CAMUSSO: MENO CONTRATTI E PIÙ TUTELE PER IL LAVORO

09/06/2014

9 giugno 2014

Camusso: meno contratti e più tutele per il lavoro

Il segretario generale di Corso d’Italia a confronto con Poletti: "Basta leggi con funzione deregolatoria, la contrattazione risolve molti più problemi". E ancora: "Il governo complica il lavoro invece di affrontare l’emergenza della CIG in deroga”

“Parlando delle regole del lavoro, bisogna chiedersi con quale finalità la regolamentazione del lavoro è stata costruita. La complessità che regna in Italia è figlia di un preciso blocco di potere. Noi sono anni che diciamo che bisogna smettere di fare leggi con funzione deregolatoria e pensare invece che la contrattazione risolve molti più problemi di quanti non producano le leggi”. E’ quanto ha detto Susanna Camusso, durante l’”Expo e le vie del lavoro”, il dibattito con il ministro Giuliano Poletti e il segretario della Cgil sull’esposizione universale, moderato da Dario Di Vico su CorriereTV.

“Un esempio lampante
– ha continuato Camusso – è quello delle partite Iva, che in origine erano perfette per determinare e regolare il lavoro autonomo, mentre ora sono diventate una finzione, e servono solo per pagare meno tanti lavoratori. E nessuno sa più come uscirne. Vedo molte contraddizioni nel ragionamento del governo. La sua via con la quale si risponde a questa soluzione è di nuovo una moltiplicazione della legislazione. Il Jobs Act non fa altro che rendere più complessa la situazione”.

Il segretario Cgil ha risposto con questo ragionamento
al ministro del Lavoro che aveva poco prima affermato: "L’approccio iper-regolatorio che ha deresponsabilizzato individui e istituzioni è una tendenza dannosa". "In questo paese – ha afferma Poletti – abbiamo fatto una scelta che va ridiscussa: abbiamo abbandonato l’idea della responsabilità degli individui e l’abbiamo sostituita con l’ipotesi che la responsabilità possa essere sostituita dalle regole.“

Secondo la Cgil, però, è lo stesso governo a rendere più complesso il tema.
“La legge delega non diminuisce le forme del lavoro, ma prevede la moltiplicazione dei contratti più odiosi, come ad esempio il voucher – ha detto Camusso -. La delega non indica nessuna forma che si inizia a togliere, invece ne indica altre che si immettono. I contratti che regolano i rapporti di lavoro, in realtà, potrebbero essere cancellati quasi tutti”.

Alcuni dubbi sono stati sollevati anche dallo strumento scelto dall’esecutivo Renzi: la legge delega. “L’utilizzo del ddl per lavoro ci rende perplessi – ha spiegato Camusso – c’è l’idea di agire per decreto su molti elementi e poi usare la legge delega per andare al cuore del problema. Al ministro Poletti voglio dire una cosa: abbiamo un’emergenza che si chiama finanziamenti alla cassa integrazione in deroga. Non c’è più tempo, perché si sta passando sempre più spesso ai licenziamenti, e rischiamo centinaia di migliaia di posti per assenza del finanziamento. Non si può fare una riforma degli ammortizzatori a costo zero. Anche se viene accompagnata dall’introduzione di politiche attive per il lavoro.”
Durante il dibattito, Giuliano Poletti ha aggiunto: "Il nostro obiettivo non è il contratto unico, ma la riduzione dei contratti di lavoro. In Italia c’è la tendenza ad aggiungere pezzetti di norma a quelle che già ci sono e alla fine l’insieme perde la sua ragion d’essere. Viene il momento di fare il punto ed è quello che vogliano fare noi".

Per Camusso, invece, al centro devono esserci le tutele. “Bisogna ricostruire le tutele del lavoro, bisogna partire da questo presupposto. Perché le tutele nel corso del tempo sono venute meno, e il sistema non ne ha tratto alcun vantaggio. Il sistema, infatti, si è impoverito ed è diventato meno competitivo. Il contratto a tutele crescenti può risolvere alcuni problemi, ma le tutele vanno aumentate”.

Per quanto riguarda il salario minimo, invece, la Cgil pensa che si tratti di “un tema molto complicato”. “Noi pensiamo – ha spiegato Camusso – che ne serva uno europeo perché c’è il problema della competizione e la preoccupazione è nel rapporto che ci sarebbe con i vari contratti nazionali. Noi abbiamo il dramma del lavoro sommerso o ai limiti della legalità, che viene pagato terribilmente poco. Quindi se mi si domanda se sia necessario reintrodurre uno standard regolatorio, sotto il quale non si possa andare, io rispondo che è una discussione da fare seriamente. Ma non per abbassare il salari. Noi saremmo interessati a una quota sotto la quale non andare perché sarebbe utile a combattere il dumping salariale. Ma se serve per eliminare la contrattazione allora no, perché avrebbe un’altra funzione”.
(Rassegna.it)