Camusso: Il premier produce solo danni. «È contro i giovani»

13/01/2011

Se davvero il presidente del consiglio la pensa così, è meglio che se ne vada. Che lo dica anche il mondo delle imprese e della politica ». Durissima la replica di Susanna Camusso all’ultima uscita di Silvio Berlusconi. Quell’appoggio incondizionato del premier alla scelta della Fiat di andarsene all’estero in caso di vittoria dei no al referendum a Mirafiori, che si terrà oggi e domani.
«In nessun Paese il presidente del consiglio si augura che il più grande gruppo industriale vada via – insiste Camusso – Pare che Berlusconi faccia a gara con Marchionne a chi fa più danni. A proposito di voler bene all’Italia ».
L’amore per il Paese per la leader Cgil si coniuga tutto attorno ai più deboli, quelli che non hanno voce: giovani, migranti, anziani senza servizi e senza reddito.A loro è dedicata l’ultima giornata dell’assise di Chianciano su territorio e contratto sociale. Ovvero, sul lavoro collegato alla cittadinanza, alla dignità della vita. Sfilano sul podio giovanissimi studenti, assieme alla segretaria dei pensionati Carla Cantone, parla il responsabile Filcams Franco Martini dei lavoratori atipici del commercio, i relatori raccontano di precarietà, di mancanza di futuro, di diritti calpestati. Proprio come a Mirafiori. Proprio come il giorno prima Maurizio Landini. Tutti, come gli operai, chiedono lavoro e diritti. Nessuno scambio. Atutti loro il governo non dà risposte. Tanto che le conclusioni del segretario terminano proprio con la sferzata all’esecutivo. «Abbiamo sentito che alla Befana il ministro dell’ Economia ha scoperto che la crisi c’è ancora – dichiara – Vorremmo che passi finalmente dalle scoperte alle azioni per contrastarla». E ancora. «Oggi il ministro dell’Economia parla anche di declino e fa una lunga digressione su leggi e delegificazioni (ieri sul Corriere della Sera, ndr) – procede Camusso – Alla fine tutto si scarica su un’unica proposta: cambiare la Costituzione. Vorremmo che il governo faccia una proposta per governare, e non per cambiare il Paese».
L’assemblea di Chianciano segna l’inizio di un altro anno difficile. Per l’occupazione si prevedono altri record negativi. E per la Cgil il filo conduttore resta il lavoro, in cui si concretizza anche l’unità del Paese. «Non ci sono aree del paese al riparo – spiega Camusso – la lotta per la legalità, per i diritti, perché si faccia pulizia anche nelle false cooperative, contro i salari ridotti, la battaglia per far tornare l’idea del diritto e non del favore unifica tutta l’Italia». Così come la lotta per i diritti unifica le generazioni. Questa è l’altra sfida culturale. «Non c’è scambio tra i diritti di chi c’era prima e chi viene dopo», continua il segretario. Semmai occorre interrogarsi sulle responsabilità nei confronti dei più giovani, le responsabilità di quella politica che ha costruito il debito. O meglio i debiti. «Quello previdenziale, visto che il sistema attuale non coprirà le esigenze dei futuri anziani – elenca Camusso – quello del sistema dell’istruzione, che esce indebolito, quello del lavoro pubblico svilito. Un settore, il pubblico, in cui la riforma Brunetta inserisce un’ idea opposta di una politica pubblica efficiente e qualificata». «Rivendichiamo – aggiunge il segretario – il diritto di eleggere le Rsu. I settori pubblici avrebbero dovuto votare le Rsu e non hanno potuto farlo». Tutti questi debiti pesano sui più giovani. «Se una generazione dice di sé che le è stato tolto tutto – avverte Camusso – e che non ha più niente da perdere, vuol dire che quella generazione è persa».Ma la responsabilità torna sempre al governo, che ha fatto fino ad ora 11 provvedimenti di politica economica, tutti di tagli e di depressione. Se oggi si domanda perché il Paese è ancora in crisi e non cresce si interroghi: se continua a tagliare permette al Paese di crescere o lo deprime ulteriormente? ».