Carlo Sangalli: ora dialogo con l’Unione

19/03/2007
    lunedì 19 marzo 2007

    Pagina 10 – Politica

    CONFCOMMERCIO

      Sangalli: ora dialogo con l’Unione
      Con Silvio siamo amici, capirà

        «Noi aperti a tutti. Non saremo più un serbatoio di voti»

          DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
          Angela Frenda

            CERNOBBIO — «Certo che abbiamo fatto proprio una bella cosa…». Carlo Sangalli sorride e fissa la sala vuota di Villa d’Este. Da pochi minuti è finita la tre giorni Ambrosetti- Confcommercio. I delegati sciamano fuori diligentemente, mentre lui li osserva soddisfatto: «Siamo riusciti a dimostrare che Confcommercio è un interlocutore credibile e vuol dialogare con tutti, destra e sinistra. Soprattutto, vuol sedere finalmente al tavolo delle trattative avendo pari dignità. Anche rispetto a Confindustria. Ma attenzione: non è serbatoio di voti per nessuno».

            Nominato reggente di Confcommercio il 21 dicembre 2005 e poi diventato presidente, a poco meno di un anno e mezzo «Carluccio» (come lo chiamano gli amici) sembra essere riuscito a far dimenticare la gestione Billè (autosospesosi per le note vicende giudiziarie). E a segnare la differenza, lanciando uno «stile Sangalli». Fatto di sorrisi, poche interviste, niente apparizioni tv (vera passione, invece, di Billè, che era tra gli affezionati della trasmissione «Porta a Porta»), rare uscite pubbliche. E tanta mediazione. «Seguo la scuola Dc, in cui sono cresciuto. Io sono stato anche deputato dal ’68 al ’92, ed ero vicino a Giulio Andreotti. Ho imparato a capire le ragioni degli altri. Chi non la pensa come me non diventa mai un nemico. Diciamo che riesco a litigare…solo con gli interisti».

            Quattro figli, undici nipoti, milanista («porto bene, mi dicono»), «l’uomo del dialogo» tira le somme. E chiarisce perché il centrosinistra sembra aver «riscoperto» Confcommercio: «In questa tre giorni è stato un piacere aver avuto da tutti, nessuno escluso, un segno di riconoscimento. Hanno capito che vogliamo dialogare sul terreno delle proposte concrete, prima fra tutte l’abbattimento della pressione fiscale sulle famiglie». La «benedizione», in questo senso, Sangalli l’ha ricevuta ieri mattina da Franco Marini proprio a Cernobbio, in quello che a molti è sembrato un «Cisl day»: due ex segretari cisl (Marini e D’Antoni) più quello attuale (Bonanni) seduti allo stesso tavolo. A dire le stesse cose. Tra gli applausi generali e i sorrisi dello stesso leader di Confcommercio. In un linguaggio più da congresso della Balena bianca che da workshop. «Sì — ammette Sangalli —, siamo stati "benedetti" da Marini, ed è stata una grande soddisfazione. Ho provato una punta di orgoglio quando il presidente del Senato ha pronunciato le mie stesse parole. Ma in questi mesi mi sembra di aver fatto passi avanti con tutto l’esecutivo, che a differenza del governo Berlusconi, con noi molto corretto, ci aveva escluso dalla concertazione sulla Finanziaria. Le nostre ragioni, che sono quelle di sempre, spero che abbiano fatto breccia anche nell’Unione, dunque. E a giudicare dai contatti, c’è da essere ottimisti. In questi mesi abbiamo dialogato, tra gli altri, con Morando, Ferrero, e lo stesso Bersani, che era davvero dispiaciuto di non essere potuto venire qui. Sono diventati nostri interlocutori. Ma penso anche a Padoa-Schioppa: la sua è stata una vera apertura nei nostri confronti». Manca solo l’ultimo anello della catena, per Sangalli: «Romano Prodi. Che finora ha rifiutato accusando impegni. E dire che ci conosciamo dai tempi dell’Università Cattolica…».

            Un cambio di rotta, dunque, rispetto alla gestione filo-azzurra di Billè? Sangalli non vuole polemiche: «Diciamo che questo è il mio stile. E che molti, nel centrosinistra e nell’esecutivo, ci hanno scoperto. Ma attenzione: non saremo mai serbatoio di voti per nessuno. Siamo un soggetto politico autonomo che dialoga nel merito delle questioni. Io la ola la faccio solo per Kakà». Certo, ammette, «non è stato facile raccogliere il testimone da Billè, che pure ha fatto molte cose importanti. E poi, francamente, pensavo di essere troppo vecchio. Avrei visto meglio un giovane alla guida di Confcommercio. Ma se sediamo anche noi al tavolo della concertazione, vuol dire che qualcosa di buono la sto pur facendo».

            Un colpo, questa vostra «svolta», per Berlusconi? «Ma no, Silvio la pensa come me su queste cose…L’accoglienza fredda dell’altra sera? Bah, lui all’inizio mi è sembrato un po’ stanco, poi ha sfoderato la sua grinta. Se qualcuno, nella platea, non ha capito, magari il problema è stato che Silvio non è voluto entrare nel merito di alcuni temi, ma ha preferito dialogare amichevolmente. La verità, poi, è che forse, proprio alla luce della mia amicizia quarantennale — e vera — con lui, qualcuno si sarebbe aspettato da me un altro tipo di gestione. Sa, con Silvio ci conosciamo dai tempi in cui ero consigliere comunale a Brugherio. Però lui capirà: un conto è l’amicizia, altro è dirigere quest’organizzazione».

            Mai tentato di entrare in Forza Italia? «Mai avuto tessere di partito da quando sono in Confcommercio. E se decidessi di fare il parlamentare, mi dimetterei subito». Pausa. E il pensiero va subito alla «rossa Michela», presidentessa dei giovani di Confcommercio, ma anche dei Circoli della libertà. E «caterpillar» del Cavaliere. «A proposito della Brambilla — spiega pacato Sangalli — posso solo dire che non sono uomo dalle decisioni drastiche. Ma poiché sono convinto che vada tutelata l’autonomia della confederazione, ribadirò che siamo un soggetto politico autonomo». Il che si potrebbe tradurre: porrà la questione dimissioni sul tappeto.