Casadio (Cgil): “E’ la Finanziaria che non funziona”

29/10/2001



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L’INTERVISTA

Pagina 20
"E’ la Finanziaria
che non funziona"

Casadio (Cgil): non garantisce il rilancio della domanda

LUISA GRION


ROMA – Nessuna sorpresa per le stime del Fondo: che la crescita dell’economia per il 2002 non potesse essere quella indicata dal governo per la Cgil era un fatto scontato. «La nostre critiche alle percentuali fissate prima nel Dpef, poi nella Finanziaria trovano ora conferma nelle stime dell’Fmi dice Giuseppe Casadio, segretario confederale del sindacato la cosa certo non ci consola, semmai ci spinge a chiedere con maggiore forza interventi a favore del rilancio della domanda interna»
Quelli già annunciati dal governo non vanno bene?
«Assolutamente no, le politiche fino ad ora messe in atto dall’esecutivo a tutto rispondono salvo che all’esigenza di premiare lo sviluppo dell’economia e dei consumi. Sia nelle misure varate nei primi 100 giorni che nella manovra si è badato piuttosto a premiare le lobby e gruppi d’interesse alle quali erano state fatte promesse in campagna elettorale»
Eppure nella Finanziaria ci sono due misure ad alto impatto popolare, quella sull’aumento delle pensioni al minimo e quella sugli assegni per figli a carico, che dovrebbero garantire proprio il rilancio della domanda interna
«Dovrebbero, appunto. In realtà su entrambe i punti pesa l’incertezza dei meccanismi specifici parlo di limiti, requisiti richiesti che non fa ancora ben capire quanti e quali possano essere gli aventi diritto. Non solo, l’entità finanziaria complessiva delle due misure, rispettivamente 4.000 e 3.900 miliardi, risulta inferiore a quella garantita dagli interventi che questo governo non ha al contrario fatto: la restituzione del fiscal drag, la riduzione dell’ aliquota Irpef, a vantaggio di redditi bassi e mediobassi, l’attenzione ai contratti pubblici»
Lei si dichiara in piena sintonia con le stime del Fondo. L’Fmi però dà un preciso suggerimento sul come uscire dalla crisi: accelerare la riforma delle pensioni. E’ d’accordo anche su quello?
«Precisiamo una cosa: il Fondo, in materia di stime, è fonte molto autorevole, ma quando si parla di rimedi il compito di individuare il mix d’interventi che permetta il rilancio dell’economia non è compito degli ispettori, ma dei governi dei singoli paesi. Ora da almeno cinque anni l’Fmi insiste con formule ideologiche perfino stucchevoli su questa storia delle pensioni, dimenticando che l’Italia in realtà è l’unico paese europeo che ha fatto una riforma e che l’ha applicata e ritoccata. Sulla previdenza, certo, va fatta una verifica: quella prevista. In base ai risultati potranno essere poi introdotti specifici correttivi ma, detto questo, pensare che l’intera politica di rilancio all’economia del paese possa passare attraverso la previdenza è quantomeno fuorviante»

Da dove dovrebbe passare secondo lei?
«Dalle reali misure di sostegno alla domanda interna: contratti e politiche fiscali mirate, quindi. Ma anche dall’utilizzo delle risorse disponibili a favore della crescita del Sud e dei settori strategici. Fino ad ora invece, quelle ricchezze sono state utilizzate per interventi indiscriminati come la Tremonti bis, o mirati alle fasce alte come l’abbattimento delle tasse di successioni sopra i 350 milioni».