Carrara. Storie parallele di donne delle pulizie

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina VII – Carrara

        LA SCHEDA
        I salari del comparto pulizie. Chi lavora full-time (tempo pieno) facendo 40 ore settimanali, si trova in busta paga circa 900 euro mensili. «Ma a tempo pieno lavorano gli uomini, noi donne – dice Elisabetta Lentozzi delegata Cooplat – abbiamo tutte contratti part time». E così la busta paga si dimezza, arrivando a 500-600 euro mensili, con orari settimanali che oscillano dalle 16 alle 26 ore. I turni possono essere unici o spezzati, ad esempio dalle 6 alle 10, dalle 13,30 alle 16. In ogni caso i turni normali terminano alle 20,30 (in questo meccanismo entra anche la possibilità di fare gli straordinari). Poi c’è la reperibilità notturna dalle 20 alle 6 con il telefonino “Bip” come lo chiamano le donne delle imprese di pulizie.

        «Faccio i miracoli per campare»

          Storie parallele di donne delle pulizie: stipendi da 500 a 900 euro

            La protesta provinciale davanti all’ospedale per il contratto nazionale scaduto da 2 anni «Noi, part-time, e con la famiglia sulle spalle»

              di Cinzia Carpita

              CARRARA. Camici colorati e bandiere: le donne delle imprese di pulizia della provincia (dove l’occupazione femminile è il 95% del totale nel comparto) sono scese in piazza ieri mattina davanti all’ospedale, per lo sciopero regionale a sostegno della vertenza tesa al rinnovo del contratto nazionale, scaduto da 27 mesi. Oggi un pullman partirà dalla Camera del lavoro per portare i lavoratori del settore alla manifestazione regionale prevista a Firenze. Le rivendicazioni, su cui sono mibilitati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs, riguardano sia l’aspetto economico che occupazionale. Ma ciò che più emerge preponentemente è la condizione femminile: lavoratrici part-time, molte con sulle spalle una famiglia e uno stipendio che parte dai 500 euro arriva al massimo a 900 euro mensili con gli straordinari. «Paghiamo le bollette, compriamo da mangiare, per il resto facciamo i miracoli», dicono.

                Ore 10: la maggior parte delle donne che manifestano pacificamente e dignitosamente nel piazzale davanti all’ospedale, lavora per la Manutencop, una delle cooperative più grandi del territorio, che ovviamente ha come riferimento il contratto nazionale non ancora rinnovato.

                Maria Cristina Stefanini, 49 anni, vedova, un figlio di 16 anni. Abita a Marina. «Prendo la pensione di mio marito, 440 euro. Con quella ci pago l’affitto di 450 euro. Con il mio lavoro alla Manutencop, arrivo, aggiungendoci gli assergni familiari, a 750 euro». Se le si chiede come fa a viverci, allarga le braccia e risponde come tutte le altre nelle sue analoghe condizioni. Le bollette vanno pagate, il pranzo e la cena vanno messi insieme tutti i giorni. Sono le priorità e si rinuncia al resto, ad altri bisogni “minori” ma pur sempre bisogni, che spesso di mescolano ai desideri, come quello di comprarsi un vestito nuovo, andare al cinema, a teatro, togliersi qualche “soddisfazione”. Non si sono abbastanza soldi.

                  Michela Bergamasco, 44 anni, di Bonascola, è separata «con una figlia carico di 17 anni». Anche lei lavora alla Manutencop e fa parte del direttivo sindacale Cgil. «Con gli assegni familiari arrivo a 800 euro al mese. Devo limitarmi all’essenziale. Faccio rinunce per me, per poter comprare qualcosa a mia figlia. Faccio miracoli».

                    Gabriella Ambrosini, 39 anni, lavoratrice Manutencop, ogni giorno arriva da Ortonovo per i turni delle pulizie. «Mio marito è disoccupato, abbiamo un figlio di 13 anni. Con gli assegni familiari arrivo a 900 euro al mese». Anche lei ripete: bollette e mangiare. I soldi finiscono tutti lì. Sottaciono, queste donne, il fatto che i figli vanno mandati a scuola, e anche questo incide sul bilancio familiare.

                      Naoui Zahra ha 38 anni. E’ originaria del Marocco, abita nella periferia della città da 17 anni, con la mamma a carico, «senza pensione». Ha con la Manutencop un contratto part-time di 20 ore settimanali. «Prendo circa 500 euro mensili. Abito in una casa popolare, l’affitto non è alto». Ha il viso bello come la luna, occhi scurissimi. Anche lei parla di miracoli per tirare avanti.

                        Francesca Marchi, 30 anni, separata, residente a Massa. «Mio marito mi passa 250 euro per il bimbo. Va bene. Io arrivo a 800 euro». Come le colleghe deve affrontare la vita di tutti i giorni risparmiando fino all’osso.

                          Francesca Andreazzoli, 30 anni, abita nella zona di San Francesco. Un contratto da 20 ore settimanali, il marito fa il muratore «e guadagna – dice – più o meno come me, sui 800 euro al mese. Anzi, io a 800 euro non ci arrivo neppure. C’è l’affitto da pagare, la benzina dell’auto per recarsi al lavoro, le bollette». Molte per risparmiare prendono l’autobus, ma per fare i turni notturni diventa impossibile. «Per arrotondare lo stipendio, copro la reperibilità notturna due settimane al mese. Quei soldi mi servono. I turni vanno dalle 20 alle 6 del mattino. Prendo 85 euro a settiana o qualcosina di più». «Eh no, – dice un’altra donna delle pulizie, mentre sventola la bandiera della Filcams – con questi stipendi dove andiamo? Nel 1986 prendevamo 12 mila lire l’ora, ma erano qualcosa, ci si campava. Oggi siamo a 6,26 euro lordi l’ora. Speriamo che col nuovo contratto nazionale ci adeguino gli stipendi alle necessità della vita di oggi».

                            Queste donne, dopo avere pulito sale operatorie, uffici, scale, dopo turni anche notturni, tornano a casa… e devono pulire anche quella. Pensando: “domani è un altro giorno”. Vacanze? Se lo chiedi, ti guardano strabuzzando gli occhi.