«Casa Italia, una spa per rilanciare il turismo»

07/02/2005

    lunedì 7 febbraio 2005

    «Casa Italia, una spa per rilanciare il turismo»
    Vertice a Palazzo Chigi, verso una società con Regioni e associazioni di categoria. Obiettivo: imporre il marchio

        ROMA – Una società per azioni partecipata dallo stato, dalle Regioni e dalle associazioni di categoria, che dovrebbe assorbire l’Enit, l’ente nazionale per il turismo. E’ l’ipotesi che il governo ha sul tappeto per affrontare la drammatica crisi del settore turistico, da oltre un anno all’ordine del giorno senza che però finora si sia profilata una soluzione concreta. Decisivo, a questo proposito, si presenta l’incontro previsto nel pomeriggio di oggi a palazzo Chigi fra il governo e i rappresentanti degli enti locali e le organizzazioni di categoria. Dal vertice potrebbe infatti già arrivare il via libero alla proposta costruita sulla base del lavoro svolto in questi mesi da Sviluppo Italia, che nella vicenda ha il ruolo di advisor dell’esecutivo. A quel punto la nuova società per il turismo sarebbe il primo tassello del provvedimento sulla competitività di cui si parla (inutilmente) ormai da mesi. E che il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, assieme a palazzo Chigi, deve ora riscrivere daccapo dopo che la bozza predisposta da Antonio Marzano è stata ritenuta inadeguata.
        MODELLO «MAISON DE FRANCE» – Nel testo che aveva messo a punto il ministro delle Attività produttive la questione del turismo veniva risolta semplicemente trasformando l’Enit, ente guidato da circa un decennio da Amedeo Ottaviani, in Agenzia. Aggiungendo 25 milioni di euro l’anno allo stanziamento, di analoga entità, previsto attualmente. L’ipotesi che si sta facendo strada ora è ben diversa. Il modello è quello della società francese pubblica Maison de France. Una specie di «Casa Italia» del turismo, organizzata in forma di società per azioni, prevedendo quindi magari che possa ottenere ricavi dalla propria attività, ma che soprattutto sia in grado di rilanciare all’estero il marchio turistico italiano, negli ultimi tempi decisamente un po’ appannato.

        I NUMERI DELLA CRISI – Il Paese che negli anni Settanta era la meta più ambita del turismo internazionale, con circa 50 milioni di arrivi l’anno, ora è scivolato al quarto posto. In questa graduatoria l’Italia è stata via via superata prima dalla Francia, poi dalla Spagna, quindi anche dal Nordamerica. Ma quello che più preoccupa sono le cifre. Nel 2003 è arrivato in Italia un numero di turisti inferiore del 20% ai flussi di trent’anni fa. Quando la gente, nel mondo, si muoveva molto di meno. Il bello è che nello stesso lasso di tempo il numero di turisti stranieri in Francia si è triplicato e in Spagna è cresciuto di due volte e mezzo. Nel 2002 e 2003, inoltre, la bilancia dei pagamenti turistica, che aveva dato qualche segno di rianimazione fra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, ha ridotto notevolmente l’attivo. Dimostrazione che oltre a esserci meno stranieri che vengono in Italia, ci sono anche più italiani che scelgono le mete estere. E se a questi dati si aggiungono le previsioni, terrificanti, per il 2005, che indicano un possibile calo del 15% delle presenze straniere in Italia, il quadro è davvero preoccupante. Tanto più se si considera che il turismo è ancora la principale attività economica del Paese, con un giro d’affari paragonabile all’11% del Prodotto interno lordo.

        IL VUOTO DELLA POLITICA – E’ una situazione che ha cause profonde, fra le quali il sempre più elevato livello dei prezzi non è la principale. Almeno al confronto delle carenze organizzative, di una polverizzazione dell’offerta (determinata anche dagli aiuti a pioggia dati al Sud, che hanno fatto nascere piccoli alberghi ovunque, ma vuoti per la maggior parte dell’anno), ma soprattutto della mancanza di una strategia nazionale. Un autentico buco nero. Da quando il ministero del Turismo fu cancellato (scomparve al tempo del primo governo Berlusconi, nel 1994, anche se nel precedente, quello di Carlo Azeglio Ciampi, il presidente del Consiglio aveva l’interim) le competenze sono passate al ministero dell’Industria, poi delle Attività produttive. Se ne occupava, con apposita delega, uno dei sottosegretari. Ed è stato così anche nel governo attualmente in carica. Se non fosse che nel luglio del 2003 il sottosegretario delegato, il leghista Stefano Stefani, si dimise dopo aver invitato i tedeschi a fare «un test d’intelligenza». Battuta che oltretutto causò la cancellazione delle vacanze italiane del cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Per due stagioni intere l’Italia è stata quindi priva del responsabile delle politiche del turismo. A dimostrazione che il problema è anche istituzionale.

        TURISMO ITALIA – La nuova società che assorbirà e sostituirà l’Enit – cominciano anche a circolare alcune idee sulla possibile denominazione (del tipo «Turismo Italia» o «Italia Turismo») – sarà quindi il passaggio finale della riorganizzazione studiata dagli esperti del governo. Per prima cosa sarebbe infatti prevista la costituzione di un organismo strategico politico, una specie di comitato composto dai ministri interessati (dalle Attività produttive ai Beni culturali, all’Ambiente), che potrà essere affiancato da un organismo più tecnico composto dagli azionisti di «Turismo Italia»: governo, regioni e associazioni di categoria. Sperando che copiare la Francia, stavolta, possa servire a qualcosa.

    Sergio Rizzo