Cartolarizzazione delle liquidazioni, i dubbi dei sindacati

02/11/2001






Riforma delle pensioni, la Confindustria propone la liberalizzazione dell’età pensionabile

Cartolarizzazione delle liquidazioni, i dubbi dei sindacati

      ROMA – Sulla trattativa per la riforma delle pensioni, finita nella palude degli incontri tecnici, la proposta di Giulio Tremonti di cartolarizzare il Tfr (trattamento di fine rapporto) ha l’effetto di uno scossone. Il ministro dell’Economia dice che trasformando i flussi futuri (ad esempio, i prossimi 5 anni) delle liquidazioni dei lavoratori in titoli si potrebbero raggiungere due obiettivi insieme: far finalmente decollare i fondi pensione (anticipando loro «50-60 mila miliardi di lire») e irrobustire così il mercato finanziario, facilitando le privatizzazioni. Ma l’idea, per ora, è accolta con molta cautela, in particolare dai sindacati. Cgil, Cisl e Uil, che minacciano la rottura del confronto se il governo chiederà al Parlamento la delega per riformare la previdenza, vogliono capire meglio e il segretario della Uil Luigi Angeletti dice al governo che, se veramente vuole sbloccare il Tfr, deve rivolgersi alla Confindustria. L’associazione guidata da Antonio D’Amato non ha ancora commentato la proposta di Tremonti, ma sul Tfr rinnova la sua disponibilità condizionata: le aziende dirotteranno ai fondi il flusso annuale per le liquidazioni (circa 25 mila miliardi di lire) solo se verrà fatta una riforma delle pensioni e del mercato del lavoro che «riduca il cuneo fiscale e contributivo» a carico delle imprese.
      Sulle pensioni, infatti, la nuova frontiera della Confindustria è quella della «decontribuzione», l’alleggerimento degli oneri previdenziali, oggi mediamente più alti rispetto a quelli sopportati dalle imprese dei Paesi concorrenti. Significativa, in questo senso, è la correzione di rotta sulle pensioni di anzianità. Confindustria non parla più di eliminarle (lo aveva fatto anche il 20 luglio alle commissioni Bilancio di Camera e Senato) e sposa l’idea del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, della liberalizzazione dell’età pensionabile, mettendo però l’accento sulle penalizzazioni per chi va in pensione presto.
      Pochi giorni fa, intervenendo alla presentazione del rapporto Isae, il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, ha spiegato: «Ai pensionati che vogliono andar via prima dal lavoro va data una pensione attuarizzata rispetto a quella che avrebbero preso a 65 anni. L’altra soluzione è quella di eliminare le pensioni di anzianità, ma si avrebbe un irrigidimento del mercato del lavoro, peraltro anche sbagliato. Se qualcuno vuole andare via può farlo, ma deve sapere che prenderà di meno». Una svolta sulla quale probabilmente pesa la congiuntura internazionale, se è vero che dopo l’11 settembre sono già 280 mila gli esuberi denunciati dalle aziende multinazionali.
Enrico Marro


Economia