Caro Tremonti, è un autogol abdicare sulle tasse

15/01/2010

C’è poco da girarci intorno. Giulio Tremonti, in Italia, rappresenta per la riforma delle tasse ciò che il playmaker rappresenta per il basket: è quello che può fare il gioco perché sa come si gioca e la squadra sa che senza di lui non si gioca. Detto questo, vediamo di capire, dalla parte del popolo, lo stato d’animo che si va creando e cosa ci sentiamo di chiedere a Tremonti medesimo. Prima, però, chiariamo perché diciamo che Tremonti può essere il playmaker della riforma fiscale in Italia. Anzitutto perché la riforma fiscale, nel nostro Paese, o la fa il centrodestra o non la fa nessuno. Intendiamoci: la riforma giusta, perché altrimenti basterebbe richiamare in attività il ministro Visco e il sistema verrebbe portato a livelli insopportabili pure per un cavallo da soma.
Inoltre Giulio Tremonti al contrario di qualche parvenu dell’ultima ora che si dice favorevole ad una riduzione delle tasse, lo dice da sempre, lo ha scritto, lo ha teorizzato. Intende, al contrario della sinistra, ridurre l’evasione rendendo conveniente non evadere, non rafforzando le grate della cella fiscale nella quale siamo confinati in una sorta di ergastolo tributario. Non è Prodi, che si rivolse addirittura ai parroci per fare più omelie contro l’evasione fiscale. Tremonti è uno che crede che bisogna invertire la spirale negativa della spesa pubblica: per anni in Italia si è chiesto, promettendo poi restituzioni, detrazioni, deduzioni. Di tutto questo è rimasta la parte finale della parola: -zioni, del resto neanche l’ombra. Tremonti dice che è meglio chiedere meno subito e non promettere meno dopo. Che Tremonti sia un federalista convinto lo testimonia il suo libro bianco nel ’94: «All’inversione nella tendenza alla spesa pubblica irresponsabile ci si arriva con il federalismo fiscale che consente ai cittadini di controllare la spesa con il “voto fiscale”: vedo, pago, voto». Il professor Giulio è fautore vero della semplificazione. Non è il ministro Fantozzi, che sostenne di aver dato un taglio netto alla burocrazia fiscale sopprimendo la tassa sulla monta taurina. Perché Tremonti è credibile da questo punto di vista? La sua esperienza tecnica garantisce la conoscenza di ciò che opprime veramente, e non in teoria, il contribuente italiano. Quando sostiene che bisogna passare dalla tassazione delle persone a quella delle cose, lo sostiene perché crede, evidentemente, che la liberazione vera dall’oppressione fiscale sia quella dei redditi, che ridà alle persone la dignità di gestire la maggioranza del frutto del loro impegno e sacrificio: il lavoro. Quando i signori della sinistra ci asfissiano con tutti i discorsi sulla necessaria tassazione dei risparmi dei capitali, non sappiamo con esattezza a chi pensano. Sappiamo a chi pensa Tremonti: a quelli che hanno messo da parte un gruzzoletto grazie sempre ai sacrifici di cui sopra. Gruzzoletto frutto di tanto lavoro e tanti sacrifici.
Perché questo, che potrebbe sembrare un peana nei confronti del professor Tremonti? Nel nostro piccolo quando abbiamo avuto da ridire abbiamo ridetto. Quindi la cosa non ci tocca. In realtà abbiamo voluto mettere in fila gli elementi che costituiscono l’asse portante di una riforma fiscale che, in questo caso, fortunatamente, vengono sintetizzati non in un libro ma in un politico esperto. Non un tecnico. E perché siamo assolutamente consapevoli che Tremonti nei confronti di una larghissima parte del popolo dei contribuenti è riconosciuto come colui che ha il carisma nei confronti di questo popolo della possibilità di fare in Italia la rivoluzione fiscale. Se la farina si fa con il grano che c’è, in questo caso il grano è Tremonti, e se Dio vuole è un grano non contraffatto. Il grano con cui sono state fatte altre riforme è un Ogm (organismo geneticamente modificato).