Camusso: Fallito Il Modello Di Divisione E La Fiom Prepara Le Cause Individuali

18/07/2011

I sorrisi del 18 aprile 2011 sono un ricordo sbiadito. Quel giorno, la Fiom presentò al tribunale di Torino il ricorso contro la newco Fiat di Pomigliano e scoprì che il giudice sarebbe stato Vincenzo Ciocchetti, una specie di orco cattivo nei sogni dei dirigenti d’azienda. L’erede di Raffaele Guariniello e dei pretori d’assalto, il primo a condannare un imprenditore per mobbing, era il 1999, il più veloce nel dare ragione ai metalmeccanici cgil nei loro ricorsi contro le aziende che nel 2009 avevano deciso di applicare il contratto nazionale separato mentre era ancora in vigore quello firmato dell’anno precedente, firmato da tutte le sigle sindacali. C’erano aspettative e timori in ugual misura, sul verdetto di Torino, questo in Fiom non lo nega nessuno. «Poteva andare meglio, ma anche molto peggio» è l’esordio del segretario generale Maurizio Landini nella sua disamina del giorno dopo. «C’è però un dato sul quale non si è soffermato nessuno: non siamo noi ad aver annunciato di voler fare subito ricorso. Noi non ricorriamo. È la Fiat che lo fa, e anche con una certa urgenza. Non mi sembra che nelle valutazioni immediate se ne sia tenuto conto» . La Fiom si trova nel mezzo, tra i sorrisi di aprile e la smorfia di preoccupazione del 18 giugno, quando, all’inizio del processo, la formula del tentativo di conciliazione che Ciocchetti aveva offerto alle parti aveva fatto temere una sorta di Caporetto metalmeccanica. Doveva essere la resa dei conti, sembra che per entrambe le parti si sia trattato di una tappa di pianura. Giorgio Airaudo, il segretario auto Fiom che in questi mesi ha gestito i passaggi più delicati della contesa con la Fiat su Mirafiori e sulla ex Bertone di Grugliasco, guarda avanti aspettando le motivazioni della sentenza. «Avranno il loro peso sulle strategie future. Può darsi che il ricorso sia stato respinto solo perché la Fiom nazionale non sia stata ritenuta il soggetto giusto per avanzare quella richiesta» . Quel che è uscito dalla porta, dice, potrebbe rientrare da altre finestre. «Il prossimo passaggio— dice Airaudo— sarà la promozione dei ricorsi individuali dei lavoratori di Pomigliano e di Mirafiori e Grugliasco, dove verrà applicato lo stesso accordo. Di tempo ne abbiamo, visto che Fabbrica Italia Pomigliano non è ancora attiva» . I vertici della Fiom non sembrano credere al blocco o al ritiro degli investimenti su Pomigliano e Mirafiori lasciato trapelare dal Lingotto come reazione immediata alla sentenza. «È la riproposizione del ricatto imposto ai lavoratori nei referendum sull’accordo» taglia corto Landini. Anche Susanna Camusso non ha preso bene l’uscita della Fiat. «Per l’ennesima volta coglie l’occasione di mettere in discussione gli investimenti» . Il leader della cgil dice la sua anche sulla sentenza, ed è un parere non scontato, viste le attuali difficoltà nei rapporti con la Fiom. «La cosa più importante è che il modello della divisione ha fallito, e viene restituito ai lavoratori il diritto dei lavoratori di scegliere a quale sindacato appartenere» . Quel che risulta davvero indigesto alla Fiom, piuttosto, è il coro che inneggia alla sconfitta delle tute blu cgil, proveniente, tra gli altri, dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e dalle rimanenti sigle di categoria, il vecchio fronte del sì al referendum di Pomigliano e Mirafiori. Viene interpretato come un tentativo («l’ennesimo» ) di isolare le tute blu cgil. La sindrome da accerchiamento è sempre viva e lotta insieme alla Fiom. Dice Landini: «Ci invitano a riflettere? Dovrebbero farlo invece loro, il ministro e gli altri sindacati, che per mesi hanno difeso, e continuano a farlo, un accordo che è stato giudicato antisindacale. Noi andiamo avanti nella difesa dei lavoratori, pratica che mi sembra ormai in disuso» . La sconfitta viene rimandata al mittente da Landini e Airaudo con la seguente bolla di accompagnamento. «Noi non abbiamo mai chiesto di giudicare la legittimità dell’accordo di Pomigliano. Abbiamo chiesto di verificare se fosse in contrasto con l’articolo che regola i diritti dei singoli lavoratori in caso di trasferimento d’azienda, come avvenuto per newco di Pomigliano. Era l’affermazione dell’antisindacalità che contava, e l’abbiamo avuta. Mette in discussione il sistema di relazioni industriali e sindacali che la Fiat voleva imporre, ordina che la Fiom debba essere comunque rappresentata, anche se non firmerà l’accordo di Pomigliano. Questa sentenza ricorda a tutti che in Italia il diritto dei sindacati a esistere è ancora garantito dallo Statuto dai lavoratori, e che un sistema fondato sull’esclusione dei sindacati dissenzienti va contro le leggi del Paese» .