dibattito serio se non in questo modo».
            Ieri è stato approvato l’art.2 della riforma che riporta il numero dei deputati da 400 (secondo il testo del Senato e la richiesta dell’opposizione) a 518 (500 a livello nazionale e 18 nella circoscrizione estero) eleggibili all’età di 21 anni. Inoltre viene istituita la figura dei deputati a vita.