Camusso tenta il blitz su Landini “Non è una vertenza solo vostra”

10/01/2011

Una discussione lunga e tesissima. Un clima pesante. Senza un punto di incontro finale. Divisi. La Fiom andrà da sola verso un´orgogliosa sconfitta al referendum tra i cinquemila lavoratori della newco Fiat-Chrysler di Mirafiori, senza che la Cgil possa entrare in campo. Perché questo era l´obiettivo del segretario generale Camusso: far gestire alla confederazione, cioè alla Cgil, l´inedita vertenza-Marchionne. «Questa – ha sostanzialmente argomentato Camusso – è una vertenza generale che riguarda tutto il sindacato, gli strumenti della rappresentanza, la contrattazione. Non è solo una questione di categoria. Riguarda tutti». Landini ha detto no. L´ha detto in sindacalese: «La titolarità è nostra». E le regole della Cgil sono dalla sua parte. È il nocciolo dello scontro ormai decennale tra la Cgil e i suoi metalmeccanici arrivati nella seconda metà degli anni Novanta a teorizzare addirittura l´ "indipendenza" della Fiom pure rispetto alla Confederazione. Oggi la Fiom non è solo la federazione dei metalmeccanici è anche la minoranza della Cgil, sconfitta all´ultimo congresso dalla linea Epifani-Camusso, l´83 per cento contro il 17. La Fiom è di fatto, con tutte le contraddizioni del caso, la "quarta" confederazione, massimalista, antagonista e movimentista.
Il tentativo di imbrigliare i metalmeccanici non è riuscito. Eppure Susanna Camusso, che nella Fiom subì l´onta della "cacciata" proprio ad opera di Claudio Sabattini di cui Landini è il più giovane erede, pure ieri ha rilanciato: «Facciamo la campagna per il no. Ma poi dobbiamo accettare l´esito del referendum. Dobbiamo esserci dentro la fabbrica. Non lasciamo soli i lavoratori». Perché l´idea che si possa fare il sindacato stando in un camper all´esterno degli stabilimenti, Susanna Camusso, continua a considerarlo un errore. Un grave errore. Landini alla Camusso: «Non capisco il fatto di accettare il referendum. Quel referendum è illegittimo. Non dobbiamo accettare il terreno di Marchionne. Scaricare tutte le responsabilità sui lavoratori di Mirafiori è un errore: sono lavoratori sotto ricatto. Qui non siamo di fronte a un brutto accordo bensì a un cambio epocale delle relazioni industriali. Qui è in gioco il ruolo e il futuro stesso del sindacato confederale e della sua attività principale: la contrattazione. È una novità assoluta. Apriamo una discussione ampia, superando le rispettive posizioni congressuali perché siamo tutti convinti, voi e noi, che quelle per Pomigliano e Mirafiori siano intese inaccettabili». Sono due linee che torneranno a scontrarsi domani e dopodomani a Chianciano all´Assemblea (la seconda in cento anni) di tutte le 130 Camere del lavoro della Cgil. E poi ancora nel Direttivo confederale di sabato prossimo dove Camusso porterà la sua proposta per la rappresentanza e la democrazia sindacali. Lì Camusso vincerà, a maggioranza, contro la Fiom che ha un´altra proposta tradotta addirittura in un disegno di legge di iniziativa popolare consegnata al Parlamento. Quella di ieri è solo una tappa della resa dei conti.
Camusso non poteva andare oltre. E ha voluto precisare che mai firmerà un accordo al posto della Fiom o di un´altra sua categoria: «La Cgil non può sostituirsi a voi. Non fa parte della nostra storia, non lo consente il nostro Statuto». Poi una battuta: «E nemmeno vi caccerò. Io non sono Bonanni!». «E nemmeno io sono Trentin!», ha detto Landini ricordando il segretario che si dimise dopo aver firmato il patto del ‘92 con Giuliano Amato a Palazzo Chigi. Landini: «Io non ho violato il mandato dei lavoratori e non mi dimetto». Sorrisi. A denti stretti, però.