Camusso: «L’azienda vuole drammatizzare la partita»

28/01/2010

ROMA «La Fiat sta drammatizzando al massimo la situazione. Il 3 febbraio risponderemo con uno sciopero…poi potremmo decidere ulteriori iniziative di lotta». Susanna Camusso, segretario confederale della Cgil, è convinta che il Lingotto stia portando avanti un attacco premeditato: «Prima tagliando gli appalti a Termini Imerese e aprendo un problema occupazionale. Poi non affrontando la questione dei lavoratori di Pomigliano con contratto in scadenza. Infine annunciando due settimane di cassa integrazione alla vigilia di un incontro rilevante».
Una sorta di ricatto?
«Non voglio usare questo termine. Credo piuttosto che l’azienda voglia scaricare sulla collettività responsabilità proprie».
Non c’è magari un pressing per ottenere nuovi incentivi?
«Anche questa è un’operazione che scarica le responsabilità sul Paese e sui lavoratori in generale. Guardi il caso di Termini Imerese: Fiat appena due anni fa giudicava quello stabilimento tra i più produttivi della terra poi, improvvisamente, lo ritiene inutile senza che abbia fornito spiegazioni convincenti».
Anche perché non c’è mai stato un confronto a tutto campo sul piano industriale.
«Ed è, appunto, ciò che stavo dicendo. Quando abbiamo chiesto di discutere di produzione in Italia e di occupazione, l’unica risposta è stata ”io me ne vado, sono problemi dello Stato».
Come giudica il ruolo del governo?
«Credo che ci sia un problema che diventa sempre più evidente. Questo governo non una opinione sulle politiche industriali del Paese e su come affrontare le questioni. Apre delle discussioni, ma poi non riesce ad ottenere risultati».
Va bene, il governo è ondivago, ma il sindacato è unito in questa battaglia?
«Ci sono alcuni punti sui quali concordiamo e sono contenuti nelle parole d’ordine dello sciopero. Per esempio, la quantità della produzione che dovrebbe essere fatta in Italia. L’azienda ci deve dire cosa mette in questa operazione soprattutto quando chiede risorse pubbliche».
Dopo lo sciopero del 3?
«Vediamo il risultato dell’incontro da Scajola, poi decideremo iniziative successive. Le tappe si determinano sempre in ragione di quello che succede»