«Caro Epifani, partiamo dal Mezzogiorno»

10/10/2002

          10 ottobre 2002
          «Caro Epifani, partiamo dal Mezzogiorno»
          Dopo il forum dell’Unità riprende il dialogo con Cisl e Uil sui «temi comuni»

          Giovanni Laccabò

          MILANO In casa Cisl e Uil il forum
          dell’Unità con Guglielmo Epifani
          desta interesse, com’è giusto: con la
          conferma dei dissensi sul patto per
          l’Italia e sullo sciopero emergono
          anche forti ancoraggi su temi capitali
          come il Mezzogiorno.
          Per Raffaele Bonanni, numero
          due della Cisl, la conferma di Epifani
          alla linea Cgil muove da spunti
          originali che rendono interessante
          l’analisi, ma è da contestare che lo
          sciopero sia generale («È uno sciopero
          particolare») ed è «contro il
          patto e contro chi lo ha firmato».
          Impossibile pensare all’unità, perché
          «lo sciopero Cgil muove da premesse
          ed esigenze diverse dalle nostre:
          tranne che sul Mezzogiorno il
          patto è stato rispettato. Ciò spiega
          anche perché la sospensione dello
          sciopero viene chiesta dai partiti e
          non dai sindacati.
          Bonanni è invece «molto interessato»
          alla riflessione di Epifani sul
          Meridione, ma chiarisce che
          non c’è stata nessuna lettera al premier
          scritta in comune da Cisl e Uil
          con Confindustria: «Ognuno di noi
          ha le sue ragioni per fare chiarezza
          sul Sud, ma la protesta degli imprenditori
          ha motivazioni opposte alle
          nostre. Confindustria vuole conservare
          ciò che la Finanziaria mette in
          discussione. Ha però ragione nel denunciare
          che non si cambiano le
          regole mentre la partita è in corso.
          Non ha ragione invece quando chiede
          di perpetuare gli automatismi:
          calano le entraate e aumentano le
          uscite, in una fase di bassa, mentre
          gli automatismi servono quando il
          cavallo galoppa. Serve invece stabilire
          cosa finanziare per accrescere la
          capacità del Meridione, dove si gioca
          la questione italiana: nel Sud si
          realizza la crescita, la giustizia, la
          conferma del welfare, la capacità
          competitiva, l’entrata dell’erario e il
          problema del nero. Dalla Cgil vorremmo
          una mano, perché sul Sud
          la nostra posizione è quella storica
          di Cgil-Cisl-Uil. Ma il sindacato
          non può muoversi con l’armamentario
          tradizionale: Epifani traccia
          un bel dagherrotipo, dice cose esatte,
          ma dimentica che si devono rinnovare
          proposte e impianti. Quanto
          alla Fiat, mentre discutiamo del
          Sud non si può accettare che chiuda
          Termini Imerese, l’unico impianto
          di una regione difficile: «Da tempo
          sostengo che occorre accelerare
          l’operazione con Gm. Ora serve rifare
          il piano industriale, discutere col
          sindacato non solo gli ammortizzatori,
          che vanno bene solo se c’è un
          disegno generale sulle prospettive».
          Anche alla Uil si apprezza molto
          «la sensibilità unitaria» di Epifani
          che «va riscoperta ripartendo dai
          contenuti», osserva Adriano Musi,
          segretario generale aggiunto: «Ripartendo
          dai contratti, dal Mezzogiorno,
          dal lavoro, sarà più facile
          riprendere un percorso unitario
          che renda più forte il mondo del
          lavoro». Sull’unità interviene anche
          il segretario confederale Franco Lotito,
          ala sinistra della Uil: si può ripartire
          dalla vertenza Fiat, dalla Finanziaria,
          dalle regole democratiche
          per la rappresentanza e la rappresentatiuvità
          e regolare i dissensi
          davanti ai lavoratori.
          Quanto allo sciopero del 18,
          Adriano Musi riscontra in Epifani
          «alcune forzature nella rimotivazione»,
          forse perché lo sciopero «è stato
          programmato con anticipo, un
          pò come si pianifica l’appuntamento
          con il dietista, quindi con notevole
          anticipo. Invece – prosegue Musi
          - serve una discussione serena che
          oggi è possibile, mentre il 5 luglio,
          quando è stata firmata l’intesa, tutti
          - dall’Ulivo alla Cgil – facevano ben
          altre previsioni di crescita e nessuno
          poteva pensare di ritrovarsi con
          gli attuali dati economici». Però «capisco
          le forzature nel motivare uno
          sciopero che oggi pesa, e lo si capisce
          anche nelle polemiche che Epifani
          rivolge a Cisl e Uil». Inoltre Musi
          replica ad una «strana risposta sulla
          pace, per cui sembra che la Uil non
          sia per la pace. Invece siamo per la
          pace, e non per un pacifismo ideologico,
          perché la pace significa convivere
          tra i popoli senza guerra, ma
          anche senza terrorismo».
          Al leader della Cgil, Adriano
          Musi vorrebbe chiedere quale ruolo
          ritiene che la Cgil debba svolgere in
          una sociateà bipolare: «Dalla risposta
          si capirà come si può confrontarsi
          con un governo che è stato legittimato
          dal voto eletorale, e come un
          sindacato debba cercare di ridurre
          al minimo i danni che provengono
          da una impostazione elettorale uscita
          vincente. Se ci si assegna solo il
          ruolo di oppositori, allora noi non
          siamo d’accordo: per la Uil il sindacato
          deve sempre essere in grado di
          contrastare le idee altrui, battersi
          per le proprie. E se oggi siamo in
          grado di dire che la Finanziaria ha
          molte criticità, è proprio perché esiste
          un misuratore che è indiscutibile
          anche per il governo».