Carichi di debiti, anche per arrivare a fine mese

05/12/2005
    lunedì 5 dicembre 2005

    Pagina 35 tuttosoldi

    DATI BANKITALIA E CICR. RISCHIO AUMENTO COMMISSIONI CON LE NUOVE LEGGI CHE RIDUCONO IL TEMPO DI CONSERVAZIONE DEI DATI SU BUONI E CATTIVI PAGATORI

      Carichi di debiti, anche per arrivare a fine mese

        Crescono i prestiti generici: +13%. Finalizzati: +15%. Mutui: +17%

          inchiesta
          Gino Pagliuca

            ITALIANI sempre più indebitati. Per la casa, per l’auto, per comprare gli ultimi gioielli della tecnologia o semplicemente, come la forte crescita dei prestiti personali lascia sospettare, per arrivare alla famosa quarta settimana del mese. Si è detto che la 13ª mensilità quest’anno servirà a gran parte delle famiglie per pagare le rate dei debiti: le cifre ufficiali fanno pensare che in questa semplificazione giornalistica vi sia un fondo di verità.

            IL MERCATO
            Gli ultimi dati della Banca d’Italia segnalano che a settembre 2005 la consistenza complessiva dei prestiti alle famiglie ammontava a 374.836 milioni di euro, con un incremento del 13,1% rispetto allo stesso mese del 2004. La consistenza delle operazioni di credito al consumo è salita a 42.469 milioni di euro, con un aumento del 15,2% rispetto ai 12 mesi precedenti, quella dei prestiti personali è passata a 125.540 milioni, con una crescita del 5,1%, i mutui per la casa sono arrivati a 206.554 milioni, con un aumento del 17,7%.

            EROGAZIONI
            I dati sulle consistenze sono elaborati tenendo conto dei prestiti accesi ma anche di quelli restituiti nel periodo. Da Assofin, l’associazione che raggruppa la quasi totalità degli operatori del credito al consumo, giungono invece i dati disaggregati sulle erogazioni. Il totale dei finanziamenti concessi è salito del 14,5%, con andamenti però molto differenziati a seconda dei comparti. In particolare, appaiono in maggiore crescita i prestiti non specificamente legati a un acquisto: i prestiti diretti fanno segnare un 28,3% in più, la cessione del quinto dello stipendio balza del 37,9% mentre l’ultimo osservatorio sulle carte di crediti di Crif, Assofin e Prometeia segnala il forte aumento dell’uso della carta di credito per farsi anticipare contante. Sono tutti segnali di una crescente difficoltà delle famiglie a far quadrare i loro budget.

            TASSI ZERO
            Nelle tabelle della pagina mettiamo a confronto i tassi effettivi richiesti dagli operatori. Come si può vedere il mercato presenta condizioni abbastanza standardizzate, e anche procedure e tempi di erogazioni tendono all’omogeneità. Sul mercato sono però sempre più diffuse le operazioni al cosiddetto tasso zero. Ci sono catene di elettronica o di mobili, ad esempio, che nella loro pubblicità non evidenziano il prezzo del prodotto in offerta, bensì la rata mensile. Attenzione, non sempre si tratta di regali: e questo per due buone ragioni. La prima è che il finanziamento ha un costo per il venditore, e questi deve trasferirlo in qualche modo sul prezzo finale del bene. Ciò significa che se offrono un televisore da 1200 euro pagabile in 24 rate da 50 euro, guardandosi in giro e disponendo del contante necessario è probabile trovarlo in qualche altro negozio a 1100 euro. Il secondo è che spesso l’erogazione del prestito è legata all’accensione di carte fedeltà di appoggio che comportano il pagamento di commissioni a ogni prelievo mensile.

            CREDITO A RISCHIO
            Crescerà ancora la propensione all’indebitamento delle famiglie? Non è detto. Sui mutui pesa la prospettiva di un’ulteriore stretta creditizia da parte della Bce, che, combinata con la dinamica dei prezzi delle case, ancora molto elevati nelle grandi città, potrebbe rallentare il mercato immobiliare. L’aumento dei tassi, invece, non dovrebbe giocare un ruolo decisivo sul credito al consumo, perché qualche decimo di punto o anche un punto non incidono particolarmente su rate per prestiti con tempi di rimborso e importi ridotti.

            Un certo pessimismo, sia sui mutui che sul credito al consumo, è invece giustificato da una motivazione giuridica: l’accesso ai finanziamenti potrebbe essere a rischio per molte famiglie a partire dal 1° gennaio prossimo, perché, dopo un periodo di rodaggio di un semestre, troverà piena attuazione il codice deontologico per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, varato dall’Antitrust.

            Il codice prevede che i gestori potranno mantenere le informazioni «positive» (cioè i nominativi di coloro che hanno pagato regolarmente le rate) sui debitori solo per due anni dal pagamento dell’ultima rata e non più per tre, come prevedevano le norme transitorie. Spiega Enrico Lodi, direttore Credit bureau services di Crif, società che gestisce per conto del sistema creditizio le informazioni positive e che chiede il mantenimento del termine attuale: «Abbiamo simulato gli effetti che potrebbero derivare da un’eventuale riduzione dei tempi di conservazione dei dati positivi sulla domanda e i volumi di credito, basandoci sui volumi erogati nel 2004. Secondo le nostre analisi la conservazione dei dati positivi ridotta a due anni renderebbe più difficile l’accesso al credito a 632.509 consumatori, e per quasi centomila ottenere il finanziamento sarebbe addirittura impossibile. Dal punto di vista economico questo significherebbe negare 858 milioni d’euro per credito al consumo e 1 miliardo d’euro per finanziamenti immobiliari».

            INSOLVENZE
            Altro rischio da non trascurare: l’aumento delle insolvenze. Negli ultimi anni i crediti in sofferenza sono cresciuti per importo complessivo ma sono rimasti, con leggere oscillazioni tra un trimestre e l’altro, sostanzialmente stabili se si considera l’incidenza percentuale sull’erogato. A fine 2004, secondo i dati di Prometeia, risultava in sofferenza il 4% delle cifre erogate per prestiti personali e credito al consumo; per le banche generaliste il dato era del 4,3% mentre per le finanziarie si scendeva al 3,7%. Il pericolo maggiore per il sistema, però, probabilmente non arriva da questo tipo di prestiti ma dai mutui, erogati negli ultimi anni per somme sempre crescenti e per coperture che possono arrivare al 100% della garanzia ipotecaria. La sensazione di alcuni osservatori è che molte famiglie abbiano fatto il passo più lungo della gamba.