Caprotti prepara un’altra offensiva contro le coop

19/09/2007
    mercoledì 19 settembre 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

      Caprotti prepara
      un’altra offensiva
      contro le coop

        Attacco ai «carrelli rossi», ma potrebbe
        cedere un pezzo di Esselunga a Tesco

          di Giampiero Rossi/ Milano

            SORPRESA – La scena potrebbe assomigliare molto a quella della “Leggenda del pianista sull’oceano”, quando il protagonista Novecento, che era nato su quella nave e mai ne aveva voluto scenderne, dice: «Scendo a terra». La situazione si è ripetuta a Milano quando Bernardo Caprotti, il fondatore dell’Esselunga, ha detto ai suoi collaboratori: «Voglio fare una conferenza stampa». Chissà lo stupore di fronte all’uomo a capo di un colosso della grande distribuzione che in cinquant’anni ha evitato taccuini e telecamere come la peste. Più meno cioè come i sindacati nei suoi supermarket.

            Insomma, dopo il crollo del muro di Berlino e dopo che la destra ha governato Bologna, ecco che venerdì prossimo Caprotti parlerà con i giornalisti, affiancato dal direttore del Sole 24ore Ferruccio De Bortoli e dall’economista (nonché editorialista del Giornale) Geminello Alvi. Per dire che cosa? Ufficialmente sarà l’occasione pr fare il punto su mezzo secolo di storia di Esselunga e sul Caprotti-pensiero. Tradotto significa che il padre-padrone della catena di supermercati potrebbe fare un annuncio clamoroso circa i destini del suo gioiello, ma anche che presenterà un suo libro nel quale spara a zero sul suo demonio personale: le cooperative «rosse».

            Per quanto riguarda il futuro di Esselunga, da tempo si rincorrono voci su una imminente cessione, parziale o totale, del gruppo a qualche gigante straniero. Sono circolati praticamente tutti i nomi, dall’americana Wal-Mart alla spagnola Corte Ingles, ma probabilmente gli interlocutori privilegiati sono stai gli inglesi di Tesco. In realtà, quando si è diffusa la notizia che Caprotti intendesse vendere Esselunga, anche Coop Italia ha manifestato il proprio interesse. Ma il patron ha subito fatto sapere, sdegnato, che si trattava di «attenzioni indesiderate». E qui si arriva al secondo punto all’ordine del giorno della storica conferenza stampa di venerdì. Infatti Bernardo Caprotti – che in mezzo secolo, a quanto pare, di voglia di comunicare deve averne accumulata e repressa parecchia – presenterà anche un suo libro.

            Di certo si conoscono già l’editore (Marsilio), il tema (le odiate cooperative «comuniste») e che la prefazione è stata curata da Geminello Alvi. Ma circola qualche divertita ipotesi anche sul titolo, che potrebbe assomigliare a qualcosa come «Falce e carrello» o «Carrelli rossi». Per saperlo con esattezza bisognerà attender un paio di giorni, perché su tutto grava una severa cortina di riservatezza. Salvo il fatto che già si sa che, guarda caso, quel giorno il settimanale Panorama dedicherà a Caprotti la copertina.

            Il libro, tuttavia, sarebbe una sorta di invettiva contro il sistema della grande distribuzione che fa capo alle cooperative «rosse», perché anche gli imprenditori più pragmatici, quelli che – come Caprotti – sanno realizzare aziende efficienti e competitive, non resistono agli atteggiamenti ideologici, alla faccia di tanti bei ragionamenti sul liberismo e sul “mercato”. Perché il Signor Esselunga, amico di Berlusconi e finanziatore della prima ora di Forza Italia, vede nelle coop non soltanto un concorrente fastidioso, ma anche il braccio commerciale del nemico «comunista». È comprensibile, dunque, che la sola idea che i suoi supermercati potessero finire sotto il controllo della Coop Italia lo abbia fatto sussultare al punto da dichiarare che chiunque sarebbe stato un erede migliore dei «rossi». D’altra parte Caprotti è un padrone vero, uno che ha rimosso dalla guida di Esselunga persino il figlio Giuseppe pochi mese dopo avergli affidato il gruppo. A far storcere il naso al capostipite è stato l’atteggiamento, a suo giudizio, troppo morbido del figlio nei confronti dei sindacati e, di conseguenze, di fronte alle richieste dei lavoratori.