Caro Pasta, grandi aziende perquisite «Dal 2007 prezzi su del 50 per cento»

16/12/2009

I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, su ordine della procura di Roma, hanno perquisito le sedi della Barilla, della De Cecco, della Divella, della Garofalo e della Amato. Anche la sede dell’Unione industriali pastai italiani è stata oggetto di una perquisizione.
Gli accertamenti sono stati disposti nell’ambito dell’inchiesta seguita dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Pesci. Il reato ipotizzato è quello previsto dall’articolo 501 bis del codice penale, che definisce le manovre speculative sulle merci. Il balzo dei prezzi della pasta sarebbe sotto verifica, a partire dal settembre 2007. Sono state perquisite le sedi dei cinque principali pastifici italiani: Barilla (Parma), De Cecco (Pescara e Roma), Divella (Bari), Garofalo (Gragnano) e Amato (Salerno). Una persona iscritta nel registro degli indagati.
L’ipotesi è che sia stato creato un «cartello» tra le cinque società in questione che ha provocato un aumento del prezzo della pasta. Aumento che dalle indagini della procura si aggira intorno al cinquanta per cento nel periodo settembre 2007-settembre 2008. Secondo la Coldiretti, i rincari, dal campo alla tavola, sono stati del 400%, con il grano duro pagato 18 centesimi al chilo agli agricoltori e la pasta che negli scaffali raggiunge in media a 1,4 euro al chilo, se si considerano le rese di trasformazione. Il prezzo è rimasto «pressoché stabile» rispetto allo scorso anno, «nonostante le quotazioni del grano siano scese su valori inferiori il trenta per cento», dice l’organizzazione degli agricoltori, che paventa il «rischio per il futuro delle coltivazioni Made in Italy», derivante da questo squilibrio. I pastai si risentono. Non ci sono mai state speculazioni o accordi a danno dei consumatori, sottolinea l’Unione industriale pastai italiani in una nota diffusa dopo le perquisizioni ai numerosi stabilimenti di produzione di pasta. «Come sempre fatto nell’ambito dell’inchiesta sul caro pasta si continua a dare – con la massima serenità – collaborazione e disponibilità», afferma il presidente dell’Unipi Massimo Menna, «detto ciò non possiamo che ribadire che non vi sono mai state speculazioni né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori». I consumatori chiedono chiarezza. Il prezzo della materia prima ha avuto un «calo vertiginoso senza che si sia tradotto in un calo del prodotto derivante e cioè quello della pasta». Un elemento che causa, per una famiglia che consuma un kg di pasta al giorno, una spesa in più di 146 euro l’anno, afferma il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, che ricorda gli «aumenti non giustificati già nel 2007», e poi la denuncia all’Antitrust. «Se si dovessero aggiungere altri consumi come pane e latte gli aumenti toccherebbero gli oltre 360 euro annui», sottolinea. Federconsumatori si aspetta ora che le aziende «anche per discolparsi del malfatto», facciano una «forte riduzione di almeno il 20% dei relativi prezzi».