Caprotti Niente dividendo, solo negozi

20/09/2010

Il mercato diventa sempre più difficile. Non si può crescere senza aprire nuovi punti vendita.
Ricomincia da Genova il duello tra Coop ed Esselunga. Anche se il gruppo di Bernardo Caprotti precisa che «è solo un progetto», tra gli addetti ai lavori la notizia ha già fatto scalpore: dopo vent’anni Esselunga si prepara a sbarcare nel capoluogo ligure. Cioè là dove, stando al pamphlet «Falce e carrello» scritto da Caprotti, il monopolio delle Coop è più saldo e i tentativi di inserirsi da parte di altri competitor ostacolati dalle amministrazioni locali.
«La richiesta di autorizzazione è stata presentata da poco — spiega l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Vassallo —. Si tratta di una superfice di 2.900 metri quadri. Se la regione darà il via libera, il comune a sua volta esaminerà la questione senza pregiudizi». Per Caprotti ampliare il presidio nell’unica regione del Nord che, a suo dire, lo ha sempre respinto (c’è un solo punto vendita a La Spezia) è una questione strategica.
Da due anni nel settore sostenere la crescita del fatturato senza accrescere la rete distributiva è diventato difficile. Lo scorso anno il calo delle vendite della grande distribuzione a perimetro costante è stato del 6% e nella prima metà del 2010 del 2%. «La competizione è diventata più aggressiva — spiega il presidente di Coopitalia, Vincenzo Tassinari —. Ci sono imprese costrette a chiudere punti vendita e altre che falliscono, chi ha un presidio forte deve difenderlo. Ma continuare ad aprire punti vendita là dove la densità è già superiore alla media europea, significa solo fare la fortuna degli immobiliaristi».
Esselunga ha un presidio fortissimo in Lombardia (88 punti vendita su 141) e una presenza più sparsa in aree dove la concentrazione di competitor è più alta e la chance di sviluppo più ardue. È il caso della Liguria, del Veneto ma anche di Roma dove Caprotti non è mai arrivato.
È in questo contesto di concorrenza per gli spazi che, secondo gli osservatori, va inquadrato anche il conflitto mediatico e legale che hanno ingaggiato da mesi Esselunga e Coop (cinque cause in corso e altre in fase di valutazione). I due gruppi sono i mattatori in un’arena che ha già messo in difficoltà colossi esteri con le spalle ben più larghe. «La concorrenza nel perimetro di attrazione dei nostri ipermercati — dice il bilancio della francese Auchan — ha aperto superfici per il 50% del totale delle nostre superfici espositive » . Lo scorso anno, spiega ancora Auchan, gli italiani hanno speso 91 miliardi per fare la spesa, la stessa cifra del 2008, ma nel frattempo la pressione promozionale è salita al 24,3% (con punte del 35-40% in Esselunga e Coop) e sono stati aperti 327 nuovi discount, 231 negozi, 59 supermercati e 26 iper.
Riordino
Così quasi tutti i grandi gruppi hanno ristrutturato le organizzazioni, raggruppato gli immobili, sciolto le centrali di acquisto. Carrefour ha venduto i suoi spazi al Sud alle Coop e a Megamark e ha assorbito i marchi locali come Gs. Auchan ha accorciato la catena di controllo, Billa ha cancellato Standa. Anche Esselunga e Coop hanno fatto i loro cambiamenti ma senza smettere di investire in sviluppo. Le Coop hanno rivisto la rete e il formato degli iper e hanno centralizzato funzioni strategiche come l’assortimento. Esselunga «ha avviato — si legge nel bilancio — un processo di razionalizzazione della propria struttura societaria volto alla semplificazione dei processi organizzativi e finanziari e per concentrare le proprietà immobiliari».
Le insegne mutualistiche si soI miliardi spesi dagli italiani nel 2009, la stessa cifra del 2008. Ma intanto è aumentata del 24,3% la pressione delle promozioni no confermate le più grandi con 12,8 miliardi di ricavi, apriranno altre 55 strutture e son pronte a comperare. Esselunga ha aumentato i ricavi a 6 miliardi, ha aperto sei nuovi punti vendita ma ha perso, rispetto a Coop, un po’ di quota di mercato. Perciò ha deciso di destinare allo sviluppo, per il secondo anno consecutivo, tutti gli utili (178 milioni a livello civilistico) invece di distribuire dividendi. Non importa se la capogruppo Supermarkets Italiani ha dimezzato il risultato netto (da 35,6 a 17,8 milioni). Per il 2010 ha deciso di continuare «con la propria politica di riduzione dei prezzi» anche perché «l’andamento delle vendite si conferma soddisfacente e prevediamo che questa crescita continui anche nei prossimi mesi». Secondo gli osservatori una delle opzioni che, prima o poi, Esselunga potrebbe valutare è quella di abbandonare il format unico che ne ha decretato il successo in favore di nuove formule.