Carrefour Sugli scaffali arriva lo spezzatino alla francese

28/03/2011

Il gruppo transalpino sarà diviso in tre: hard discount, immobili e grandi magazzini Il ceo Olofsson, pressato dai soci, si gioca tutto sui nuovi Planet in arrivo anche da noi DAL NOSTRO CORRISPONDENTE DA PARIGI STEFANO MONTEFIORI
P er recuperare posizioni Carrefour si spezzetta in tre: il marchio di hard discount Dia, la società immobiliare Carrefour Property che gestisce le mura dei magazzini, e Carrefour che si concentrerà nella grande distribuzione sviluppando l’idea di Carrefour Planet voluta dal manager Lars Olofsson. Cinquantanove anni, svedese, vaga rassomiglianza con il celebre Ivan Drago della saga Rocky Balboa, Olofsson è entrato in Carrefour il primo gennaio 2009 con il compito di rilanciare una società sottoposta in Francia alla crescente concorrenza di Casino, Leclerc o Intermarché, e all’estero in lotta con il gigante americano Wal-Mart e l’inglese Tesco. In crisi di identità da qualche anno — nel 2000 fece un miliardo di euro di risultato netto, nel 2009 solo 385 milioni — Carrefour resta il secondo gruppo mondiale della grande distribuzione (dietro a Wal-Mart), un colosso planetario con quasi mezzo milione di dipendenti e oltre 100 miliardi di euro di giro d’affari. Esordio in salita I primi passi di Olofsson non sono stati esaltanti, per colpa di un buco inaspettato in Brasile e delle difficoltà in Borsa. La scelta di dividere il gruppo in tre tronconi risponde all’esigenza di concentrare più energie su Carrefour, a scapito del settore hard discount. Dia verrà quotata alla borsa di Madrid, Carrefour Property verrà aperta a investitori esterni fino al 25%, e il marchio Carrefour resterà ancorato al maggiore azionista (con il 14%) Blue Capital, la società fondata da Sébastien Bazin (capo europeo del fondo californiano Colony Capital) e Bernard Arnault, proprietario del gruppo del lusso Lvmh. «Stiamo entrando in una nuova fase grazie a due fattori importanti, oltre alla crescita dei mercati emergenti: la riorganizzazione degli ipermercati in base al concetto Planet, e l’estensione del marchio Carrefour a nuovi prodotti oltre all’alimentare, dal tessile alla casa ai cosmetici» , ha spiegato giorni fa Olofsson. L’operazione Planet è la sua scommessa principale, l’idea alla quale ha legato il successo della sua presidenza: finita l’era degli «ipermercati bazar» , i grandi magazzini saranno riorganizzati attorno ad alcuni poli principali, isole dedicate agli alimentari, vestiti, cosmetica, bambini, casa, tecnologia. Un percorso meno dispersivo, più curato, con prezzi competitivi nel reparto drogheria e fascia alta per il multimedia: significativo, nell’ipermercato pilota fuori Lione, l’accordo con Apple. La metamorfosi La trasformazione progressiva degli ipermercati in Carrefour Planet comincerà in Europa, Italia compresa, in aprile. Un investimento pari a un miliardo e mezzo di euro per trasformare in Planet i 245 ipermercati più grandi, che assicurano il 70%dei profitti, e rinnovare gli altri 255 più piccoli. La campagna acquisti Olofsson è stato presentato ad Arnault e Bazin da Maurice Lévy, il patron della società di comunicazioni e pubblicità Publicis. Lévy e Olofsson, all’epoca manager del gruppo Nestlé, avevano lavorato insieme al successo planetario del marchio Nespresso a colpi di posizionamento nell’alto di gamma e di testimonial indovinati come George Clooney. Appena arrivato in Carrefour, Lars Olofsson ha smantellato la vecchia guardia dei dirigenti conducendo una costosa campagna acquisti di manager presso i concorrenti Tesco, Wal-Mart e Procter &Gamble. Per risvegliare l’orgoglio aziendale da qualche tempo sonnecchiante, Olofsson ha puntato tutto su piani di motivazione interna a base di slogan come «En avant!» . Ma i risultati tardano ad arrivare. Entrati nel marzo 2007 quando le azioni Carrefour costavano 53 euro l’una, oggi Arnault e Bazin vedono il loro titolo fermo a quota 35. Olofsson è sicuro che la tripartizione della società, da concludere entro luglio, darà i suoi frutti. Ne va della salute dell’azienda, e del suo compenso: oltre a un salario annuale di 1,5 milioni di euro, il manager gode di un bonus che gli consente di raddoppiare la somma, stock option e 10 anni di anzianità nel calcolo della pensione; se resisterà almeno tre anni in Carrefour, dunque fino all’inizio del 2012, potrà contare su una pensione annuale minima di 500 mila euro. I rischi per Olofsson sono legati al fatto che nella grande distribuzione i margini di guadagno sono minimi, e non sarà facile recuperare in fretta i soldi investiti. Quanto alla divisione di Carrefour in tre società, sarà l’andamento del titolo in Borsa a renderla una razionalizzazione, o uno smantellamento.