«Caro Piero, ti sei dimenticato della Cgil»

07/04/2003

            sabato 5 aprile 2003

            «Caro Piero, ti sei dimenticato della Cgil»
            Epifani: dovevi ricordarti delle nostre lotte. Pezzotta: valorizziamo le convergenze nel sindacato

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            Carlo Brambilla
            MILANO Un omissis non trascurabile:
            almeno questo è parso al leader della
            Cgil, Guglielmo Epifani, e che cioè in
            quelle 37 pagine della relazione di Fassino
            non fosse contemplato un passaggio
            forte sul ruolo di lotta della Cgil,
            da molti mesi protagonista sulla scena
            sindacale e politica italiana. Un omissis
            che non poteva passare inosservato
            e che Epifani, prendendo la parola dal
            palco, ha rimarcato così: «In questo
            Paese c’è un declino forte e in questo
            momento non arrestabile, un declino
            più grave di quanto Piero abbia descritto
            nella sua relazione. Ci sono scelte
            che gridano vendetta come quelle
            relative al Mezzogiorno, scelte e politiche
            di governo contro le quali ha lottato
            la Cgil e avrei voluto che di questa
            lotta parlasse Fassino soprattutto per
            rispetto dei milioni di lavoratori che
            vi hanno partecipato. C’è stato un impegno
            non solo sociale che credo sia
            stato punto di riferimento prezioso anche
            per l’opposizione politica».
            Epifani ha difeso con puntiglio le
            «ragioni» delle scelte fatte fin qui dal
            maggior sindacato italiano e ha come
            chiuso un bilancio di lotte anche dure
            ma sempre «ragionate». Scelte e lotte
            che soprattutto appartengono alla gestione
            Cofferati. Ma Epifani ha anche
            voluto raccogliere, condividere e sotto-
            lineare i «segnali importanti di unità»,
            arrivati da Luigi Angeletti e soprattutto
            da Savino Pezzotta che lo avevano
            preceduto negli interventi dalla tribuna.
            I segretari Uil e Cisl avevano entrambi
            epsresso pareri molto positivi
            sull’«impostazione riformista» della relazione
            di Fassino.
            Comunque Epifani ha puntato
            l’indice anche su un altro omissis della
            relazione del segretario ds: il ruolo della
            Confindustria. Ha detto in proposito:
            «Ci vorrebbe una terapia d’urto
            contro lo scivolamento inarrestabile
            del nostro Paese. Purtroppo questo declino
            rende più difficile sostenere lo
            stato sociale nel momento in cui ce ne
            sarebbe più bisogno. Ci vorrebbe ad
            esempio una riforma seria degli ammortizzatori
            sociali per le piccole imprese.
            Tutto questo è accaduto con la
            complicità del presidente della Confindustria
            che pensa soltanto ad una flessibilità
            che sfoci nella precarietà e che
            ritiene che l’articolo 18 sia il vero problema
            della nostra competitività».
            E più che sul programma riformista
            messo in campo da Fassino, Epifani
            ha voluto «subito» chiarire ciò che
            si aspetta concretamente la Cgil dall’interlocutore
            di centrosisnistra: «La
            Cgil ha predisposto una piattaforma
            di proposte sulle quale abbiamo raccolto
            oltre 5 milioni di firme, la maggiore
            raccolta di firme della storia. Voglio
            dire che la Cgil si aspetta per il
            futuro, per quando verranno predisposti
            i programmi, che coerentemente
            l’opposizione politica proponga il ritiro
            della delega fiscale, di quella previdenziale,
            della riforma della scuola e
            del mercato del lavoro e anche il ripristino
            dell’articolo 18 come era prima
            della legge delega».
            Per Epifani il ruolo della Cgil non
            stato per nulla secondario anche all’interno
            dello «straordinario movimento»
            contro la guerra: «Voglio anche
            dire che se questo grande movimento
            si è sempre comportato in modo esemplare
            è anche grazie al contributo della
            Cgil che in questo senso si è mossa
            con la massima forza per il rispetto
            della legalità». Ed è stato proprio par-
            tendo dalla lotta perb la pace che sono
            stati ripristinati importanti collegamenti
            con Cisl e Uil. I tre sindacati
            hanno infatti deciso unitariamente la
            manifestazione del Primo Maggio sul
            tema della pace. Così il segretario del
            più grande sindacato italiano ha aggiunto:
            «La Cgil è impegnata sul terreno
            dell’unità sindacale. Lo stesso Pezzotta
            ha detto che ci siamo ritrovati su
            molti punti di lavoro comune e tra
            l’altro negli ultimi mesi abbiamo firmato
            cinque contratti nazionali unitari.
            Voglio che sia chiaro che quando
            non firmiamo lo decidiamo in base ai
            contenuti e siamo convinti ancora della
            giustezza della nostra scelta sulla
            mancata firma del Patto per l’Italia».
            In precedenza Angeletti aveva sottolineato:
            «Non voglio dire che è stata
            la politica a creare divisioni tra i sindacati,
            ma il rapporto con la politica non
            ha aiutato l’unità sindacale». Ancora:
            «Ora serve riconoscere un rapporto di
            autonomia reciproca e occorre porsi il
            problema del rapporto tra i sindacati e
            il centrosinistra. Non bisogna dare per
            scontato che siamo sempre d’accordo».
            Sullo stesso registro anche Pezzotta:
            «La strada per la ripresa dei rapporti
            unitari sta nella capacità di puntare
            all’autonomia del sindacato. Solo un
            sindacato autonomo può essere pluralista
            e, pertanto, unitario».
            Ma l’unità pur possibile è vicina o
            lontana? Pezzotta: «Bisogna aprire spazio
            alla partecipazione dei lavoratori e
            rivedere la concertazione. Sarebbe utile
            e necessaria una maggiore unità dei
            sindacati. Qui, purtroppo, abbiamo
            molti problemi, che non vedo superabili
            nel breve periodo. Bisogna superare
            la visione di chi pensa che il futuro
            del sindacato sia una sorta di bipolarismo
            fotocopiato dagli schieramenti
            politici. È una caricatura e un’idea anche
            offensiva».
            Ci si accontenti di registrare i segnali
            positivi: «Dobbiamo cercare delle
            convergenze. Alcune le abbiamo trovate,
            sulla pace e sulle pensioni, e vanno
            valorizzate per quel che sono. Ci
            sono divisioni nei contratti, ma alcuni
            segnali nuovi emergono».