Carrello vuoto anche senza l’effetto euro

03/11/2003



      Lunedí 03 Novembre 2003
      Carrello vuoto anche senza l’effetto euro

      I consumi degli italiani – Secondo l’Osservatorio Valdani e Vicari di ottobre si riducono capacità di spesa e di risparmio

      FABIO GRATTAGLIANO


      Prezzi ancora in crescita, freno a mano tirato sui consumi e potere d’acquisto sensibilmente ridotto. Diminuisce anche la capacità di risparmio: a ottobre, le famiglie che hanno dichiarato di spendere tutto quello che guadagnano è del 57,7%, in crescita costante rispetto a tutte le rilevazioni effettuate durante il 2003. Gli italiani, insomma, continuano a immaginare un quadro sostanzialmente negativo per le voci principali che impattano sui comportamenti legati all’economia familiare. Basti pensare che un italiano su dieci, ammette di aver dovuto rinunciare all’acquisto di beni di prima necessità come i prodotti alimentari di base. Eppure all’orizzonte s’intravede qualche lieve segnale positivo. Gli italiani, infatti, forniscono indicazioni che fanno ipotizzare una inversione del trend, soprattutto sul fronte dell’inflazione percepita. Questi, in sintesi, i dati principali che emergono dall’Osservatorio sulle dinamiche dei consumi realizzato da Ricerche Valdani Vicari per conto di Valdani Vicari & Associati.
      L’andamento dei prezzi. Per il 51,4% degli italiani i prezzi a ottobre hanno subito un aumento rispetto a settembre. Di questi, l’8,5% lo ha quantificato in «molto» e il 42,9% in «abbastanza». Rispetto alla rilevazione precedente, effettuata a giugno del 2003, la percentuale complessiva è in diminuzione (il totale era del 55,3%). È come se si fosse in parte smaltita l’idea di un’elevata inflazione percepita sin dal debutto dell’euro. Di converso, è più elevata la percentuale di coloro che dichiarano che i prezzi sono rimasti invariati rispetto al mese precedente (45,6% a ottobre contro il 41,9% di giugno). Ai primi posti tra le categorie merceologiche che nella percezione degli italiani registrano il maggior incremento di prezzo a ottobre su settembre compaiono i prodotti ortofrutticoli e in particolare le verdure. Quest’ultima, in particolare, fa segnare un vero e proprio exploit: se a giugno la percentuale di italiani che dichiarava che la verdura avesse subito un rincaro rispetto al mese precedente era pari al 23,1%, a ottobre si raggiunge una quota praticamente doppia (53,5%). Nello specifico a essere sotto accusa sono le zucchine e i pomodori (per il 16% del campione), l’insalata (13%) e poi fagiolini, peperoni, melanzane, spinaci e cavolfiori. Come vanno i consumi. L’indice del sentiment del consumo, cioè la dichiarazione degli italiani in relazione alla variazione dei loro consumi nell’ultimo mese, è in linea con gli indici rilevati durante tutto l’anno. Il 59% degli intervistati ha dichiarato a ottobre di averli lasciati invariati rispetto a settembre, a fronte di un 32% che li ha un po’ diminuiti. Marginali le quote di chi li ha aumentati sia un po’ (5,2%) sia molto (0,6%) e di chi li ha molto diminuiti (3,2%). L’analisi consente poi di guardare in dettaglio a quali beni gli italiani hanno deciso di destinare una minor quantità del budget familiare o che addirittura di rinunciarvi del tutto rimandando l’acquisto. In cima alla graduatoria delle rinunce compaiono beni generalmente considerati voluttuari o accessori, come divertimenti, spettacoli e cultura (58,2%), le spese per viaggi e vacanze (53%), le spese per la bellezza e il benessere (48,1%) e l’area abbigliamento, calzature e accessori (43,4%). All’opposto, per gli italiani restano intoccabili le spese per affitto, acqua, energia e combustibile (7,6%), farmaci, servizi sanitari e spese per la salute (13,8%). Fa riflettere, invece, il dato relativo a quanti italiani hanno dichiarato di aver rinunciato a ottobre a beni di prima necessità come i prodotti alimentari di base e le bevande non alcoliche (11,4%). Come dire che un italiano su dieci ha rinunciato, di fatto, a fare la spesa.
      Il potere d’acquisto. Rispetto alle precedenti rilevazioni dell’Osservatorio, a ottobre si rileva una percezione di maggior stabilità del potere d’acquisto della famiglia. Il 55,2% degli italiani, ha affermato a ottobre che il potere d’acquisto della propria famiglia è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente (a giugno erano il 47,9%) mentre per il 35,5% del campione è diminuito (contro il 39,8 di giugno). Rimangono ancora attestate su valori negativi le aspettative sul potere d’acquisto nel prossimo futuro: solo per il 5,4% degli italiani aumenterà un po’ mentre per il 34,4% ci saranno meno euro a disposizione degli acquisti per la famiglia.
      La capacità di risparmio. A ottobre il 57,7% degli italiani ha dichiarato di non riuscire a risparmiare un solo euro. È il dato più elevato registrato nel 2003: a febbraio era il 38,9%, a marzo il 46,4%, ad aprile il 56%, a maggio il 56,2% e a giugno il 56,6 per cento. La quota di quanti riescono a risparmiare si ferma al 32% mentre il 2,6% ha contratto dei debiti e il 7,7% ha messo mani ai propri risparmi.