Caro contributi: pressing per ridurli

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

      Pagina 9 – Economia

      Il caro contributi
      Pressing per ridurli, Italia la più esosa
      Ogni 100 euro di salario, le imprese ne pagano altri 45 per pensioni e assistenza

      LUISA GRION

      ROMA – Rilanciare lo sviluppo partendo dalle buste paga e riducendo la differenza che c´è fra il costo del lavoratore per il suo datore di lavoro e il salario netto che va davvero a finire nelle tasche del dipendente. Una differenza notevole, che va sotto il nome di «cuneo fiscale e contributivo» e che è appunto costituita da tutte quelle tasse e contributi che vanno a finanziare – oltre alle casse dello Stato – le pensioni, i vari assegni di disoccupazione, maternità, malattia e molto altro ancora. Per un operaio il costo del lavoro sfiora il doppio del salario. Assottigliando tale «cuneo», di fatto, si libererebbero risorse che, se destinate alle famiglie, potrebbero incentivare i consumi e, se destinate alle imprese, potrebbero ridurre il costo del lavoro favorendo magari l´occupazione.

      E´ questa l´idea che – per quanto riguarda la parte contributiva – comincia a farsi strada nella maggioranza. A dire il vero «storicamente» la proposta si abbattere il «gap» è nata all´interno del centrosinistra: inserita nel programma elettorale dell´Ulivo nel 2001 farà parte anche di quello dell´Unione per le prossime elezioni. Ma ultimamente di tale «terza via» si sta ragionando anche nel centrodestra. Ne ha parlato espressamente il vicepremier Tremonti, ma anche il sottosegretario al Welfare Sacconi e il viceministro all´Economia Baldassarri.

      Confindustria poi, la sta sollecitando, anche perché il «cuneo italiano» è ben più elevato di quello dei concorrenti europei: vola all´83 per cento del reddito netto (91 se si include l´Irap) contro i 45 del Regno Unito o i 60 della Spagna. Ogni 100 euro di «stipendio effettivo» costano di fatto 191: 25 euro se ne vanno per la parte tributaria (ma qui siamo più o meno nella media europea), 13 sono i contributi versati dal lavoratore, 45 euro i contributi versati dall´azienda e 8 l´Irap.

      Ridurre una parte di questo cuneo, a partire dai contributi, ovviamente ha un costo: assegni familiari, di malattia, di maternità o quant´altro dovrebbero essere coperti dallo Stato (si parla infatti di fiscalizzazione degli oneri sociali). Per il momento, al di là di un generico dibattito, l´unica proposta concreta sul «come fare» è quella elaborata da Tiziano Treu, senatore della Margherita. Le ipotesi – entrambe riferite al cuneo contributivo – sono due. Una più leggera, l´altra impegnativa.

      La prima consiste nell´eliminare (fiscalizzando, ovvero attribuendo allo Stato) la quota residua di «oneri impropri» (sono tali tutti quelli che non hanno a che fare con la pensione) che servono a finanziare gli assegni familiari. Ammontano all´1,68 per cento della retribuzione lorda. Costo dell´operazione – e relativo guadagno per le imprese o le famiglie – 3 miliardi di euro.

        La seconda invece prende in considerazione tutti i contributi, anche quelli legati alla previdenza, e considera la possibilità di ridurli tanto all´impresa quanto al lavoratore, concentrando gli sgravi sui redditi più bassi. Questa seconda ipotesi (mutuata dal modello francese) costerebbe fra i 4 e i 5 miliardi di euro. Per Treu «questi interventi sono più diretti e quindi più efficaci di un taglio all´Irap. L´obiettivo finale, del progetto che – forse con qualche ritocco – sarà ripresentato nel programma dell´Unione, resta quello di parificare i contributi sociali di tutte le forme di lavoro».