Caro amico ti scrivo, ma è polemica su chi paga

07/10/2003


07 Ottobre 2003

retroscena
Roberto Giovannini

INDIRIZZATA A 19 MILIONI DI CAPIFAMIGLIA PARTIRÀ TRA SETTE-OTTO GIORNI. L’OPPOSIZIONE: IL CONTO LO MANDANO AL CONTRIBUENTE
Caro amico ti scrivo, ma è polemica su chi paga
Berlusconi, una lettera per rassicurare i giovani e chi già non lavora più

ROMA
ITALIANI, preparatevi. Nel giro di una decina di giorni o giù di lì, quasi diciannove milioni di «capifamiglia» troveranno nella loro cassetta postale la ormai famosa lettera di Silvio Berlusconi che difenderà la bontà della riforma delle pensioni da poco varata dal governo. Non si tratta tanto di prepararsi alla lettura – sarà una paginetta, e sostanzialmente ripeterà i concetti del messaggio televisivo del premier a reti unificate – quanto alla sicura polemica che ne seguirà. La missiva, infatti, non è una missiva «privata», come una pubblicità elettorale o la classica proposta di acquisto di enciclopedie a rate. Verrà spedita a cura (e a spese) del Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, che ricade sotto l’egida del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti. Dunque, a spese del contribuente.
Lo schema che si seguirà è quello della lettera che accompagnò la spedizione alla stessa platea di italiani (per la precisione 18 milioni 700mila) dell’«euroconvertitore». Dopo il medesimo incipit – «Cara amica, caro amico» – seguirà il messaggio vero e proprio, che ricalcherà all’80 per cento le argomentazioni a difesa del progetto di riforma delle pensioni adoperate in televisione da Berlusconi. Un messaggio che vorrebbe comunicare «ottimismo, fiducia e serenità», oltre a spiegare tre concetti che il governo vorrebbe far passare nell’opinione pubblica. Primo, che chi è già in pensione non verrà toccato dalla riforma. Secondo, che i più giovani non verranno penalizzati dal giro di vite previdenziale, a ben considerare le cose: tenendo conto dell’allungamento della speranza di vita, in proporzione potranno godersi la pensione per lo stesso tempo dei loro genitori e dei loro nonni. Terzo, la eccezionale convenienza dell’incentivo che aumenterà la busta paga di chi rinuncerà alla pensione di anzianità. La lettera, infine, partirà nel giro di sette-dieci giorni, e a curare materialmente l’operazione sarà Poste Italiane. A pagamento, come nel caso dell’euroconvertitore.
Facile prevedere una valanga di polemiche. Già ieri dall’opposizione si ironizzava sull’utilità di questa lettera, e il leader Udeur Clemente Mastella diceva «almeno se la paghi lui». Secondo Palazzo Chigi, però, la spedizione di questo messaggio ricade nelle prerogative istituzionali della Presidenza del Consiglio, che dispone «per compiti in materia di attività di informazione, pubblicità e documentazione istituzionale» di un apposito Dipartimento (appunto, quello per l’Editoria), e al suo interno di un ufficio che cura «l’attività di comunicazione dell’Esecutivo sugli aspetti istituzionali a carattere politico, economico e sociale».
Per quanto riguarda gli aspetti «tecnici» della lettera sulle pensioni, a quanto pare è già stato siglato un contratto con Poste Italiane. Come per l’euroconvertitore, si tratta di un normale (anche se massiccio) contratto tra un cliente e una società di diritto privato. Come può fare qualsiasi privato cittadino o azienda, si va dalle Poste con un testo scritto, e si paga un servizio «chiavi in mano»: stampa delle lettere, imbustamento automatizzato, affrancatura, spedizione e consegna. Ovviamente, dicono alle Poste, quando si tratta di volumi massicci, il cliente (che essendo la pubblica amministrazione, ovvero il cliente principale di Poste Spa, verrà trattato «bene») ha diritto a uno sconto-quantità. Dunque, la lettera del Cavaliere non costerà 40 centesimi più i costi «produttivi» a missiva. Quanto precisamente non si sa (forse 7 centesimi), come non si sa quanto costerà l’intera operazione: di sicuro, «almeno alcuni milioni di euro», che finiranno nelle casse delle Poste per la gioia dell’amministratore delegato Paolo Scaroni. Al contrario, non dovrebbe costare nulla la banca dati dei destinatari: sarà utilizzata quella (gratuita) fornita a tutti su richiesta e tratta dall’elenco degli abbonati all’elenco del telefono.
Non è una novità in assoluto, nella comunicazione politica: Emma Bonino, per le elezioni europee del 1999, spedì diversi milioni di lettere. Ma a spese sue. Dunque, polemiche in arrivo. Sì, perché a parte le valutazioni politiche, non mancano precedenti in materia di comunicazione fino a un certo punto «istituzionale». Nell’agosto del 1994, il garante per l’Editoria Giuseppe Santaniello impose al governo il ritiro dei celebri spot tv «Fatto!», perché considerati «non di utilità sociale» e «nemmeno di interesse della pubblica amministrazione», riferendosi peraltro in alcuni casi non a leggi approvate, ma semplici progetti di legge (come è il caso della proposta di riforma delle pensioni). Nel 2001 Forza Italia, dall’opposizione, protestò con veemenza contro gli spot interpretati da «Nonno Libero» Lino Banfi sulle leggi a tutela della famiglia varate dall’Ulivo. Uno spot «chiaramente di parte, che carpisce la buona fede dei cittadini e crea impari condizioni tra l’opposizione e la maggioranza». Parola di Silvio Berlusconi.