«Caro governo, cambia la finanziaria»

07/10/2002


        05.10.2002
        «Caro Silvio, cambia la finanziaria». Confindustria, D’Amato, Pezzotta e Angeletti scrivono la stessa lettera al premier: più soldi al Sud
        di Bianca Di Giovanni


        CAPRI (Napoli) E’ passata solo una notte dall’ultimo colloquio a quattr’occhi, eppure il leader di Confindustria Antonio D’Amato prende carta e penna e scrive al premier per chiedere un tavolo sul Mezzogiorno. Evidentemente le assicurazioni di giovedì sera a Palazzo Grazioli di riscrivere le parti della Finanziaria che riguardano gli incentivi al Sud – “solo verbali” sottolineano gli industriali meridionali presenti al convegno dei giovani imprenditori su “Democrazia economica” – non sono bastate. E allora basta promesse, gli industriali vogliono fatti, cioè soldi. Ma non è solo la poca fiducia nelle parole di Silvio Berlusconi a spingere il numero uno di Viale dell’Astronomia ad alzare il tiro ed aumentare il pressing. Prima di tutto D’Amato ha pensato di tirarsi dietro Cisl e Uil in questa richiesta (i due segretari Savino Pezzotta e Luigi Angeletti hanno scritto altrettante lettere identiche a quella di D’Amato) tentando di ricreare il fronte del Patto per l’Italia. Quanto alla Cgil, “sulle critiche alla Finanziaria per i tagli al Mezzogiorno abbiamo posizioni analoghe – dichiara il segretario confederale Paolo Nerozzi – ma diciamo a Confindustria che le sue posizioni nel Patto per l’Italia hanno portato a risultati nulli. Per questo deve cambiare atteggiamento nei confronti del governo”.
        Invece D’Amato serra i ranghi, chiama alleati, e la cosa non fa ben sperare (in pochi credono a Capri che i soldi alla fine arriveranno). In secondo luogo tenta un’astuta mossa politica: sposta il fuoco su pensioni e sistema contrattuale. Due temi caldi, che aumentano il conflitto (altroché sedersi e parlare, Viale dell’Astronomia accende micce), sollevati proprio nel momento più critico per l’Associazione. Segno che si vogliono sparigliare le carte, nella speranza di non passare agli annali di Confindustria come colui che ha ricevuto la sberla più sonora dal governo. Ma se il disegno è davvero questo, D’Amato è destinato a perdere il favore dei suoi: il sud chiede gli incentivi qui ed ora. Non riforme “sine die”. Tanto più che sul fronte previdenziale il governo è in frenata. Prima Roberto Maroni, poi lo stesso premier escludono un intervento in Finanziaria . “Mancano le condizioni politiche”, dichiara Silvio Berlusconi. Ma dal podio di Capri la previdenza resta all’ordine del giorno. Il presidente del Senato Marcello Pera ammette: “So che è una sorta di tabù, ma è un problema che non si può ignorare”. E anche al segretario Piero Fassino viene “strappata” una battuta sulla previdenza. “E’ un tema ineludibile”, dichiara, precisando più tardi che non intendeva affatto chiedere una riforma imminente delle pensioni.
        Nella tradizionale kermesse di Capri dei giovani imprenditori i temi ruotano sempre attorno a tre poli: Finanziaria, contratti, pensioni. E’ la presidente Anna Maria Artoni a dare la stura, con un attacco frontale alla legge di Bilancio, definita “miope e fatta con le lenti del passato”. Non vanno giù, agli imprenditori, i condoni fiscali e le una tantum. Ma a bruciare è il taglio agli investimenti nel Mezzogiorno. Se soldi verranno, dovranno passare il setaccio di politici e uffici tecnici: per il Sud è la (solita) fine. Su questo tema la giovane presidente incassa l’unico applauso a scena aperta della platea. “Una manovra che punta tutto sul ritorno di una congiuntura favorevole a livello internazionale – dichiara – Ma nessuno può prevedere oggi quando avverrà questo ritorno. Non vorremmo che questa attesa si trasformasse in un’Odissea”. Chiaro il riferimento: gran parte dei fondi stanziati per il Sud sono rinviati al 2006. Sono promesse. Più duri di Artoni sono stati gli imprenditori del Mezzogiorno che hanno avuto una riunione a Napoli con il delegato Rosario Averna e con lo stesso D’Amato. PArlano di “forti preoccupazioni”, di “deriva antimeridionalista proprio in una fase di forti difficoltà dell’economia”. Le associazioni utilizzeranno tutti i mezzi di pressione per modificare la manovra che di fatto “dimezza” gli aiuti della 488 e l’ultimo decreto fiscale che ha bloccato il credito d’imposta e abolito Dit e Superdit. La battaglia è a tutto campo, ma se alla fine si dovrà scegliere è probabile che gli imprenditori sceglieranno i finanziamenti per gli investimenti (488).
        Sulla Finanziaria anche Pera sembra esortare il governo. “Una strategia – dichiara – non significa misura, manovra, provvedimento o una tantum. Significa piano o programma a medio-lungo termine per un obiettivo strutturale. Quello della competitività del Paese”. Secondo Pera il governo deve fare la sua parte per rispettare quel contratto con gli italiani sottoscritto in campagna elettorale: sta tutta lì la strategia a lungo termine”.
        Se la Finanziaria è “miope”, la Confindustria non mostra di avere una visione molto più ampia. Artoni mette sul piatto anche la riforma del sistema contrattuale, che renda “più leggero il contratto nazionale”, una “svolta necessaria in vista del rinnovo di contratti per circa nove milioni di lavoratori”. Così, in due battute, riapre il fronte sindacale e fa più caldo quell’autunno che i suoi vertici volevano tiepido. Ma a questo punto i fronti si accavallano, e c’è da scommettere che lungo il percorso parlamentare della Finanziaria se ne apriranno altri.