Camusso: «Il 6 maggio piazze piene e luoghi di lavoro vuoti»

29/03/2011

Il 6 maggio devono essere vuoti i luoghi di lavoro e piene le piazze». Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, annuncia lo sciopero generale per il 6 maggio chiudendo la campagna ‘Far morire per il pane è un crimine’, organizzata dalla Fillea Cgil in un incontro nel cantiere della metro B1 a Roma, stazione Annibaliano.

Camusso parla dello «di come facciamo a contrastare quella che sembra una marea montante di smantellamento dei diritti dei lavoratori, delle loro condizioni, e quel rischio di rassegnazione rispetto al fatto che puoi avere un lavoro senza diritti. Serve la campagna sulla sicurezza. Serve anche lo sciopero generale del 6 maggio. È un atto di responsabilità della Cgil nei confronti di questo paese. Noi non siamo disponibili, non pensiamo sia possibile essere uguali a tanta parte della classe dirigente di questo paese che sembra assolutamente disinteressata a che cosa succede e a che futuro avrà il paese».

Per la segretaria nazionale Cgil «bisogna contrastare la campagna culturalmente affermata, quella del lavoro ‘purchè sia’, quella che dice che la stabilità viene dopo, quella per cui il lavoro è pura vendita di manodopera. Quindi fisco e lavoro, che sono elementi di giustizia sociale. Ma non solo, sono elementi di un’altra cosa fondamentale. Un grande gruppo ha la responsabilità di avere l’idea di dove va il paese. Se ce l’hai, vuol dire che vuoi produrre un futuro, una idea. Il tempo di cambiare è quello di oggi. Il 6 maggio devono essere vuoti i luoghi di lavoro e piene le piazze e bisogna costruire la convinzione nel paese che cambiare si può e noi ce la faremo».

Infine per Susanna Camusso «la modifica richiesta dell’articolo 41 della Costituzione è un insulto all’intelligenza, nessun Paese del mondo ha bisogno di scrivere nella sua Costituzione che ciò che non è vietato è permesso. In quello specchietto delle allodole, però, la vera modifica che si propone dell’articolo 41 è il capoverso sui controlli. Questa è la modifica, per fare così che l’impresa sia libera. Togliamo i controlli, e poi cosa diventano i cantieri del nostro Paese?».