Carta Sì licenzia 150 lavoratori

22/02/2007
    giovedì 22 febbraio 2007

    Pagina 10 – CAPITALE & LAVORO

      Il Gruppo, controllato da un pool di banche, minaccia la chiusura della sede romana

        Carta Sì licenzia 150 lavoratori

          Sara Farolfi

          «Triplicare gli utili e tagliare posti di lavoro». Sul portale aziendale delle offerte di lavoro campeggia invece un bel «C’è posto per te». Non stupisca, perché il gruppo Carta Sì, che opera nel settore delle carte di credito, se annuncia assunzioni da una parte (a Milano in questo caso), dall’altra (a Roma) prepara licenziamenti. E ad essere assunti saranno lavoratori «a tempo determinato», mentre ad essere licenziati, dipendenti già stabilizzati mediante un accordo sindacale.

          «Carta Sì», gruppo che attraverso la «Sì Holding Spa» controlla cinque società, e che detiene il 24% del mercato delle carte di credito in Italia, minaccia di chiudere la sede romana. Complessivamente 150 sarebbero i lavoratori a rischio di licenziamento (80 dipendenti di Carta Sì e inquadrati come bancari e 70 operatori del call center inquadrati con il contratto del commercio), a cui sono da aggiungere altri 120 posti di lavoro riconducibili alla Bfs, un altro call center che lavora in appalto per Carta Sì. Per ora – precisano i sindacati – si tratta solo di un annuncio. Quanto basta, comunque, per proclamare lo stato di agitazione di tutti i lavoratori del Gruppo. Anche perchè già circola voce che le lettere di licenziamento potrebbero non tardare molto ad arrivare.

          Ma chi è Carta Sì? Dietro al marchio di una delle più conosciute carte di pagamento c’è un pool di 35 banche, guidate da Intesa – San Paolo (che detiene il 36,5% del capitale), Monte dei Paschi di Siena, Banca Lombarda e Unicredit. La minaccia di chiusura del sito romano – spiegano i sindacati (Fisac e Filcams Cgil di Roma e del Lazio) – sarebbe avvenuta durante la presentazione del piano industriale 2006 – 2009, lo scorso 16 febbraio. Eppure quello stesso piano tratteggia un quadro tutt’altro che problematico: l’utile ante imposte, come ha annunciato Pier Luigi Fabrizi, presidente del Gruppo, dovrebbe toccare nel 2009 quota 70 milioni di euro, dai 20 dell’anno scorso. Come? Tramite l’allargamento dell’offerta, la crescita all’estero e tagli alle spese. Eccoci.

          «E’ una logica che respingiamo in toto – commenta Fabrizio Burattini, segretario Cgil Roma Sud – Perchè non è ammissibile che un progetto ambizioso di espansione del mercato si coniughi con ricadute occupazionali e costi sociali inaccettabili».

          In più, la decisione aziendale viola nei fatti l’accordo siglato con i sindacati, nella sede della Regione Lazio, lo scorso marzo. Con quell’intesa, frutto di una lunga trattativa, si era arrivati alla stabilizzazione di tutti i lavoratori inquadrati a progetto. Ma l’azienda si era anche impegnata ad assumere, entro il 2006, tutti i lavoratori impegnati sulle commesse Carta Sì (quindi anche quelli Bfs). In più, a partire dal novembre 2006, i 70 lavoratori inquadrati con il contratto del commercio, sarebbero passati a quello dei bancari (che offre più tutele oltre a un salario maggiore). Poi, a novembre, l’azienda prende tempo. E pochi giorni fa, la sorpresa.

          L’intenzione sembra essere quella di potenziare il sito milanese, dove tra l’altro il percorso di stabilizzazione dei lavoratori non è ancora iniziato, e dove a fronte di 4 dipendenti, si contano 190 lavoratori a progetto. Il tutto – sottolineano ancora i sindacati – proprio alla vigilia dell’apertura della vertenza per il rinnovo del contratto del settore bancario. I sindacati chiedono alla Regione Lazio la convocazione di un tavolo.