Caserme, ramazza sotto costo

30/03/2001




30 Marzo 2001

Caserme, ramazza sotto costo
Dietro una gara al massimo ribasso in Lazio e in Abruzzo c’è l’imbroglio. Operai senza lavoro, indagano il ministero e la magistratura
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

In Italia può capitare, la chiamano "ordinaria amministrazione". Può capitare che il ministero della difesa bandisca una gara pubblica di appalto per le pulizie di tredici caserme tra Lazio e Abruzzo, che fissi una base d’asta, e che ad aggiudicarsi l’appalto sia la ditta che presenta un ribasso del 53,43%. Davvero un notevole risparmio. Peccato che a pagare per il risanamento dei conti pubblici siano sempre i soliti, in questo caso i dipendenti de "La Gaia s.r.l.", impresa romana che dà lavoro a oltre 1700 persone.
Le irregolarità riscontrate nella gestione di questo
affair sono talmente evidenti, da aver mosso non solo le procure dell’Aquila e di Firenze, ma anche il ministero del lavoro e la commissione difesa del senato, che ha chiamato a riferire il direttore generale del commissariato e servizi generali della difesa, il l’ufficiale Beniamino Sensi. Ma vediamo tutta la storia, passo dopo passo: saremo illuminati sulla gestione di buona parte degli appalti pubblici italiani.
Il 31 gennaio di quest’anno sono scaduti i vecchi appalti per le pulizie delle 13 caserme del lotto n.4. Come è naturale, qualche mese prima viene bandita dal ministero una gara per aggiudicare il rinnovo dell’appalto per le pulizie dall’1 febbraio. Il 25 settembre 2000, la commissione di gara apre le buste con le offerte segrete delle 28 imprese ammesse a partecipare. La base d’asta è di 573.416.088 lire mensili: l’appalto verrà aggiudicato a chi farà l’offerta (al ribasso) ritenuta più conveniente. "La Gaia" offre un prezzo stracciato, oltre la metà della base d’asta: 267.039.862 lire. A questo punto, dato che (secondo il dcr. lgs. N. 157/95, vedi tabella) l’offerta è "anormalmente bassa", in quanto supera di un quinto la media delle altre offerte (che è del 37,6%), una subcommissione deve analizzarne la "congruità": se il prezzo è così basso, può "La Gaia s.r.l." garantire una buona qualità del servizio? Potrà assicurare lo stesso monte ore ai dipendenti che rileverà dai precedenti appalti? La subcommissione dice sì, e a fine dicembre l’appalto è aggiudicato alla Gaia. I fatti, invece, dicono no. Quella ditta, appena insediata, ha portato con sé lavoro nero e un monte orario ridicolo per i 45 dipendenti: violando il contratto nazionale e negando quanto avevano dichiarato in sede di gara d’appalto, gli efficienti manager della Gaia, al momento della stipula del contratto con i lavoratori offrivano appena un’ora e mezzo al giorno di lavoro, pari a circa 8.000 lire nette.
Ma i lavoratori e il sindacato non ci stanno. Partono le denunce alla magistratura dell’Aquila (che ora ha passato la documentazione alla procura di Firenze), e, su iniziativa del senatore Di Benedetto, si muove la commissione difesa del senato che chiama a riferire il generale Sensi e sottopone la questione ai ministeri della difesa e della sanità. "All’atto dell’offerta – spiega Tarquinio Mango, della Filcams Cgil dell’Aquila – La Gaia dichiarò che al prezzo proposto avrebbe svolto 1781 ore di pulizie nelle caserme del reggimento Aqui e del battaglione Granatieri di Sardegna dell’Aquila. Quando venne a proporci il contratto, le ore si erano ridotte a 1384". I 45 lavoratori rifiutarono subito l’offerta. "Nessuno in Italia – dice uno di loro – lavora per un’ora e mezza al giorno. Il nostro minimo contrattuale è di 14 ore settimanali, così ce ne venivano offerte 9, a circa 250 mila lire al mese. Mia moglie lavora con me, come si fa a mantenere una famiglia con stipendi così?". Un’altra lavoratrice, anche lei sposata con un operaio delle pulizie, conferma la poca trasparenza delle trattative: "Dopo le 9 ore, il titolare ce ne offrì 12. Noi accettammo e gli consegnammo i libretti. Ce li restituì dicendo che non avrebbe potuto più farci lavorare a quelle condizioni, perché il sindacato e l’ispettorato del lavoro non avrebbero firmato i libretti. Chiediamo che l’appalto venga revocato, vogliamo tornare a lavorare".
A questo punto, e siamo all’1 febbraio, i 45 operai delle pulizie restano senza lavoro e da due mesi fanno i picchetti davanti alle caserme dell’Aquila. Le pulizie, comunque, continuano. "La Gaia" ha pensato bene di prendere a lavorare 17 donne, con un monte ore maggiore dato che non sono 45, che nelle prime settimane non si è neppure preoccuata di assumere. Gli ispettori del ministero del lavoro hanno trovato, a metà febbraio, 11 lavoratrici in nero. Tutti dipendenti che la ditta starà pagando di tasca sua, visto che il ministero della difesa ha sospeso i pagamenti. Analoghe irregolarità della Gaia, la Filcams Cgil le ha denunciate alla caserma di Civitavecchia, sempre del lotto 4.
La commissione difesa, nella sua relazione, dichiara di "aver maturato forti dubbi sulla regolarità della procedura ed in particolare, dissonanze tra la lettera di invito della stazione appaltante e l’offerta della società. (…) In altre parole, non è chiaro nella lettera d’invito se il servizio rifacimento letti fosse elemento costitutivo del bando di gara; viceversa, risulta ben chiaro che nell’offerta della società ‘La gaia s.r.l.’, il costo del servizio rifacimento letti era parte integrante, a tal punto che negli elementi giustificativi forniti dalla ditta il 21 settembre 2000 erano inseriti i costi relativi per ogni singola caserma, mentre nel contratto sottoscritto in data 11 gennaio 2001 tale servizio veniva espunto a seguito di corrispondenza intercorsa tra la Regione militare centro e la Direzione generale commissariato e dei servizi". Insomma, sembra chiedersi la commissione, il rifacimento letti, prima viene richiesto, e pertanto viene considerato tra gli elementi decisivi per l’assegnazione dell’appalto, e poi può essere risparmiato a chi quell’appalto se l’è aggiudicato? E i letti chi li rifà ai nostri soldatini? Mamma e papà, in caserma, non ci sono.