Camusso, tutele per tutti i lavori compresi i precari

07/01/2014

"Cassa integrazione per tutte le dimensioni di impresa, con la stessa contribuzione. Poi un sostegno al reddito durante la disoccupazione"

«In Italia non abbiamo mai avuto degli ammortizzatori sociali universali. Il mondo dei giovani e del lavoro precario non ha mai avuto uno strumento di sostegno e di continuità del reddito, e alla fine si è dovuto inventare una cosa come la Cig in deroga, senza contribuzione da parte dei lavoratori e delle imprese. Il tema è quello dell’universalità dei diritti».

Segretario Camusso, in concreto, che significa un sistema di ammortizzatori «universale» per la Cgil?
«Chiamatelo come vi pare. La radice del problema è dare diritti ai lavoratori qualunque sia il settore e la modalità con cui lavorano. Il primo livello è un sistema di Cassa integrazione per tutte le dimensioni di impresa, con la stessa contribuzione, che risponda alle ristrutturazioni aziendali, alle crisi e alle fermate temporanee. Poi, serve un sostegno al reddito durante la disoccupazione».

Ma non ci sono l’«Aspi» e la «Miniaspi» introdotte dalla riforma Fornero?
«Non hanno affatto risolto il problema, hanno generato nuove differenze di trattamento, e con le attuali regole nessun precario potrebbe mai accedervi. Occorre uno strumento che interviene a favore di chiunque perda il lavoro, anche se questo lavoro è precario, o finto autonomo, come tante partite Iva o gli "associati in partecipazione". Un sostegno tangibile, che duri quanto serve: certo non per soli 4, 6 o 8 mesi».

Come si finanzierebbe questa «disoccupazione universale»?
«Intanto, in tutto il mondo imprese e lavoratori contribuiscono al finanziamento del sistema di disoccupazione. Poi si può pensare che una volta creato un sistema universale di Cig, le risorse che oggi alimentano la cassa in deroga possano essere dirottate sul sostegno alla disoccupazione dei lavoratori precari. E in ogni caso bisogna evitare dispersioni: il ministro Giovannini vuole sviluppare i fondi bilaterali previsti dalla riforma Fornero, ma è un errore. Perché ancora una volta si accrescono le diseguaglianze tra i lavoratori, e finirà che bisognerà aggiungere altre risorse».

Questo sostegno alla disoccupazione dev’essere uguale per tutti?

«Noi diciamo che serve uno strumento universale, certamente correlato con il reddito precedente. Ma deve riguardare tutti i lavoratori che hanno lavorato e perso un impiego, e dev’essere accessibile a tutti, qualunque sia la forma contrattuale, l’età, o il reddito precedente. Uno strumento che permetta di accompagnare verso una nuova occupazione: dunque, sostenuto da formazione e centri per l’impiego. Tra l’altro, uno strumento universale così concepito potrebbe consentire di far emergere anche molto lavoro nero dal mondo del sommerso. E in generale, bisognerebbe superare il sistema Inps della "gestione separata" per i lavori considerati di serie B: certi diritti, come la maternità, la previdenza o appunto il sostegno in caso di disoccupazione devono riguardare tutti i lavoratori».

Camusso, servono molte risorse aggiuntive per alimentare il sistema da voi proposto. Quanto? Dove reperirle?
«Intanto, si può usare una parte consistente dei fondi per la formazione professionale. Mi chiede quanto occorre per fare una cosa decente e che non sia una presa in giro? Considerando che abbiamo speso quasi 3 miliardi ogni anno per la Cig in deroga, sono necessari 7-8 miliardi l’anno. Dopodiché puoi anche partire gradualmente, in progressione».

Il Pd e Matteo Renzi sembrano intenzionati a costruire il loro «Jobs Ad» partendo dall’estensione degli ammortizzatori sociali, anziché dall’articolo 18. È un segnale che vi piace?
«Intanto, mi sembra positivo che la segreteria del Pd dica che bisogna partire da una proposta sul lavoro come priorità del Paese. Bene, anche, che si sia colto che i due temi prioritari siano il rapporto giovani precarietà nella chiave dell’universalità dei diritti da una parte, e il legame tra ammortizzatori sociali e processi di formazione dall’altro. Poi, come sempre, indicare i titoli è semplice, mentre le tecnicalità sono complicate e possono nascondere molte insidie. Dobbiamo discutere nel merito, quando la proposta sarà varata. Ma l’approccio di Renzi è quello giusto».