Carburanti, la carica degli «iper»

27/11/2002



            27 novembre 2002


            SERVIZI & CONCORRENZA


            Carburanti, la carica degli «iper»

            Le catene della grande distribuzione denunciano i vincoli che frenano la liberalizzazione


            MILANO – Le catene degli ipermercati vogliono entrare nella distribuzione dei carburanti. Ma non ci riescono. «Vorremmo costruire 50 aree di servizio nei centri commerciali, ma non riusciamo a rompere il monopolio», sbotta Giuseppe Fabretti, vicepresidente della Coop. L’obiettivo è attrarre più clienti nei centri commerciali, certo, e offrire un servizio in più. Le associazioni dei consumatori sono d’accordo: nei due soli distributori che non alzano le insegne delle compagnie petrolifere, i prezzi sono decisamente più contenuti. Sulla benzina 6 centesimi in meno (120 lire) e 5 in meno sul gasolio. È stato questo il tema del convegno sulla "liberalizzazione mancata" promosso ieri a Milano da Auchan-Rinascente, Carrefour, Coop e Finiper. La risposta ufficiosa della grande distribuzione è stata: compagnie petrolifere e benzinai sono alleati contro un temibile concorrente. La risposta ufficiale è invece: «Nonostante la legge liberalizzi il mercato – afferma il coordinatore della grande distribuzione, Luigi Pedeval – l’ingresso di nuovi operatori è ostacolato da regolamenti regionali e comunali spesso in contrasto con la legge». Insegne petrolifere. Oggi ci sono distributori di carburanti nei piazzali di 50 ipermercati. Ma alzano le insegne delle compagnie petrolifere. Un esempio per tutti. Rispetto al distributore medio italiano, che vende 1,5 milioni di litri l’anno, un ipermercato alle porte di Milano vende 23 milioni di litri di benzina e gasolio marchiati con la conchiglia della Shell. Il caso Carrefour. Benzina a marchio Coop? Gasolio con i colori inconfondibili dell’Auchan? Qualcuno è riuscito. Ma è un caso unico: la Carrefour, dopo il distributore nell’ipermercato torinese di Nichelino e in quello veneziano di Portogruaro, ne sta aprendo uno a Massa. E il quarto al Sud. Altre 11 stazioni di servizio in 5 anni. «Ma è difficile sbloccare la situazione – osserva Cesare Magni, direttore Nuovi servizi Carrefour – e per alzare le nostre insegne dobbiamo attendere che scada il contratto con la compagnia». Leclerc con Conad. Un altro colosso francese è alle porte: è Leclerc, alleato in Italia con Conad, che Oltralpe è in posizioni leader nel business dei carburanti. «Servizi per auto e stazioni di rifornimento – commenta Roberto Dessì, segretario generale Ancd-Conad – sono al centro del piano di sviluppo comune che conta già cinque ipermercati; vogliamo ricorrere all’esperienza e alla posizione di mercato di Leclerc». Prezzi civetta. Gli ipermercati usano la benzina scontata per attrarre consumatori. «Azzerano i margini per ricuperarli attraverso i prodotti venduti dentro l’ipermercato», commenta Carlo Andrea Bollino, consigliere per l’energia del ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano. I conti. A Bollino risponde Magni della Carrefour: «Con lo sconto di 6 centesimi, assicuro che abbiamo un margine. Tutt’altro che irrisorio. Perché non abbiamo costi indiretti». Basta acquistare un’autobotte di carburante direttamente in raffineria. In questi giorni, la differenza tra il prezzo all’ingrosso e il consumo finale è sui 12 centesimi al litro per la benzina (circa 240 lire) e di 14 sul gasolio (270 lire). Significa che, tolto lo sconto, all’ipermercato restano dai 6 ai 9 centesimi tra margine di profitto, tariffa dell’autobotte, ammortamento dell’impianto e altro. Ce n’è abbastanza per abbassare i prezzi ancora di più senza andare nel sottocosto. Ma – ammette la grande distribuzione – uno sconto più basso di questo sarebbe non una politica commerciale ma una palese dichiarazione di guerra contro le compagnie petrolifere. Il Governo. «Il ministro Marzano intende ridurre i costi del prezzo dei carburanti, consentendo agli operatori del settore di mantenere gli stessi margini», annuncia il professor Bollino. Secondo Bollino, è necessario trovare alternative al «contratto di somministrazione attualmente in uso: va bene per il piccolo gestore ma non per i grandi operatori».

            JACOPO GILIBERTO