Carne e verdura guidano la corsa dei rincari

17/12/2003




17 dicembre 2003

Carne e verdura guidano la corsa dei rincari

Indagine Altroconsumo-Corriere: in un anno le melanzane salite del 17%, il tacchino del 15%.
Arance campioni di ribasso con un meno 7,4%
      In agguato sugli scaffali dei supermercati ecco, anche per il 2003, i soliti, immancabili rincari record. Che quest’anno toccano in generale alla carne bianca (»14,9%) e agli ortaggi. Certo, nel secondo anno di euro accanto ai listini ritoccati all’insù guidati dal 22,1% del miele Ambrosoli, cercando bene spuntano anche buone notizie per il bilancio del caro-spesa. Qualche prodotto ha deciso di fare marcia indietro e i prezzi sono stati rivisti al ribasso anche del 7,6% come è successo al pecorino romano o del 7,4% fatto registrare dalle arance. Niente a che vedere però con i super-rialzi a due cifre di melanzane (»17,6%), patate (»16,1%) e cacao zuccherato Perugina (»15,1%), che non sembrano voler lasciare la prima scena e che continuano a influenzare pesantemente la spesa-tipo della famiglia italiana. Il risultato emerge dall’indagine fatta anche quest’anno dall’associazione Altroconsumo in esclusiva per il Corriere della Sera che ha preso in esame un paniere fatto di prodotti puntuali, con tanto di etichetta, in 100 supermercati distribuiti in nove città tra il Sud e il Nord Italia. La rilevazione dei prezzi è stata effettuata tra fine novembre e l’inizio del mese di dicembre e quindi le variazioni si riferiscono ai prezzi che lo staff di Altroconsumo aveva già registrato nel mese di novembre del 2002.


      IL CONFRONTO CON L’INFLAZIONE
      – Sono oltre 20 i prodotti, quasi tutti del settore alimentare, che hanno lasciato molto indietro il carovita sceso a novembre secondo gli ultimi aggiornamenti Istat al 2,5% su base annuale. Ma anche facendo il confronto solo con l’inflazione alimentare, che nel corso degli ultimi 12 mesi è stata del 4,3% a causa soprattutto di frutta e ortaggi freschi rimasti per tutto l’anno nell’occhio del ciclone dei rincari, il discorso non cambia.
      Facciamo una prova. Se per esempio nel carrello della spesa mettiamo un chilo di melanzane tonde e un chilo di patate, un altro chilo di fesa di tacchino a fette, due bottiglie da un litro e mezzo di Coca Cola, 400 grammi di pomodori pelati Cirio, azienda che nel frattempo dopo il crac finanziario sta tentando di superare la crisi con l’amministrazione straordinaria, e finiamo con un chilo di cipolle rosse e un altro di pomodori da insalata (tutti prodotti che si vedono abitualmente nelle buste della spesa settimanale delle famiglie italiane) il rincaro medio rispetto alla stessa spesa fatta un anno fa risulta superiore al 12%.

      QUALCHE BOCCATA DI OSSIGENO – Qualche boccata di ossigeno può arrivare dai prodotti che hanno cancellato qualche decino di euro dai propri cartellini e che pure rientrano nella spesa tipo. Anche se qui il ribasso non va oltre quello di un chilo di pecorino romano passato dagli 11,46 euro agli attuali 10,59. Le arance nello stesso periodo sono scese sugli scaffali della grande distribuzione del 7,4%, insieme allo yogurt alla frutta Yomo (-6,4%), al risotto con i porcini della linea risotteria Knorr (-6,3%), alla Pizza Buitoni bella Napoli margherita (-5,7%) e alla jocca Kraft (-5%).
      Proviamo a integrare la spesa precedente mettendo nel carrello anche i prodotti che sono scesi come un chilo di arance, due barattoli da 125 grammi di yogurt Yomo, una confezione da 300 millilitri di shampoo Panten Pro-V per capelli normali, una scatola di Sofficini Findus al formaggio, 125 grammi di mozzarella Santalucia, un chilo di puntine di maiale e un chilo di Emmenthal svizzero. Il risultato rimane comunque un rialzo generale superiore all’8%.

      LE ATTESE PER IL 2004 – Sono frutta e ortaggi freschi i prodotti critici per il 2004 secondo il responsabile della ricerca di Altroconsumo Michele Cavuoti. «Il settore rimane a rischio – spiega Cavuoti – perché la grande distribuzione non è riuscita a fare la differenza, come è accaduto sul versante dei prodotti confezionati. Anche se rimane difficile anticipare le tendenze perché la rilevazione dei prezzi fatta dall’Istat, essendo destagionalizzata sui 12 mesi (cioè nel calcolare la variazione anche mese per mese si trascina i prezzi registrati negli undici mesi precedenti, ndr ), è molto lenta nel mettere in evidenza rincari o raffreddamenti».
      Tra le armi vincenti di ipermercati e supermercati restano, secondo l’associazione, le promozioni. Nella grande distribuzione qualche tipo di promozione è stato rilevato dagli ispettori di Altroconsumo nel 70% dei casi analizzati. Anche se i tempi cambiano: non piace più il «3X2» mentre molto diffuso sembra essere la pratica del prezzo bloccato, utilizzata dalle grandi distribuzioni per cercare di fidelizzare i consumatori. Diversa è invece la bandierina del sottocosto che per Cavuoti «rischia di essere solo un prodotto civetta per attrarre le famiglie nel supermercato. Spesso gli approvvigionamenti vengono fatti un po’ alla volta. Il risultato è che tra gli scaffali la merce pubblicizzata come sottocosto diventa di frequente difficile da trovare».

msideri@corriere.it
(1. puntata)
Massimo Sideri


Economia