Camusso ferma la Marcegaglia: non sognatevi di toccare l’art.18

03/03/2011

Emma Marcegaglia la butta là: il problema della flessibilità in uscita dal lavoro, dice convinta, «va affrontato ». Sacconi plaude immediatamente, Susanna Camusso frena: «Il pensiero – risponde – corre subito all’articolo 18 e al tentativo, che ha in mente Sacconi, di destrutturazione dello Statuto dei lavoratori. Questo non ha nulla a che vedere con la realtà di oggi del Paese, con i problemi che dobbiamo proporci». Come dire, non è tempo di discutere di un tema che creerebbe peraltro solo ulteriori divisioni nel Paese. Ma la leader degli industriali non demorde, la polemica a distanza prosegue: «Credo che il problema del mercato del lavoro completamente duale e spaccato – sostiene Marcegaglia – vada risolto. C’è il problema di una flessibilità in ingresso, forse eccessiva con strumenti che vanno tarati,ma c’è anche il problema di una flessibilità in uscita, che prima o poi va affrontato, non possiamo continuare a eluderlo». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi scatta subito: «Ha ragione Marcegaglia – dice – quando sottolinea l’esigenza di completare la regolazione del mercato del lavoro e dei rapporti di lavoro. Così come fa bene, dal punto di vista del metodo, a voler cercare su ciò un’intesa con le altre parti sociali». La presidente di Confindustria è adun convegno dedicato a contrattazione e cassa integrazione in Germania e Italia. Un parallelismo che non regge: la Germania, ricorda Marcegaglia, cresce aunritmo del 3,6%,mentre l’Italia viaggia sull’1,3%, perché la crisi è stata affrontata in maniera diversa oltre che per differenze strutturali del sistema. L’Italia è ricorsa ad un uso massiccio della cig, «usata anche per coprire la disoccupazione», mentre in Germania «la cassa integrazione è usata per ridurre le ore di lavoro ». E su questo, invita Marcegaglia, «si deve riflettere». Quanto alla cassa integrazione in deroga, «è stata utile perché con la crisi non è stato possibile riformare gli ammortizzatori sociali» ma «va vista come uno strumento eccezionale per gestire la crisi, altrimenti c’è il rischio che la ripresa arrivi e si continui a usarla ». MARCHIONNE DOCET Altra questione, la deroga al contratto nazionale, possibile nell’idea di «sposare con la contrattazione aziendale un maggiore livello di produttività e pagare più salario», riprende Marcegaglia. Come Confindustria «stiamo ragionando sul tema dell’opting out», l’uscita temporanea di un’impresa dall’associazione alla quale è iscritta per contratti collettivi aziendali in deroga dei contratti nazionali. In altri termini, la strada seguita daMarchionne per Pomigliano e Mirafiori. «Solo il 3%delle aziende usa l’opting out – spiega la presidente di Confindustria – una possibilità che in Germania c’è dal 2005. In unmomento come questo di grande difficoltà dobbiamo avere la capacità di concordare, attraverso le relazioni sindacali, una serie di strumenti che consentano di aumentare i livelli di produttività e di avere salari più alti. Dobbiamo scegliere con i sindacati se questo percorso lo vogliamo gestire o subire. Come Confindustria – chiude la presidente – io lo vorrei gestire».