Carrelli vuoti

16/09/2003





 
   
martedì16 settembre 2003




 

Carrelli vuoti
Oggi si sciopera contro i prezzi

Niente spesa per tutta la giornata. Consumatori, sindacati e opposizione protestano contro le speculazioni dei commercianti e la politica economica del governo. Con i prezzi raddoppiati, l’inflazione programmata si rivela sempre di più un inganno

ANTONIO SCIOTTO
Carrelli fermi e buste vuote oggi: si protesta contro il boom dei prezzi. Consumatori, opposizione e sindacati non andranno al supermarket ma si incontreranno in piazza per dire no alle speculazioni da euro. Dito puntato contro i commercianti, accusati di pompare prezzi alla produzione in proporzione molto più bassi. Non a caso alle proteste si uniscono anche i coltivatori di Cia e Coldiretti, mentre gli imprenditori di Confindustria invitano a disertare i negozi che fanno prezzi troppo alti. Sinistra e Cgil ce l’hanno invece soprattutto con il governo, colpevole di stare a guardare i dettaglianti che si arricchiscono mentre il potere d’acquisto di pensioni e salari tracolla senza sosta. E ce n’è anche per l’Istat, che ieri ha diffuso i dati sulla nuova fiammata dell’inflazione (+2,8% rispetto all’anno scorso, +0,2% crescita mensile): definendo i calcoli dell’istituto «totalmente sballati e affetti da gravi vizi di illegittimità», l’Intesa consumatori ha presentato ricorso al Tar del Lazio. Ma anche limitandosi alle registrazioni ufficiali Istat, comunque, si incontrano numeri che fanno tremare il portafoglio: servizi come agriturismi, campeggi e cuccette dei treni sono aumentati in un anno di ben il 32,5%, quelli di bancoposta del 26,7%, i trasporti navali del 20,8%. Non scherzano neppure gli ortaggi, i legumi e le patate, rincarati del 9%, ma è ormai opinione diffusa – supportata dalla quotidiana esperienza – che alcuni prezzi siano addirittura raddoppiati, realizzando la tremenda equazione: 1 euro = 1000 lire. L’Adiconsum denuncia ad esempio che le ciliegie sono passate da 4-6.000 lire a 4-7 euro, le pesche da 1.500-2.000 lire a 1,50-2,50 euro, le operazioni bancarie da 800-1.000 lire a 2-2,50 euro, i corredi scolastici da 100-130.000 lire a 100-130 euro. Senza contare il fatto che stipendi e pensioni restano inchiodati, mentre il governo pone sul tavolo dei rinnovi un’improbabile inflazione programmata all’1,7% per ques’anno e all’1,4% per il 2004.

Le associazioni dei consumatori si sono divise sull’opportunità dello sciopero della spesa promosso dall’Intesa – i neonati «indipendenti» invitano a un boicottaggio limitato ad alberghi, bar, ristoranti, pizzerie e cinema – ma tutte concordano su un punto: le cose devono cambiare, va indirizzato un segnale forte a commercianti e governo.

I sindacati, inquadrando il problema da un punto di vista più «politico», insistono soprattutto sul tasto dei rinnovi contrattuali e sulle azioni di contrasto del governo: la Cgil, appoggiando lo sciopero e annunciando la sua presenza alla manifestazione nazionale di questa mattina a Roma, in piazza Montecitorio, attacca «la fallimentare politica economica dell’esecutivo». «Di fronte alla recessione – sottolinea la segretaria confederale Marigia Maulucci – al crollo di produzione industriale e dei consumi, al peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati il governo prepara una manovra di tagli alle pensioni, di sfascio dell’ambiente, di smantellamento dello stato sociale, di penalizzazione di scuola e sanità pubblica. Il lavoro dipendente e i pensionati sono diventati l’unica cassaforte dello stato». Aderiscono anche Cisl e Uil. Il sindacato di Pezzotta afferma che «l’ipotesi del governo di un’inflazione programmata all’1,7% e di un tasso tendenziale al 2,4% è ingiustificata», mentre chiede «un incontro urgente con l’esecutivo, o sarà mobilitazione». Per Alfiero Grandi, dei Ds, il governo sostiene consapevolmente la crescita dell’inflazione, «perché può incassare tasse più alte dai redditi che aumentano, mentre stipendi pubblici e pensioni crescono di meno». Anche i Verdi saranno in piazza: «per difendere il potere di acquisto dei più deboli», spiegano i parlamentari Cento e Pecoraro Scanio.