Camusso, una riformista al timone della Cgil

02/11/2010

ROMA – Ragazzi, la Cgil non è mica una barca a vela. Magari lo fosse. Sarebbe più facile per lei, occhi cerulei e sguardo diretto, governarne gli umori, le tensioni, le impennate, perfino i momenti di apparente bonaccia. Lei, velista per hobby e sindacalista di lungo corso: 35 anni trascorsi in prima linea, da quando nel ’75, appena ventenne, esordì coordinando le politiche delle 150 ore con la Flm. Questa milanese che sembra una erede diretta dei nibelunghi e che aveva aspirazioni da archeologa. Il sindacato, in fondo, le ha consentito di appagare gli hobby della vita: veleggiare per approdare su terre diverse e indagare sulla storia dell’uomo. Insomma, conoscere ambienti e persone per capire, discutere, costruire insieme.
Da domani, Susanna Camusso, sarà sulla tolda della più potente organizzazione sindacale d’Italia. Prima donna nella storia della confederazione. Vi è arrivata davvero in auto anche se la strada percorsa è stata più che accidentata: dal ’77 al ’97 dirigente della Fiom milanese, poi di quella lombarda, infine nella segreteria nazionale delle ”tute blu”. Un amore vero per l’auto di cui è stata per anni la responsabile di settore, silurata nel ’96 dal leader carismatico, Claudio Sabattini, causa un accordo integrativo con la Fiat sul lavoro notturno, giudicato troppo penalizzante per le donne. Il colmo. Un affronto sul piano personale, prima che sindacale, per lei che fa parte da sempre del movimento femminile.
Un ostracismo che sembrava definitivo. Poi il lento, ma progressivo recupero e la risalita lungo la scala gerarchica: nel 2001 viene eletta segretario generale della Flai, la categoria dell’agro-industria, e nel 2008 l’ingresso nella segreteria confederale. L’8 giugno scorso l’incarico come vice segretario vicario della confederazione. Con l’inizio dell’estate arriva la nomination per la quale ha lavorato a lungo e con sagacia Guglielmo Epifani.
Ora il timone della Cgil passa nelle sue mani. Il mare che ha davanti non è di quelli che invitino a viaggi di piacere: il solco con le altre confederazioni si è ampliato in misura probabilmente irreversibile sull’onda del conflitto perenne tra massimalismo e riformismo; le distanze con Confindustria restano lontanissime; quelle con l’attuale governo neppure distinguibili; le contraddizioni interne con la Fiom sono appena coperte ma pronte a riemergere. Un insidioso iceberg per corso d’Italia. Poi il fronte Fiat, quello con Federmeccanica sulla deregulation contrattuale. L’eredità Epifani è pesantissima. Ma a Susanna le sfide piacciono. E poi questa volta tutti – ma proprio tutti – si aspettano da lei quella “svolta” che Epifani forse ha cercato, ma che obiettivamente non è riuscito a dare alla Cgil. O almeno, non c’è stata la svolta che molti auspicavano, anche per obiettivi diversi da quelli immaginati del leader uscente.
«Certo – rifletteva nei giorni scorsi un sindacalista a Susanna assai vicino – i primi cento giorni per lei saranno molto importanti, persino decisivi: o dà un segnale forte al suo mandato o rischia di essere logorata dall’interno». Auguri, Susanna
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