Camusso: riconosciamo dignità ai giovani

11/02/2011

Dibattito con Rossi e Sofri. Una ragazza: "Non siamo una categoria da assistere"

TAVARNELLE VAL DI PESA – Per prima parla Laura Mannucci, responsabile delle politiche giovanili del Pd senese, e racconta quanto possano essere utili le energie e le idee dei ragazzi nelle aziende tradizionali. Peccato che nessuno li assuma. «Non serve inserire studenti o precari nelle liste elettorali», avverte, «perché la vera autonomia si ottiene col lavoro, altrimenti un giovane non conta niente. Non siamo una categoria da assistere ma una risorsa su cui investire». E´ stracolma la sala del circolo Arci «Le rampe» di Tavarnelle, molta gente è seduta per terra, ci sono i ragazzi delle scuole – come previsto in locandina – ma non solo loro. Si parla di lavoro, di cultura, di futuro e di diritti. Si proiettano dei video, si fanno domande, si aspettano risposte.
Ci sono Susanna Camusso, Adriano Sofri e il presidente della Regione Enrico Rossi. Tre volti della sinistra, con ruoli e responsabilità diverse. E diversi linguaggi. «Il primo problema che abbiamo in questo paese si chiama istruzione», attacca Camusso. «Non sembra ormai così obbligatorio il fatto che lo Stato garantisca un percorso di studi pubblico o che studiare sia davvero necessario per trovare un lavoro, capire, informarsi. Per non parlare delle donne, sempre più scoraggiate nei posti di lavoro. Tutto questo contribuisce a peggiorare la condizione del paese. Che si può fare? Intanto rompere di più le scatole al sindacato, unire le forze per far sentire più alta la voce, superare l´egoismo di quella parte del paese che ha soldi ma non li mette a disposizione. Si sta rinunciando all´idea che i giovani possano progettare la loro vita, chi può si arrangi e gli altri pazienza. Anche quelle ragazze coinvolte nell´inchiesta del premier credono che da soli nel mondo si vince e si sta meglio degli altri. Invece sono solo ingannate da un´illusione alla fine della quale pagheranno un prezzo altissimo. Non è certo contro di loro che le donne scenderanno in piazza domenica prossima». La collettività è un valore, Camusso lo ripete più volte. Anche Rossi richiama al senso di «appartenenza ad una comunità» ma dice che «l´ultima volta che gli italiani ci sono riusciti è stato con l´ingresso nell´euro». Siamo dentro una casa del popolo, luogo di dibattito per eccellenza nel vecchio Pci, che secondo Rossi «può e deve tornare a svolgere quella funzione». E di cosa oggi deve discutere la sinistra se non di lavoro? «Dobbiamo ricostruire un legame forte con la società e ritrovare il senso di una battaglia di lungo periodo. In Toscana», dice il presidente regionale, «ci sono 120 mila disoccupati, giovani per oltre la metà. Noi non possiamo arrenderci di fronte a questi numeri. Non possiamo tollerare forme di sfruttamento camuffate da stage o tirocini formativi. Proviamo a fare un po´ d´ordine e riconosciamo la dignità dei giovani che imparano un lavoro». Sofri cambia registro, si definisce un vecchietto e strappa una risata definendo Casini e Fini «la generazione emergente che aspetta di prendere il potere». «Quando sento parlare di generazione tradita e senza futuro mi viene davvero rabbia, perché io da giovane non avrei sopportato di venire definito così. Da anni qui i ragazzi sono in gran parte mantenuti dai nonni ma le pensioni stanno diminuendo e così diventa difficile comprare motorini e nuovi telefonini al nipote. Quindi i migliori amici del sistema pensionistico sono i ragazzi, oltre agli stessi pensionati. Poi però ci sono quelli che stanno nel mezzo, tipo gli operai della Fiat che nell´immaginario sarebbero i più "garantiti" e ora si è scoperto che non lo sono per niente. L´Italia non è un paese per giovani è vero ma neppure di giovani, che sono una minoranza. Fuori dall´Europa invece i giovani sono moltissimi e come si è appena visto al Cairo riescono a fare anche un sacco di casino. Ma in Egitto, ricordiamocelo, tutto è nato dal suicidio di un ragazzo umiliato, da un gesto di dignità, dalla ribellione. Dalla ribellione di tanti».