Caprotti: Esselunga è in vendita

17/10/2005
    sabato 15 ottobre 2005

    GRANDE DISTRIBUZIONE – Lettera riservata ai dipendenti della società: «Lavoro a una soluzione di alto profilo»

      Caprotti: Esselunga è in vendita

        Il fondatore del gruppo esclude la cessione al figlio Giuseppe – In campo anche offerte da Spagna e Brasile

          Vincenzo Chierchia

          MILANO – Esselunga è in vendita e non ci sarà continuità con la famiglia: che l’operazione sia vicina lo avrebbe annunciato ieri lo stesso Bernardo Caprotti (in marzo aveva parlato di cessione o di quotazione in Borsa), senza però specificarne i particolari, in alcuni incontri avuti con manager del settore del largo consumo.

          Dopo le indiscrezioni sul potenziale interesse del figlio Giuseppe a presentare una offerta per il gruppo distributivo (si veda «Il Sole-24 Ore» del 13 ottobre) che conta 4,3 miliardi di fatturato e 14mila dipendenti in 123 supermercati, Caprotti avrebbe deciso di comunicare in maniera trasparente quale sarà il percorso d’ora in avanti.

          E così – sottolineano voci insistenti – avrebbe scritto una lettera interna, che sarebbe stata fatta subito girare tra i tanti dipendenti, per spiegare chiaramente che si va avanti su un programma che ha preso corpo in settembre con lo scorporo degli immobili (valore circa un miliardo) dall’attività commerciale e il conferimento in una società di real estate (la Villalta Spa, il cui controllo dovrebbe far riferimento ai figli Giuseppe, Violetta e Marina Sylvia).

          Con questa missiva – riferiscono voci – Bernardo Caprotti ha voluto comprensibilmente ribadire che la vendita della società va avanti. Ma per un gruppo come Esseluna non ci si potrà accontentare che di soluzioni sicuramente di alto profilo e in grado di garantire quelle posizioni di leadership (8,5% del mercato) che il gruppo ha conquistato a partire dal 1957, anno di fondazione. Esselunga è la società (fu fondata all’epoca da Caprotti e Marco Brunelli con Nelson Rockefeller) che ha segnato il debutto in Italia della grande distribuzione.

          La posizione assunta da Caprotti può quindi essere interpretata come un diniego rispetto a un’eventuale offerta proveniente dall’interno della famiglia e, in questo caso, nei confronti di una possibile operazione coordinata dal figlio Giuseppe. Caprotti aveva sottratto nel 2003 le deleghe operative di Esseluna al figlio, titolare di una quota azionaria attorno al 30% nel gruppo e impegnato sul fronte del marketing e dell’innovazione, e da allora ha fatto sapere più volte, ribadendolo anche ora, di non intravvedere all’interno della famiglia la futura leaderschio di Esseluna.

          Intanto si rincorrono ancora una volta le voci sui gruppi della grande distribuzione interessati a rilevare le attività commerciali di Esselunga. Accanto ai nomi dell’italiana Coop, del gigante americano Wal-Mart, leader mondiale del commercio moderno, del gruppo britannico Tesco e di quello berga Delhaize, ora si mormora con insistenza di un interessamento molto attivo da parte di catene del calibro della spagnola Mercadona e della sudamericana Cbd (Pao de Acucar). Mercadona, in particolare, è un gruppo distributivo specializzato nel segmento dei supermercati e oggi conta 920 strutture di vendita, che sviluppano un giro d’affari che sfiora i 9 miliardi di euro. Una recente indagine Bain & company ha posto Mercadona tra i gruppi più «brilanti» della grande distribuzione in Europa.

          Certo, Bernardo Caprotti dovrà mettere d’accordo tutti in famiglia prima che si arrivi a una cessione, assicurando alla società un matrimonio di altro profilo.