Cantone, la fedelissima del leader che sfida i «duri»

14/09/2007
    venerdì 14 settembre 2007

    Pagina 11- Politica

    IL PERSONAGGIO

      Cantone, la fedelissima del leader che sfida i «duri»

        Sergio Rizzo

        ROMA — Dicono che sia l’unica persona, nella Cgil, a poter dire di tutto, ma proprio di tutto, a Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini. Anche le cose più atroci. Escludendo la possibilità che i due siano fisicamente intimoriti da Carla Cantone, donna di non esile corporatura, non resta che una spiegazione: nei recenti anni più duri la segretaria confederale in questi giorni più vicina a Guglielmo Epifani è stata alla testa del dipartimento industria e contrattazione della Cgil e sa farsi rispettare.

        Nel sindacato degli uomini s’è fatta largo a gomitate. Basti dire che nel 1992, vent’anni dopo aver cominciato, la psicopedagogista pavese diventò segretaria generale della Fillea-Cgil. La sua nomina scatenò un putiferio nella Cgil, dove la segreteria di Bruno Trentin non era entusiasta di mandare una donna a capo del sindacato dei lavoratori edili, che com’è noto sono praticamente tutti maschi. Ci fu un braccio di ferro mica da ridere e alla fine Carla Cantone la spuntò. Nel 2000 Sergio Cofferati la chiamò nelle segreteria nazionale ed Epifani, al suo arrivo, le consegnò il dipartimento industria. Anche in questo caso, prima donna a ricoprire un incarico che era stato di Sergio Garavini, Bruno Trentin, Fausto Vigevani, Walter Cerfeda, Fausto Bertinotti e Cofferati. Tutti uomini.

        Perché Epifani l’abbia scelta per quel ruolo durante il governo non amico di Silvio Berlusconi e con una Confindustria allora in mano ad Antonio D’Amato, potrebbe forse spiegarlo l’ex presidente della Federmeccanica Alberto Bombassei, che con Carla Cantone ha avuto contatti anche ruvidi. Ma ne sa qualcosa anche Cremaschi, che più d’una volta l’ha vista all’opera nelle trattative.

        Di lei Epifani si fida al punto da averle affidato un anno fa il dipartimento organizzazione, cioè il cuore del sindacato. Da lì, adesso, deve gestire la partita cruciale del referendum, sapendo che in ballo c’è molto di più che il risultato di una consultazione. Perché un successo consistente del «sì» potrebbe disinnescare l’offensiva della sinistra radicale e sgonfiare la protesta della Fiom, che con una decisione senza precedenti ha votato contro l’accordo con il governo. In questi giorni Carla Cantone va ripetendo ai suoi colleghi: «Bisogna andare ovunque, anche dove c’è un solo pensionato, un piccolo comune, una fabbrichetta. Se faremo questo e spiegheremo con lealtà le ragioni del sì, avremo successo. Nemmeno la partita dei metalmeccanici è chiusa. Rinaldini ha avuto l’80%, ma la Fiom è grande. Poi c’è la Fim, la Uilm…». Martedì mattina, ai direttivi unitari seguiti allo strappo della Fiom, Carla Cantone è intervenuta al posto di Epifani, che seduto lì davanti ha cronometrato un minuto e mezzo di applausi. Alla fine il non filiforme segretario confederale Paolo Nerozzi l’ha festeggiata sollevandola di peso.

        Che dopo essere stata la prima donna segretario degli edili, la prima donna a capo del dipartimento industria, possa toccare a lei diventare la prima donna segretario generale della Cgil? Chissà. Ma in una organizzazione dove fra i nove segretari confederali ci sono ben cinque donne non sarebbe nemmeno l’unica papabile. Da tenere d’occhio anche Morena Piccinini e Nicoletta Rocchi.