Casini: rivedere le tutele sociali

01/07/2003

        PAGINA 4 — Martedì 1 Luglio 2003

        SVILUPPO E WELFARE - «Serve un confronto serio sulla previdenza, non si può scoraggiare l’occupazione»
        Casini: rivedere le tutele sociali
        D’Amato: è indispensabile che la maggioranza la smetta di avere idee confuse sulle riforme da fare

        (DAL NOSTRO INVIATO)
        VERONA - Politica ed economia sono e devono rimanere due attori distinti,
        ma con obiettivi comuni. E quando l’economia imbocca una buona strada la politica deve accettare il suggerimento. A Verona, all’assembla dell’Associazione industriali, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha parlato di una
        sfida che il mondo dell’economia ha lanciato alla politica con il patto sulla competitività: «Un accordo di grande rilevanza — ha detto — che costituisce una forte sollecitazione al mondo della politica a superare la conflittualità».
        Per Casini vi sono numerosi opportunità per raccogliere questa sfida, a cominciare dal Dpef che deve mostrare la capacità della classe politica di delineare un quadro generale di sviluppo, gli obiettivi prioritari e le vie per raggiungerli. «Il rilancio dell’economia — ha aggiunto — non può prescindere dalla capacità e dalla volontà di ripensare il complesso delle tutele sociali. E il sistema sociale di
        un Paese avanzato non può essere l’insieme disordinato di vantaggi e privilegi di singole categorie ma deve offrire tutela a chi ne ha bisogno ed incentivare, non scoraggiare l’accesso al mondo del lavoro».
        Il presidente della Camera ha ricordato di avere rivolto in più occasioni appelli a rivedere in maniera seria e corretta il sistema pensionistico ed ha anche sottolineato come il semestre di presidenza Ue debba essere inteso come una straordinaria opportunità, senza i balletti di reciproche responsablità tra maggioranza ed pposizione.
        L’Europa ha fatto un po’ da sfondo all’appuntamento veronese perchè una adeguata politica comunitaria, a giudizio comune, può aiutare non poco a aggiungere l’agognata competitività. «Nel semestre italiano — ha sottolineato il presidente di Confindustria Antonio D’Amato — dobbiamo entrare con le idee chiare, con un dibattito politico forte e di qualità e con una progettualità di
        sviluppo molto accentuata. Preoccupa il fatto che di questo si parli in tanti dibattiti più che in Parlamento». Nel concreto sia D’Amato sia altri interlocutori come Pierluigi Bersani, Maurizio Sacconi e Mario Deaglio, hanno concordato sulla proposta di alleggerire la pressione di Maastricht e su quella di mettere in carico
        all’Unione la spesa per realizzare le grandi infrastrtture continentali. Ma se alleggerire Maastricht non deve essere inteso come una sorta di semaforo verde a certe cattive abitudini del passato, bisogna anche fare attenzione che – come ha sottolineato l’ad di Enel Paolo Scaroni – la cappa europea non finisca per difendere privilegi e burocrazie bloccando, quindi, la voglia di investire nel’area.
        In Italia, per usare un’immagine di Bersani, politica ed economia hanno ballato un valzer troppo stretto ed alla fine il ’politicismo’ ha finito con il prevalere sulla necessità di concretezza, ma l’opposizione è pronta a fare la sua parte se si parla di cose tangibili, di industria reale piuttosto che di grandi filosofie. «La strada
        delle riforme — ha osservato Sacconi – non è certo in discesa perchè se è
        facile offrire un elemento aggiuntivo è più complicato sostituire qualcosa che già c’è ed è questo che si deve fare». «Ma questo governo – ha osservato il presidente di Confindustria – la deve smettere di avere idee confuse sulle riforme. Non c’è tempo da perdere, deve tornare ad imboccare rapidamente quella strada che sembra avere smarrito». Per uscire da questa situazione non ci si può, comunque, affidare completamente nè alla ’risorsa’ Europa nè alla ripresa che prima o poi arriverà. «L’Italia – ha sottolineato D’Amato – deve pensare a fare la sua parte, a cominciare dagli investimenti nelle infrastrutture e nella logistica integrata che possono dare al nostro Paese un ruolo centrale nel nuovo mercato che si va a costruire, con il Mediterraneo a fare da ideale luogo di collegamento
        e scambio».
        Solo questo, solo la realizzazione di un concreto sistema Paese, può dare una risposta alle preoccupazioni indicate da Alessandro Riello, presidente degli industriali veronesi. «Ci preoccupano l’impoverimento del livello dialettico nella politica e lo scadimento dei valori collettivi – ha affermato – ci inquieta la crescente
        difficoltà a proporre grandi traguardi e a lavorare su grandi obiettivi. Il mondo corre veloce – ha concluso – ed abbiamo senpre meno tempo: dobbiamo cominciare a utilizzarlo presto e bene».

CLAUDIO PASQUALETTO
        La riforma previdenziale
        -Delega. La delega Maroni è stata approvata dalla Camera, con alcune modifiche rispetto al testo presentato dal Governo, e attualmente è al vaglio del Senato. Cinque i pilastri del provvedimento: incentivi contributivi e fiscali per favorire la permanenza in attività dei lavoratori con requisiti di anzianità; decontribuzione sui neoassunti; uso del Tfr per la previdenza integrativa; liberalizzazione dell’età pensionabile; certificazione dei diritti acquisiti
        -Disincentivi. Il Governo valuta la possibilità di introdurre nella delega alcuni disincentivi.
        A cominciare dall’allargamento del raggio d’azione del metodo contributivo. Tra le ipotesi, un restringimento del cumulo, penalizzazioni dirette sulle "anzianità" e un blocco dei trattamenti anticipati. Allo studio anche un super-bonus contributivo del 30-33% per incentivare la permanenza al lavoro
        -Il confronto. Su pressante richiesta dei sindacati, che hanno messo a punto un documento
        unitario con le loro proposte di modifica, il ministro Maroni ad aprile ha riaperto il confronto con Cgil, Cisl e Uil.