Camusso e la Fiom già separati in casa “No a paura confronto”

10/11/2010

ROMA – Nel giorno stesso del suo insediamento lo sgambetto di Sergio Marchionne e dei leader di Cisl e Uil che al mattino l´hanno festeggiata e al pomeriggio hanno organizzato un incontro separato con la Fiat. Una settimana dopo, lo strappo della Fiom che riunisce il Comitato centrale e chiede alla Cgil di ritirarsi dal tavolo con Confindustria sulla produttività. Che la navigazione alla guida della Cgil sarebbe stata perigliosa Susanna Camusso lo sapeva da tempo. Forse non immaginava di trovarsi improvvisamente nel rodeo, costretta a parare i colpi di amici e avversari. Soprattutto non immaginava che si sarebbe riproposto, con inevitabile ritualità, il vecchio film del braccio di ferro tra la Cgil e la sua categoria dei metalmeccanici. Film in genere gradito alle controparti e, in questo caso, anche al governo.
Ieri il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha ripetuto in conferenza stampa quel che il suo Comitato centrale aveva detto lunedì: «Invitiamo la Cgil a sospendere il tavolo sulla produttività perché in questo modo tutta l´organizzazione potrebbe discutere quali proposte presentare a Confindustria. Se Confindustria vuole discutere di orari, utilizzo degli impianti, totale variabilità del salario e aumento della precarietà, non credo che su quella base si possano fare trattative». Una posizione che tradisce una sfiducia di fondo nei confronti del gruppo dirigente della Cgil, il timore che un accordo di Camusso con gli altri leader sindacali e con Marcegaglia lasci isolati i metalmeccanici di Landini. Naturalmente la Fiom nega di temere l´isolamento: «Dopo la manifestazione del 16 ottobre – dice Landini – è difficile sentirsi isolati».
Il fatto è che a quella manifestazione la stessa Cgil aveva dato un contributo determinante. E´ ovvio che Camusso non ha accolto la richiesta della Fiom. E nel farlo ha utilizzato un argomento antico: «Non si può avere paura e non si può pensare che siccome abbiamo avuto e abbiamo delle rotture, queste rimarranno sempre l´unico punto di riferimento. Il nostro problema è riconquistare un nuovo modello contrattuale, non constatare che non ce l´abbiamo più». Abbandonare il tavolo con Confindustria significherebbe infatti per la Cgil chiudere ogni possibile discussione anche con quella parte degli imprenditori che non gradisce la conflittualità permanente e la logica dello scontro: «Credo che la Fiom – dice Camusso – sottovaluti le possibilità di discussione che si sono aperte con il sistema delle imprese». L´obiettivo della Cgil è quello di uscire dall´angolo riportando se possibile la stessa Fiom al centro delle trattative dopo gli accordi separati dei mesi scorsi in Fiat. Su questa strategia la Fiom non sembra tutta d´accordo. Landini deve tenere conto del potere di condizionamento che ha nella sua maggioranza l´ala radicale capeggiata da Giorgio Cremaschi. I tempi della partita non sono lunghi: la trattativa con Confindustria sulla produttività dovrebbe chiudersi entro fine anno. Sarà quello il momento decisivo per la Cgil e per la tenuta della maggioranza della Fiom.