Camusso: «Il premier fa spettacolo» Coop, l’alternativa a Marchionne

14/01/2011

Mentre a Torino si vota sull’accordo- capestro benedetto pure da un presidente del Consiglio «che ha superato ogni limite, che da tempo fa solo spettacolo e ha abdicato al suo mestiere», come dice la segretaria Cgil Susanna Camusso, a Milano la due giorni Geco sull’economia cooperativa certifica che un’altra Italia del lavoro è possibile. «Noi non possiamo nè vogliamo delocalizzare – dice il presidente di Legacoop Giuliano Poletti – Eppure anche in questi anni di crisi non abbiamo chiuso un’impresa, nè perso posti di lavoro, anzi li abbiamo aumentati. Si può stare sul mercato con efficienza senza scaricarne il costo sui lavoratori ». A partire dal contratto: «Che vada riformato è vero – continua Poletti – soprattutto nella forbice tra l’alto costo per le imprese e il basso reddito per i dipendenti, ma il contratto nazionale serve. Se saltano i meccanismi della contrattazione e della condivisione, si raccoglieranno solo guai. Questo Paese sta diventando una trivella, ci stiamo affondando da soli». Distanze siderali separano il modello Marchionne da quello fondato sulla chiamata alla corresponsabilità dei lavoratori di Legacoop, ma anche da decine di «piccole e medie imprese che stanno investendo – riprende Camusso – che applicano i contratti e che in nessun modo ci hanno chiesto di cambiare le regole della democrazia ». Il sistema industriale, Camusso lo ricorda, non si esaurisce con la Fiat, alias con un’azienda che perde quote di mercato mentre i suoi competitori ne acquistano: «Se le auto non si vendono non è colpa dei lavoratori, non si può scaricare su di loro evidenti errori strategici».
STRAORDINARIO TORTO Non bastasse, su di loro si sta scaricando l’enorme responsabiltà di un accordo che mette in discussione le regole democratiche, «uno straordinario torto nei loro confronti», dice Camusso, che «trasforma le fabbriche in caserme senza per questo renderle più efficienti». Il referendum, dunque, appesantito di significati ideologico-simbolici «come se da lì passassero i destini del Paese»: la segretaria Cgil chiama al rispetto dei lavoratori per «una scelta difficile, che non si può trasformare in una partigianeria di soggetti diversi».Una scelta, oltretutto, che «i lavoratori devono fare in pochi minuti», mentre Marchionne «ha trattato per mesi per l’acquisizione di Opel, senza neanche riuscirci », nell’assenza di un governo «che ormai grida vendetta». E a Cisl e Uil lancia un messaggio: «È evidente che c’è stata una rottura», a questo punto l’unico modo«per ripartire insieme è andare a definire un sistema di rappresentanza, di misura della rappresentatività e di regole democratiche. Nei luoghi di lavoro ognuno deve poter scegliere a quale organizzazione appartenere». Un’opportunità che l’accordo su Mirafiori nega per i sindacati non firmatari come la Fiom-Cgil. Ma Camusso, anche su questo punto, evita l’angolo in cui l’accordo vuole costringere i metalmeccanici Cgil: «La Fiom è una grande organizzazione con migliaia di iscritti, non viene cancellata così», dice. «Evitiamo – prosegue – di attribuire a Marchionne il potere di cancellare la storia, le tradizioni e le organizzazioni del nostro Paese». E, pur non volendo parlare del referendum in corso a Mirafiori per fare previsioni e ipotizzare lo scenario del day after, Camusso è convinta: «Qualunque sarà la decisione, in quella fabbrica la Fiom ci tornerà ».