Cara vacanza, mi costi il dieci per cento in più

26/07/2004

          domenica 25 Luglio 2004

            L’INDAGINE DELL’INTESA DEI CONSUMATORI. LA CONFESERCENTI: «SONO NUMERI IN LIBERTA’»

              Cara vacanza, mi costi il dieci per cento in più
              Aumentano i prezzi dagli alberghi agli ombrelloni. Record dei ristoranti

                Luigi Grassia

                Quella del 2004 è l’ennesima estate di rincari e anche di polemiche: chi va in vacanza matura facilmente l’impressione di svenarsi al ristorante ma anche in pizzeria, in albergo come in spiaggia, mentre i commercianti negano che sia vero e hanno dalla loro l’Istat che continua a stimare un’inflazione attorno al 2%. All’Intesa dei consumatori risultano cifre ben diverse: ieri ha diffuso i risultati di uno studio da cui risulta, nella metà di estate appena trascorsa, un aumento medio della spesa per le vacanze del 10% con un record del 15% per la ristorazione.
                Il salasso comincia dal benzinaio. L’Intesa (che unisce Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) calcola che quest’estate la benzina costi il 7% in più (cioè 1,085 euro al litro contro 1,161 dell’anno passato) e che l’esborso medio per un pieno sia salito a 61 euro, cioè ben 4 euro in più di un anno fa (quasi ottomila lire). Naturalmente è colpa del boom dei prezzi del petrolio ma c’è una vecchia polemica sulle responsabilità supplementari di una rete distributiva pletorica e poco efficiente. Quando si sale in macchina di solito si punta sul più vicino casello autostradale e qui c’è una nuova sgradita sorpresa perché i pedaggi hanno subìto un incremento del 2,26%. Si tratta, peraltro, di un rincaro meno marcato rispetto alle varie voci di spesa per le vacanze, e la società Autostrade per l’Italia fa osservare che «l’aumento era stato autorizzato già da gennaio ma noi, proprio in seguito a un accordo con le associazioni dei consumatori, lo abbiamo rinviato a luglio».
                Comunque, secondo l’Intesa, una famiglia di 4 persone che parte per le vacanze in auto deve aspettarsi una spesa complessiva (cioè non solo per carburante e pedaggi ma anche alberghi, ristoranti eccetera) di 2153 euro a settimana, con un rincaro del 10,2% rispetto allo scorso anno; va appena un po’ meglio per chi ha deciso di spostarsi in aereo, perché a parità di tutte le le altre voci in questo caso il costo di una vacanza per 4 persone è in media di 2951 euro, cioè l’8% in più dell’estate del 2003.
                Peraltro, su quel +10 e +8 per cento complessivi non sono tanto le spese di viaggio a incidere, quanto quelle che si devono affrontare una volta arrivati al mare o in montagna. La prima cosa da fare è sistemarsi in albergo, e l’Intesa calcola che l’esborso per dormire sia pari in media a 100 euro al giorno per ciascuna delle due stanze doppie necessarie a 4 persone: in totale fanno 1400 euro a famiglia a settimana e il rincaro rispetto a un anno fa è del 10% tondo. Questa del dormire è, in assoluto, la spesa più rilevante per la vacanza, ma almeno è una cifra stabilita, che ogni singola famiglia conosce già prima di partire e che può decidere sulla base delle sua possibilità. Invece gli esborsi per mangiare, bere e divertirsi sono in termini assoluti un po’ più contenuti, ma in percentuale sono cresciuti di più e una volta che si è nelle località di svago rischiano di lievitare a dismisura perché, si sa, in vacanza si tende a esagerare in tutto.
                Ebbene, al ristorante si scopre (sempre secondo l’Intesa) il rincaro più pesante dell’estate, pari al 15%, mentre in pizzeria si risparmia qualcosa con un +5% che ad ogni modo è più del doppio del tasso di inflazione Istat. Poi c’è il caro-spiaggia legato anche all’aumento dei canoni demaniali: due lettini e un ombrellone costano per una settimana 142 euro in media (+7%), cui vanno ad aggiungersi bibite, panini e gelati acquistati durante la giornata negli stabilimenti (120 euro in 7 giorni, +10%). Spesa media, dunque, 260 euro. E infine, secondo l’Intesa, tra discoteche, parchi giochi e giostre la spesa settimanale per i più giovani della famiglia può arrivare a 109 euro, il 9% in più rispetto al 2003.
                Che cosa rispondono i commercianti? «Questi numeri non ci risultano assolutamente – dice Marco Venturi, presidente di Confesercenti -. Corrispondono a volte o più di quello che dice l’Istat e io do credibiltà all’Istat. Ho l’impressione che le associazioni dei consumatori tendano a generalizzare sulla base di poche telefonate, da cui traggono dati senza alcuna scientificità. I commercianti non cercano di forzare i prezzi quando i consumi sono in calo». Laconica la reazione della Confcommercio, che non commenta le accuse delle associazioni di consumatori salvo osservare che «non si capisce come facciano i conti».