“Cari commercianti, limate i listini”

03/12/2001


DOMENICA, 02 DICEMBRE 2001
 
Pagina 25 – Economia
 
Lettera della Confesercenti ai suoi associati per invitarli ad arrotondare sempre in basso
 
"Cari commercianti, limate i listini"
 
 
Appello alle altre categorie: fate altrettanto
Venturi: facciamo uno sforzo in più del dovuto
 
 
LUISA GRION

ROMA — Cari commercianti, i tempi sono duri: i consumi piangono, i clienti ci guardano con sospetto e pensano che siamo lì, dietro la cassa, pronti a fregarli. Spiazziamo tutti con un gesto di rottura: arrotondiamo al ribasso. O meglio arrotondiamo più al ribasso di quanto la Ue, le regole, il governo, la Banca d’Italia ci chiedono. Perderemo qualche lira qua e là, ma ne varrà la pena. Così la pensa Confeserenti, l’associazione di categoria pronta a chiedere agli iscritti di approfittare dell’euro per fare minisconti alla clientela. Miracoli della valuta unica.
Il presidente Marco Venturi ha scritto una lettera agli associati (sarà pubblicata nei prossimi giorni sulle riviste interne e sul sito Internet) mandando un preciso messaggio: «Ti chiediamo – vi si legge – di adottare arrotondando al ribasso i prezzi in euro. Si tratta di limare in diminuzione i millesimi e se necessario anche qualche centesimo. Se, per esempio, il prezzo di vendita di un maglione è pari a lire 92.000, la conversione in euro è uguale a 47,514. In questo caso, bisognerebbe arrotondare il prezzo a 47,51 (e fin qui si tratta del semplice rispetto delle regole, ndr) oppure a 47,50». E qua scatterebbe lo sconto di un centesimo di euro, ovvero di 19,36 lire.
Perché tanta disponibilità? Perché, spiega Venturi «il cliente è la nostra principale risorsa e non vogliamo spingerlo verso «altri» o a congelare gli acquisti nei mesi di gennaio e febbraio prossimi per la paura degli arrotondamenti». Certo, Confesercenti chiede ad imprese e amministrazioni pubbliche di fare altrettanto con le tariffe, ma è chiaro che la categoria intera è quantomeno preoccupata. Tutti sono convinti che lo choc della nuova moneta e i timori da inflazione nei primi mesi del 2002 potrebbero penalizzare gli acquisti più del dovuto. Le raccomandazioni, su questo fronte, si sprecano. Quella di Eurologo, prima fra tutte. L’intesa, cui hanno aderito praticamente tutte le associzioni della piccola e grande distribuzione, da mesi predica di praticare la trasparenza sui prezzi, di arrotondare seguendo le regole dettate dalla Ue, di offrire tutte le spiegazioni del caso alla clientela. Chi ci sta può applicare alle vetrine un marchio doc.
Altra iniziativa «salva clientela» è quella maturata nell’accordo Indicod fra produttori e distributori. Le imprese aderenti alla FaidFederdistribuzione hanno raggiunto un accordo che ha per obiettivo la tutela del consumatore nel passaggio dalla lira all’euro in termini d’inflazione. Ovvero a partire da dicembre fino al 30 marzo 2002 chi vi aderisce s’impegna a mantenere stabili i prezzi al consumo (i listini potranno scendere, ma non salire); a comunicare tempestivamente le eventuali variazioni al ribasso; a concordare i prezzi per il lancio di nuovi prodotti. Tutto sta nel capire se, finita la «luna di «miele» che il cambiamento epocale richiede, non scatti poi la forsennata corsa al recupero.