Cara Rai, non nascondere lo sciopero

16/10/2002


  Sindacale




16.10.2002
Cara Rai, non nascondere lo sciopero

di 
Felicia Masocco


 La Cgil insiste. La Rai deve informare sullo sciopero generale che venerdì fermerà il lavoro in gran parte del paese e porterà in piazza centinaia di migliaia di persone. Se il silenzio dovesse continuare Corso d’Italia si rivolgerà all’Autorità per le comunicazioni e alla Commissione di vigilanza Rai. E per protestare contro il black-out alcune delle manifestazioni in programma il giorno dello sciopero finiranno sotto le sedi dell’azienda radiotelevisiva.
Dopo la denuncia della Filt e i sit-in in viale Mazzini della Camera del lavoro romana ieri il segretario generale Guglielmo Epifani ha scritto al presidente Antonio Baldassarre «per evitare che lo sciopero sia uno sciopero molto ben riuscito, ma inesistente per l’informazione pubblica». L’oscuramento è «sbagliato» e «immotivabile» scrive Epifani a Baldassarre, al direttore generale Agostino Saccà e ai direttori di testata, «è urgente un intervento per correggere questo stato di cose e garantire sia nella fase di preparazione, sia sulle ragioni, sia sull’andamento della giornata di sciopero, un’adeguata e corretta informazione come diritto di tutti i cittadini».

Tace la Rai, ma se ne sta in silenzio anche gran parte dei media, carta stampata e tg privati. Sullo sciopero in pratica è il grande gelo e secondo la confederazione le ragioni hanno evidente ispirazione politica. Nel corso di queste settimane, accusa Epifani,«abbiamo assistito da parte di molti organi di informazione ad un progressivo oscuramento delle ragioni e delle iniziative in preparazione dello sciopero. Ciò vale- incalza- anche per l’azienda di servizio pubblico, che dovrebbe invece garantire come compito di istituto l’imparzialità e la pluralità dell’informazione, sia a livello nazionale che nell’informazione locale».
Nei prossimi giorni le strutture locali del sindacato chiederanno incontri urgenti con i direttori delle sedi regionali Rai e venerdì saranno i lavoratori a farsi sentire: i due cortei fiorentini, ad esempio, confluiranno in piazza Beccaria fino alla sede Rai. A Milano dopo il comizio di chiusura che si tiene in piazza Duomo, si terrà un presidio presso la sede Rai di Corso Sempione.

Cominciano intanto a delinerarsi, non senza polemiche, gli effetti concreti dello sciopero: 275 voli sono stati cancellati dall’Alitalia, mentre Trenitalia fa sapere che tra le 9 e le 17 di venerdì non marcerà almeno il 40% dei treni a media e a lunga percorrenza. I dettagli su come si svolgerà la giornata verranno resi noti oggi, compreso il lungo elenco delle adesioni che vanno dalla forze politiche della sinistra (Ds, Prc, Pdci, Verdi) a grosse fette della società civile, a cominciare dal coordinamento dei girotondi per la democrazia, con gli studenti, il mondo dello spettacolo, le amministrazioni locali.
Capitale simbolica della mobilitazione sarà Torino: lo impongono le incerte sorti della Fiat e del posto di lavoro per oltre 40 mila persone tra dipendenti diretti, indotto e terziarizzate, paradigma della crisi che interessa l’intero assetto industriale del paese. Così allo slogan «sciopero per l’Italia», in Piemonte se ne aggiungerà un altro: «Aiutare la Fiat e aiutare l’Italia». Due i cortei, 200 i pullman da tutta la regione, e una partecipazione che si annuncia massiccia. Il comizio conclusivo sarà tenuto da Epifani, prima interverranno il segretario del Piemonte, Scudiere, una delegata Fiat e il rappresentante di Arafat in Italia. Lo sciopero è anche contro la guerra.