Carrefour: Marchionne fa scuola:la Cgil non deve firmare

03/02/2011

«Il modello Mirafiori conquista Carrefour », titolava il Corriere. Come dimostrano i successivi articoli sul Sole e il Giornale, la stampa che ha sostenuto Marchionne individua una stretta connessione tra il progetto Fiat e la bozza d’accordo che si prevede di firmare il 9 febbraio con il consenso della Filcams- Cgil. Carrefour, seconda multinazionale
al mondo nella grande distribuzione, 23mila dipendenti in Italia, grazie a decenni di contrattazione, lotte e conquiste, ha un contratto aziendale ricco di norme prescrittive ed esigibili. Già nel 2004 Carrefour tentò di rimettere in discussione i diritti con l’opposizione della sola Filcams. Un referendum perso per poche centinaia di voti portò la Cgil a firmare l’accordo, nel rispetto dell’esito della consultazione. Ma la disponibilità di allora ad accettare la riduzione di diritti e salario ha fatto sì che oggi Carrefour punti alla disdetta dell’intero accordo, azzerando tutte le norme conquistate nel passato. L’ipotesi di accordo imposto dall’azienda, con il dilagante metodo del «prendere o lasciare », nulla ha a che fare con il vecchio contratto aziendale. Molti i temi critici. Dopo un confronto di 45 giorni l’azienda sarà libera di attuare le sue scelte in materia di organizzazione del lavoro. Ma il cuore dell’intesa è la rottura generazionale,annullando il salario aziendale ai nuovi assunti: nello stesso luogo, a parità di prestazione si avrà un reddito da lavoro diverso. Per gli assunti dal 2006 al 2009 il salario fisso aziendale arriverebbe al 100% dopo 8 anni; per gli assunti dopo il 2009 il salario aziendale verrebbe trasformato in salario variabile legato alla produttività, filosofia cara a Confindustria e a Sacconi. Includere gli esclusi, recita un felice slogan della Filcams, obiettivo perseguito con numerosi accordi estendendo una grossa fetta dei diritti a tutti, prescindendo dalla data di assunzione. La debolezza sindacale in Carrefour non può essere scaricata sui futuri assunti con una rottura con i valori della Cgil. Inoltre, questo accordo avrà una valenza generale e verrà preso ad esempio in tutti i tavoli negoziali con la pretesa padronale di cancellare per il futuro il salario aziendale. Un ricatto per umiliare il sindacato che non produce alcun consistente risparmio all’azienda, data la scarsità di nuove assunzioni per lo più precarie, a fronte di continue dismissioni di punti vendita, soprattutto al sud. Occorre riflettere, perché «Non più disposti a tutto» segna il limite tra le difficoltà della contrattazione e la coerenza con la strategia. La Filcams non può firmare questa intesa finché rimane questo infame ricatto posto dall’azienda per ripristinare una parvenza di integrativo. Infine, la campagna della Cgil su democrazia e rappresentanza avviata in questi giorni definisce lematerie indisponibili alla consultazione e al primo posto c’è il rifiuto di mettere in competizione vecchi e giovani. Come sindacato confederale dobbiamo assumerci la nostra responsabilità, esprimendo un chiaro giudizio e il nostro dissenso, vincolando la firma del nuovo integrativo alla rimozione di questa clausola. Il terziario e i servizi non devono diventare il laboratorio della deregulation contrattuale. La sintonia tra Marchionne e Carrefour sta nella volontà di annullare la contrattazione nei luoghi di lavoro: nei meccanici un contratto nazionale forte si cancella con un evanescente contratto Fiat, nel terziario si eliminano i contratti aziendali. Ai padroni non interessa scegliere tra il primo e secondo livello, l’importante è non avere una contrattazione collettiva nei luoghi di lavoro. Forse dobbiamo ascoltare la responsabile dei giovani Filcams Banchieri: abbiamo «tutelato meglio e di più chi già fa parte del mondo del lavoro», a scapito «di chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro o era già entrato ma stava pagando con il precariato». Dimostriamo che queste non sono solo parole.
Maurizio Scarpa Filcams nazionale e vicepres. direttivo Cgil