Carrefour-Promodes, una lezione francese

18/01/2001



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Carrefour-Promodes, una lezione francese

HUGO DIXON


L’acquisizione di Promodes nel 1999 da parte di Carrefour, il maggiore operatore francese nel campo delle vendite al dettaglio, è un’ulteriore prova delle difficoltà che si incontrano con le fusioni. Carrefour prevedeva un raddoppio degli utili entro il 2002. Le azioni spiccarono il volo. Ormai è sempre più evidente che l’obiettivo sugli utili non sarà realizzato e che ci sono problemi di integrazione. Le azioni sono cadute al livello di prima della fusione e potrebbero subire un altro colpo. Intanto, gli investitori francesi sono rimasti piuttosto impassibili dinanzi alla notizia di un cambio della guardia fra i dirigenti della divisione ipermercati francesi, che genera il 25% delle vendite. Carrefour, però, ha voluto far sapere che sta prendendo le cose seriamente. Le vendite dell’ipermercato francese sono in calo da ottobre, a fronte di un incremento del mercato in generale. Le vendite sono in ribasso anche in Spagna per le stesse ragioni. Tutto questo era prevedibile, dato che è quanto si verifica puntualmente in tutte le operazioni di questo genere, e nel medio periodo Carrefour riuscirà a rimettersi in carreggiata. Ma, forse, il gruppo non avrebbe dovuto essere così ottimista con le sue previsioni. Tutto questo serve a dimostrare che, dopo un’acquisizione, una società non dovrebbe lasciarsi prendere da facili entusiasmi.
UNO ZIO D’AMERICA TEDESCO PER POWERGEN
La notizia che E.On sta pensando di fare un’offerta per il gruppo britannico di energia elettrica PowerGen sarà giunta gradita agli azionisti di quest’ultimo. La utility tedesca possiede un’enorme liquidità in seguito alla vendita, a British Telecom, della sua partecipazione in Viag Interkom ad un prezzo di tutto rispetto e non avrebbe alcuna difficoltà a corrispondere un premio sul valore di mercato di PowerGen, pari a 4 miliardi di sterline (prima che trapelassero notizie sulle trattative), e ad accollarsi i 5 miliardi di sterline di debiti di quest’ultima. Alla società britannica uno zio d’America fa proprio comodo. Ed Wallis, il suo presidente ed amministratore delegato, può anche godere di una buona reputazione e la sua strategia di espansione negli Stati Uniti tramite l’acquisizione di LG&E in Kentucky sembra essere quella giusta. Ma l’indebitamento è a livelli tali da non consentire ulteriori acquisizioni negli USA, salvo aumenti di capitale dagli effetti diluitivi. Con le spalle protette da E.On, invece, PowerGen potrebbe svolgere un ruolo di rilievo per il consolidamento del settore statunitense dell’energia elettrica. La società britannica dovrebbe essere nelle condizioni di spuntare un buon affare; dopotutto ci sono solo poche aziende sulle quali E.On può puntare. Gli azionisti di E.On potrebbero essere remunerati meglio se la società trasferisse loro denaro tramite una politica di acquisizione di azioni proprie più ambiziosa di quella in programma. Ma dato che un’operazione del genere sembra improbabile, dovranno consolarsi col fatto che perlomeno l’acquisizione di PowerGen rientra nell’ambito di una strategia coerente con la vocazione della loro società. Naturalmente non c’è ancora nulla di definitivo e non è detto che ci sia. Inoltre, è probabile che la fuga di notizie abbia avuto luogo nelle prime fasi delle trattative. Per di più, le complicazioni legate alla regolamentazione negli Stati Uniti potrebbe far rinviare di un anno la chiusura dell’operazione. Detto questo, visto che PowerGen è intenzionata a vendere e che E.On vuole investire la montagna di denaro su cui siede, vi sono delle ottime probabilità che l’affare vada a buon fine.
Trad. di Silvestro De Falco