Caprotti e Panizza ai ferri corti Senza pace i signori della spesa

09/08/2010

Esselunga ha il 25,5% de Il Gigante. Da 12 anni. E non è nel cda
Èun lungo assedio quello di Bernardo Caprotti a Giancarlo Panizza: 12 anni di schermaglie e dispetti in attesa che l’avversario venda tutto. Cioè venda Il Gigante, la catena di iper e supermercati da lui fondata che insidia la leadership di Esselunga nel suo habitat naturale: Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.
Un miliardo di ricavi, 42 punti vendita, tra iper, super, negozi, più 20 ristoranti, 6 mila dipendenti e una quota di mercato intorno al 2% a livello nazionale che vale il quadruplo là dove il presidio commerciale è più forte: tra Milano, Varese e Torino. Area ricca, dicono gli esperti, ma satura di punti vendita. Proprio per questo Caprotti nell’estate del 1998 tentò la prima e ultima scalata ostile della sua vita: rastrellò il 25,5% del capitale del Gigante da decine di soci di minoranza spendendo un centinaio di miliardi di lire. Ma fu scoperto e bloccato dall’imprenditore lombardo che controlla e che ancora presiede il gruppo: Panizza appunto, classe 1932, che aprì il suo primo supermercato a Sesto San Giovanni nel ’72. Dodici anni dopo, il patron di Esselunga ha ancora in mano lo stesso 25,5% e neanche uno strapuntino nel cda. Di recente sono circolate voci di colloqui in corso tra i due vecchi leoni, 77 anni l’uno 85 l’altro. Esselunga non conferma, sebbene lasci intendere che la vendita dei titoli non è in programma.
«Non abbiamo notizie delle intenzioni di Caprotti — spiega Giorgio Panizza, figlio di Giancarlo e consigliere delegato de Il Gigante —. E’ persona riservata, alle assemblee manda i suoi emissari. Magari non ha progetti ostili è contento dell’investimento fatto, in una decina d’anni abbiamo triplicato fatturato e punti vendita».
In realtà, a quanto si racconta, i due anziani avversari hanno un piglio imprenditoriale poco incline al compromesso: ambedue tengono i rispettivi eredi maschi fuori dalla stanza dei bottoni delle rispettive aziende: il figlio di Panizza, anni 36, non ha deleghe operative (tutte in capo al padre), mentre Giuseppe Caprotti (50 anni) è stato estromesso dalla gestione.
L’esercizio 2009-10 non è stato un esercizio brillante per Il Gigante: «abbiamo chiuso a febbraio con un leggero calo del fatturato a 1,05 miliardi di euro (-3%) — spiega Panizza —. Ma nel giro di pochi mesi abbiamo aperto tre punti vendita e abbiamo un piano di aperture importante per i prossimi anni». Se a Caprotti questo progetto piaccia non è dato sapere. All’assemblea che ha approvato i conti 2008-09, emerge che Stefano Ciolli, uomo di fiducia di Caprotti e presidente della Lepanto srl, la società di Esselunga dove è stata sistemata la partecipazione nel concorrente, è stato riconosciuto « non idoneo a partecipare in quanto non socio» e ha potuto seguire i lavori solo «come ospite». Sarebbe cambiato poco, perché la maggioranza del capitale è blindata nella Riva Azzurra srl, posseduta dai Panizza e da altre cinque famiglie legate da un patto di sindacato. Inoltre nello statuto è stata inserita una clausola di gradimento da parte del cda in caso di vendita delle azioni a terzi. Insomma una gabbia che avrebbe indotto molti a vendere, ma non il patron di Esselunga che, ha avviato una guerriglia legale: prima ha citato in tribunale l’avversario «per abuso ed eccesso di potere al solo fine di defatigare i soci di minoranza e punire coloro che hanno avuto l’ardire di comperare azioni de Il Gigante». Poi ha impugnato le delibere assembleari e il bilancio. Infine si è messo alla finestra ad incassare i lauti frutti dell’investimento.
Esselunga ha speso 46,3 milioni per una partecipazione che, stando alle stime, dovrebbe valere almeno il doppio e ha incassato in dodici anni 13,9 milioni di dividendi. La Lepanto srl ha chiuso nei giorni scorsi il bilancio 2009 con sette milioni di utili di cui uno derivante proprio dalla partecipazione nel concorrente. «Noi siamo fiduciosi — spiega Panizza — crediamo che il format degli iper funzioni ancora, si tratta solo di riorganizzarlo e rivisitarlo. E abbiamo reagito al cambiamento strutturale dei consumi riducendo i costi e aumentando l’efficienza». Peccato che l’alleato principale di Panizza siano proprio quelle coop rosse che Caprotti vorrebbe veder chiuse. Lo scorso anno Il Gigante è entrato nella Centrale Italiana, la centrale acquisti di Coop Italia, Sigma e Despar.