Camusso: l`unico modello non può essere il consumo

04/03/2012

La leader Cgil: «Ecco perché va dtfesa la domenica. No alle aperture illimitate Fonclipe r gli ammorti zzatorí dalle tasse sui patrimoni e i super-slpendí»

Il consumo non può essere l`unico modello di vita sociale- Per questo la domenica va preservata nel suo valore». Il
segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, si schiera con nettezza in difesa del giorno festivo. E sulla trattativa per la riforma del lavoro sollecita il governo «a trovare fondi per i nuovi ammortizzatori dai grandi patrimoni, i super-stipendi dei manager pubblici e le transazioni finanziarie». Segretario, perché la Cgil è impegnata, assieme agli altri sindacati, associazioni e Chiese cristiane, in questa campagna per la difesa della domenica libera?
La considerazione di ordine generale è che non capisco come il modello sociale dominante possa esaurirsi nella dimensione del consumo. L`unica offerta sociale che si avanza sembra quella di passare la propria vita in un centro commerciale. Io la reputo una regressione. Quali sono i rischi per i lavoratori, quale disagio raccogliete?
Parliamo di lavoratori con redditi bassi e orari già disagiati. Che spesso lamentano part-time con turnazioni frastagliate, ichiami al lavoro in orari scomodi e con poco preavviso. Dover inserire anche tutte le domeniche nelle
varie turnazioni rischia di essere un aggravio insopportabile. Se poi si considera che la maggior parte di questi lavoratori sono giovani e donne si colgono facilmente le enormi difficoltà ad organizzare la vita familiare. Con le scuole, gli asili e tutti i servizi pubblici che di domenica sono chiusi. Ora però è intervenuta la liberalizzazione totale degli orari dei negozi varata dal governo Monti. Quali spazi ci sono per contrastarla e come? Il lavoro domenicale è sempre esistito e anche nel commercio abbiamo contrattato diverse aperture. Ma con limiti e tutele precise. Il sindacato unitariamente sta già contrastando le aperture generalizzate e devo dire che anche nel mondo della Grande distribuzione non c`è stato un consen- so unanime al provvedimento del governo. D`altronde, non solo non porta nuove assunzioni, ma aggrava fortemente i costi rischiando di penalizzare l`occupazione esistente.
E la trattativa sul mercato del lavoro può davvero far crescere l`occupazione o, se tutto va bene, sarà solo una redistribuzione di tutele? La riforma di per sé non determina neanche un posto in più. Solo nuovi investimenti e crescita possono far ripartire le assunzioni. Tuttavia, la trattativa serve a correggere la troppa precarietà
esistente. Ciò che non si può fare è accreditare l`idea che la riforma coincida con il togliere tanto a chi ha, e dare poco a chi non ha, come è già avvenuto per le pensioni. Il nodo è il finanziamento degli ammortizzatori sociali. Dove si trovano i soldi? Con nuove tasse? Per carità, non parliamo di nuove tasse altrimenti finiscono a carico dei lavoratori. Per ora il sistema funziona abbastanza bene e dunque possiamo estenderlo e riformarlo in maniera graduale.
Finanziandolo come? Guardando a chi finora ha pagato poco il prezzo della crisi. Penso ai grandi patrimoni, a una tassazione delle transazioni finanziarie, a politiche che correggano gli eccessi retributivi per i manager pubblici e parapubblici. Una parte sicuramente resterà a carico dei contributi di lavoratori e imprese, ma non può essere un sistema esclusivamente assicurativo a garantire le reti di protezione sociale. Lo Stato non può sottrarsi.
Vi convince l`idea di trasferire il peso delle tasse dalle dirette alle indirette come l`Iva? Per nulla. Anche perché si è visto cos`è accaduto finora: gli aumenti dell`Iva hanno compresso ulteriormente i consumi e il potere d`acquisto delle persone con più bassi redditi. Si può agire eventualmente sui beni di lusso, ma occorre semmai sgravare sempre più il peso per i lavoratori a reddito modesto. Sull`articolo 18 avete ripetuto che per voi non si tocca. Se la proposta fosse: art. 18 totalmente invariato e una riscrittura più chiara delle giuste cause per le quali è lecito il licenziamento secondo la legge 604, sareste disponibili a discuterne?
Non cambia la sostanza. La legge 604 è già chiara e non è credibile che a frenare le imprese dall`investire
sia la possibilità o meno di operare licenziamenti di singole persone per motivi economici. I problemi sono semmai i tempi lunghi dei processi e l`incertezza dei costi per le imprese. Agiamo su questi aspetti. Sulla flessibilità in entrata, si va verso una stretta generale. Ma ci sono forme di cui chiedete con fermezza l`abolizione? Certamente l`Associazione in partecipazione, che carica responsabilità societarie in capo a lavoratori subordinati. Poi chiediamo di riportare i voucher alla funzione originaria di emersione di attivita e non cli sostituzione cli lavoro esistente, come sta avendo in parte anche col lavoro a chiamata. Per altre forme, come le Partite Iva si tratta di rafforzare i controlli, per altre di aumentare i costi. Come nel caso dei contratti a termine, sui quali siamo sostanzialmente d`accordo con la proposta del ministro Fornero di farli pagare di più e prevedere poi uno sconto per le imprese quando rendono l`assunzione a tempo indeterminato. Venerdì ci sarà lo sciopero della Fiom. Non teme che da quella manifestazione venga un altolà al negoziato? La Fiom si è espressa con chiarezza, negli organismi direttivi della confederazione, a favore del tentativo di trovare un`intesa al tavolo col governo. Poi è contraria, come tutta la Cgil d`altronde, a modifiche sui licenziamenti. Non vedo per ora veti particolari. C`è invece un problema reale e grave per quanto attiene alla democrazia sindacale, alla rappresentanza dei lavoratori negli stabilimenti Fiat. E questo sollecita anche la
responsabilità del governo. Ma per lei il governo Monti ha una visione di crescita per il Paese o si sta limitando a degli aggiustamenti? Il governo sostiene spesso che l`idea guida sia una riforma strutturale del Paese. A me pare ossessivamente rivolto ai mercati. Per dirla in altro modo: molto rigore, poca equità, nessuna crescita. Mentre occorre guardare di più al Paese. Perché se non si salvano anzitutto i lavoratori, non si salva neanche il Paese.